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Coronavirus, l'emergenza sanitaria si abbatte sul Primo maggio: 345 mila autonomi senza più un lavoro

Quest'anno saranno 900 mila i lavoratori che non festeggeranno la festa del primo maggio. Un’indagine condotta dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha evidenziato che in un anno di pandemia sono 345 mila partite Iva perse, mentre secondo l’Istat sarebbero ancora 292mila le micro attività ancora in seria difficoltà

Di Laura Gaggioli - 01 May 2021 - 14:41

TRENTO. Primo maggio, festa nazionale del lavoro, dei lavoratori e dei loro diritti. Una giornata simbolica dedicata quindi al sacrificio quotidiano dell’uomo, da sempre motore di arte, di vita e di dignità. Ma nella società moderna, caratterizzata da crisi economica e da emergenza sanitaria, sono sempre meno le occasioni di festa, anche se si spera in segnali di ripresa.

 

Secondo un’indagine condotta dall’Ufficio studi della Associazione artigiani e piccole imprese (Cgia) di Mestre, sono in molti quest’anno a non poter festeggiare. Tra febbraio 2020 e lo scorso mese di marzo infatti, l’occupazione per popolo delle partite Iva, tra artigiani, esercenti, piccoli commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi, è scesa di 345 mila unità. Mentre, secondo l’Istat, 295 mila sarebbero quelle ancora in serie difficoltà.

Si parla di quei micro settori pesantemente colpiti dall’emergenza sanitaria che non sono riusciti ad adottare alcuna strategia di risposta alla crisi. A rischio chiusura sono quindi le piccole realtà del tessile, dell’abbigliamento, della stampa e dell’edilizia. Nel settore dei servizi, invece, le difficoltà riguardano il mondo della ristorazione, degli alberghi, del commercio dell’auto e il commercio al dettaglio, viaggi, il gioco e lo sport.

 

Più in generale la ricerca segnala che, tra febbraio 2020 e il marzo di quest’anno, sono circa 900 mila le persone che hanno perso il lavoro. Un dato drammatico se consideriamo che con i 248 miliardi di euro di investimenti previsti con il Next Generation EU, al termine della spesa, ovvero nel 2026, in Italia serviranno a creare appena  750 mila nuovi posti di lavoro.

 

Così, la situazione occupazionale italiana risulta drammatica. Secondo secondo l’Ista infatti, tra lavoratori dipendenti e autonomi, sono 22.246.000 le persone momentaneamente occupate, di cui dipendenti 17.352.000 e indipendenti 4.893.000. Mentre sarebbero 2 milioni e 495 mila i disoccupati e più di 14 milioni gli inattivi, cioè persone in età lavorativa che hanno interrotto addirittura la ricerca di un nuovo impiego.

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