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Coronavirus e lavoro, ''Essere stati in zona gialla ha inciso poco e abbiamo corso rischi enormi per la salute'', i sindacati denunciano la drammatica situazione dell'occupazione in Trentino

Nemmeno la grande recessione del 2008 ha prodotto un tonfo così drammatico delle assunzioni. Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti: "Dobbiamo archiviare l’illusione che il Trentino uscirà da questa crisi velocemente. Non sarà così"

Di Giuseppe Fin - 19 febbraio 2021 - 13:30

TRENTO. Quella dell'occupazione è un'emergenza vera e propria. Lo era prima che l'epidemia ci colpisse e lo è ancora di più oggi che siamo davanti ad un calo dei posti di lavoro peggiore degli ultimi 15 anni.

 

Sono cifre da far tremare i polsi quelle che emergono dall’ultima nota mensile sull’occupazione locale elaborata da Agenzia del Lavoro: negli ultimi dodici mesi le assunzioni si sono ridotte di 32mila unità e il saldo occupazionale, cioè la differenza tra rapporti di lavoro attivati e cessazioni, si attesta a -17.629.

 

Tradotto vuole dire che tra gennaio e dicembre si sono perse oltre 17mila posizioni lavorative” spiegano Cgil Cisl e Uil del Trentino. Un dato così negativo non si è registrato nemmeno dopo la grande recessione seguita alla crisi economia 2007, né quando le misure di austerity dell’Unione europea hanno imposto una forte frenata all’occupazione anche in Trentino.

 

Sia nel periodo tra il 2008 e il 2009, sia nel quadriennio 2012 - 2015 i saldi occupazionali non hanno mai fatto segnare una differenza negativa oltre le 7.727 unità. Dato che a dicembre 2020 è stato più che raddoppiato.

“Siamo davanti ad una situazione drammatica – ammettono i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Il calo di assunzioni incide pesantemente nel comparto del turismo e dei pubblici esercizi a causa del blocco della stagione invernale. Ma anche il settore industriale e manifatturiero ha visto una riduzione delle assunzioni e un saldo negativo, coinvolgendo in particolare i contratti a termine e quelli in somministrazione. E questo vuol dire che la crisi sta colpendo lavoratori più fragili, un comparto in cui l’occupazione è più frammentata, i redditi sono più bassi e minori sono le misure di protezione. Bisogna intervenire subito con misure tempestive per non rischiare una vera e propria emergenza sociale”.

 

Il timore da parte dei sindacati è che la situazione drammatica che stiamo vivendo possa aggravarsi ulteriormente. Questo se il Governo nazionale decidesse di non prorogare il blocco ai licenziamenti e anche se le misure fossero confermate resta l’urgenza di individuare subito misure di intervento di medio lungo termine.

 

Dobbiamo archiviare l’illusione che il Trentino uscirà da questa crisi velocemente. Non sarà così. Anche quando sarà conclusa l’emergenza sanitaria, peraltro ancora in essere – spiegano i sindacati - la nostra economia dovrà fronteggiare un periodo molto complesso. Ci auguriamo che ne prenda coscienza anche la Giunta provinciale, archiviando anche quell’atteggiamento di leggerezza che aveva portato l’assessore Spinelli appena due settimane a parlare di segnali importanti di ripresa. I dati lo smentiscono drammaticamente. Anche per questo è inaccettabile che nel 2020 la Giunta abbia garantito ai lavoratori sostegni pari al 0,035% del Pil. Una miseria”.

 

Il rallentamento del mercato del lavoro era già in atto nel 2019 e, secondo i sindacati, la permanenza in “zona gialla” ha inciso “poco o nulla”. “Abbiamo corso rischi enormi per la salute pubblica e comunque l’economia, se questo era l’intento – spiegano - non ha ottenuto vantaggi significativi da questa strategia. Interi settori sono rimasti comunque chiusi e comunque i lavoratori più deboli hanno pagato un prezzo altissimo”.

Per Cgil Cisl e Uil resta comunque l’urgenza di intervenire subito agendo in una triplice direzione e cioè sul fronte delle misure di sostegno al reddito per i lavoratori e le famiglie in difficoltà, sul piano delle politiche attive del lavoro avviando subito la trattativa con Roma per ottenere dallo Stato le risorse del Recovery Fund che servono al nostro territorio, e sul piano delle politiche industriali per dare un impulso alla crescita economica e dunque alla creazione di nuovi posti di lavoro, aumentandone la qualità. “Purtroppo su tutti questi temi la Provincia appare bloccata, mentre è ora di programmare gli interventi senza aspettare di sapere quante risorse esattamente arriveranno. Si rischia di perdere tempo prezioso che pagheremo in perdita di altri posti di lavoro e riduzione del Pil”, concludono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

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