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| 02 nov 2022 | 12:25

“A 30 centimetri di profondità temperature sopra i 35 gradi”, la siccità estiva “brucia” le piante di cannabis light: “Danno da 40mila euro”

Il bilancio finale parla di 200 piante di cannabis light da mandare al macero e circa 30 chilogrammi di prodotto che non sarà messo sul mercato con un danno che si aggira attorno ai 40.000 euro. L’imprenditore: “È un po’ come il vino se l’annata non è buona allora si butta il prodotto”

“A 30 centimetri di profondità temperature sopra i 35 gradi”
di Tiziano Grottolo

TERLAGO. Sono ormai cinque anni che Andrea Cavattoni ha fondato l’azienda “Cime di Montagna” che dal 2017 si occupa di coltivare la cosiddetta “cannabis legale” o “light”, cioè quel prodotto che per legge deve avere un livello di Thc (il principale principio attivo della marijuana) inferiore allo 0,5%.

 

Dal 2017 a oggi il 31enne di Trento è arrivato a coltivare 6.000 metri quadrati di terreno, distribuiti su 7 campi localizzati nella Valle dei Laghi. Quest’anno però anche Cavattoni ha dovuto fare i conti con la siccità. A danneggiare la crescita delle piante non ha contribuito soltanto la carenza d’acqua ma pure le elevate temperature che hanno caratterizzato il periodo estivo.

“Ottobre è il periodo di raccolta – spiega Cavattoni – ma quest’anno ho dovuto buttare il raccolto di uno dei campi terrazzati a Terlago perché le piante non avevano superato il controllo qualità. In pratica il caldo registrato a luglio le ha ‘bruciate’ e le piante hanno sviluppato malattie e infiorescenze di scarsa qualità, mentre la scorsa stagione avevo avuto un ottimo raccolto”.

 

Il bilancio finale parla di 200 piante da mandare al macero e circa 30 chilogrammi di prodotto che non sarà messo sul mercato con un danno che si aggira attorno ai 40.000 euro. “È un po’ come il vino – prosegue l’imprenditore agricolo – se l’annata non è buona allora si butta il prodotto”.

Ma perché secondo Cavattoni la colpa è del caldo? “Per la semina e per controllare lo stato del terreno usiamo degli appositi termometri che registrano la temperatura del sottosuolo. Quest’anno, a luglio, a 30 centimetri di profondità abbiamo segnato temperature di oltre 35 gradi quando normalmente dovrebbero aggirarsi attorno ai 25 gradi”.

 

Grazie alla produzione diversificata l’azienda trentina riuscirà comunque a garantire le forniture ai suoi rivenditori, una rete composta soprattutto da una trentina di tabaccai trentini, a cui si aggiungono una ventina di distributori sparsi per il Veneto, la Lombardia e la Toscana. “Riusciremo a reggere il colpo – conclude Cavattoni – per fortuna il resto del raccolto è andato bene ed è stato di buona qualità”.

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