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In Trentino arriva la cannabis “light” dedicata a M49-Papillon: “Simbolo di libertà legato al territorio”

A breve la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sul quesito che chiede la depenalizzazione della produzione e del consumo di cannabis, nel frattempo, anche in Trentino, è fiorito il mercato della cosiddetta “marijuana legale”. Andrea Cavattoni fondatore di Cime di Montagna: “Coltiviamo con metodi biologici, mentre per ampliare l’offerta, abbiamo installato il primo di una serie di distributori automatici”

Di Tiziano Grottolo - 07 gennaio 2022 - 18:34

TRENTO. È atteso con impazienza il verdetto della Corte Costituzionale che è entro febbraio dovrebbe esprimersi circa la legittimità del referendum che chiede la depenalizzazione della produzione e del consumo di cannabis (altri quesiti riguardano la riforma della giustizia e l’eutanasia legale). È da molto che in Italia si discute sulla possibilità di legalizzare le droghe leggere, un passaggio che secondo i sostenitori contribuirebbe a sgravare i carichi di lavoro dei tribunali, porterebbe notevoli introiti alle casse dello Stato e aiuterebbe a contrastare il mercato nero gestito soprattutto dalle mafie.

 

Nel frattempo però, è fiorito il mercato della cosiddetta “cannabis legale” o “light”, cioè quel prodotto che per legge deve avere un livello di Thc (il principale principio attivo della marijuana) inferiore allo 0,5%. Anche in Trentino esistono degli imprenditori che lavorano nel settore, fra questi c’è Andrea Cavattoni, 30enne di Trento, che nel 2017 ha fondato l’azienda “Cime di Montagna”.

 

Cavattoni può fare affidamento su 7 campi sparsi per la Valle dei Laghi per un totale di circa 6.000 metri quadrati di superficie coltivata. “Coltiviamo con metodi biologici senza l’uso di fertilizzanti chimici – spiega – il clima temperato non rende facile il nostro lavoro ma ci ripaga con infiorescenze di ottima qualità. Nonostante le difficoltà il Trentino è una zona che si presta molto alla coltivazione della cannabis”.

 

Per la distribuzione in provincia di Trento l’azienda “Cime di Montagna” si appoggia su una rete composta da una trentina di rivenditori, soprattutto tabaccai, a questi si aggiungono una ventina di distributori sparsi per il Veneto, la Lombardia e la Toscana. “Vista la grande richiesta – spiega Cavattoni – per ampliare l’offerta, recentemente abbiamo installato il primo di una serie di distributori automatici, questo si trova nella zona di zona di Trento nord”.

 

Fra le novità lanciate sul mercato anche un prodotto dedicato all’orso fuggitivo M49 che, proprio per essere riuscito a scappare per ben due volte dal centro faunistico del Casteller era stato ribattezzato dal ministro all’ambiente Sergio Costa “Papillon”. “L’idea è nata da un insieme di cose – racconta l’imprenditore trentino – in primo luogo M49-Papillon è un simbolo di libertà legato al nostro territorio, questa cosa si unisce a un discorso in favore della legalizzazione per la quale stiamo combattendo da anni. Poi devo dire che abbiamo ricevuto spesso delle visite da alcuni plantigradi che si sono avventurati fra i nostri campi di cannabis”. Così una figura rappresentativa delle montagne trentine come l’orso diventa anche uno strumento pubblicitario, per una volta utilizzato non come uno spauracchio ma come motivo di orgoglio.

 

Tornando invece alla questione del referendum sulla legalizzazione anche l’imprenditore trentino si dice favorevole: “Ci sarebbe molto da dire e c’è molta speranza, allo stesso tempo però c’è pure rassegnazione. I dati ci dicono che la maggioranza della popolazione sarebbe favorevole alla legalizzazione, lo dimostrano i dati sulle vendite di cannabis light e le firme raccolte per il referendum, ma la politica è sempre restia a muoversi”. D’altra parte le vendite di cannabis legale durante il periodo del lockdown sono cresciute in maniera esponenziale, a testimonianza del fatto che la richiesta è notevole e il giro d’affari che si potrebbe togliere dalle mani della criminalità organizzata è economicamente rilevante. “Il rischio però – come accade spesso, conclude Cavattoni – è quello di arrivare per ultimi. La Germania per esempio si sta già muovendo in questa direzione ma per chi investe nel settore, per via dei ritardi della politica, rischia di rimanere tagliato fuori”.

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