“A 30 centimetri di profondità temperature sopra i 35 gradi”, la siccità estiva “brucia” le piante di cannabis light: “Danno da 40mila euro”
Il bilancio finale parla di 200 piante di cannabis light da mandare al macero e circa 30 chilogrammi di prodotto che non sarà messo sul mercato con un danno che si aggira attorno ai 40.000 euro. L’imprenditore: “È un po’ come il vino se l’annata non è buona allora si butta il prodotto”

TERLAGO. Sono ormai cinque anni che Andrea Cavattoni ha fondato l’azienda “Cime di Montagna” che dal 2017 si occupa di coltivare la cosiddetta “cannabis legale” o “light”, cioè quel prodotto che per legge deve avere un livello di Thc (il principale principio attivo della marijuana) inferiore allo 0,5%.
Dal 2017 a oggi il 31enne di Trento è arrivato a coltivare 6.000 metri quadrati di terreno, distribuiti su 7 campi localizzati nella Valle dei Laghi. Quest’anno però anche Cavattoni ha dovuto fare i conti con la siccità. A danneggiare la crescita delle piante non ha contribuito soltanto la carenza d’acqua ma pure le elevate temperature che hanno caratterizzato il periodo estivo.
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“Ottobre è il periodo di raccolta – spiega Cavattoni – ma quest’anno ho dovuto buttare il raccolto di uno dei campi terrazzati a Terlago perché le piante non avevano superato il controllo qualità. In pratica il caldo registrato a luglio le ha ‘bruciate’ e le piante hanno sviluppato malattie e infiorescenze di scarsa qualità, mentre la scorsa stagione avevo avuto un ottimo raccolto”.
Il bilancio finale parla di 200 piante da mandare al macero e circa 30 chilogrammi di prodotto che non sarà messo sul mercato con un danno che si aggira attorno ai 40.000 euro. “È un po’ come il vino – prosegue l’imprenditore agricolo – se l’annata non è buona allora si butta il prodotto”.

Ma perché secondo Cavattoni la colpa è del caldo? “Per la semina e per controllare lo stato del terreno usiamo degli appositi termometri che registrano la temperatura del sottosuolo. Quest’anno, a luglio, a 30 centimetri di profondità abbiamo segnato temperature di oltre 35 gradi quando normalmente dovrebbero aggirarsi attorno ai 25 gradi”.
Grazie alla produzione diversificata l’azienda trentina riuscirà comunque a garantire le forniture ai suoi rivenditori, una rete composta soprattutto da una trentina di tabaccai trentini, a cui si aggiungono una ventina di distributori sparsi per il Veneto, la Lombardia e la Toscana. “Riusciremo a reggere il colpo – conclude Cavattoni – per fortuna il resto del raccolto è andato bene ed è stato di buona qualità”.














