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"Aumentano i ristoranti, ma diminuisce il personale": 1.142 i locali registrati nel 2021 in Trentino. Fontanari: "Pandemia? In Italia si sono persi 240mila lavoratori"

Rispetto all’Italia la nostra provincia segna un’inversione di tendenza: a livello nazionale dal 2019 si sono perse circa 14 mila imprese della ristorazione. Il calo ha riguardato anche gli addetti, il 50% di quelli che hanno abbandonato era a tempo indeterminato. Fontanari: "Le aspettative dei giovani sono cambiate. Importante sviluppare un dialogo concreto con gli istituti di formazione"

Di Francesca Cristoforetti - 03 May 2022 - 21:22

TRENTO. "Aumentano i ristoranti, ma diminuisce il personale". Commenta così il presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino, Marco Fontanari, i dati presentati alla conferenza tenuta nella sede di Confcommercio Trentino. 

 

"Nel 2021 i ristoranti in Trentino erano 1.142; erano 1.102 nel 2020 e 1.084 nel 2019 - riporta Fontanari - rispetto all’Italia la nostra provincia segna un’inversione di tendenza: infatti, a livello nazionale dal 2019 si sono perse circa 14 mila imprese della ristorazione, 40 mila se consideriamo il più ampio settore dei pubblici esercizi". 

 

Il calo ha riguardato anche gli addetti: "La pandemia ha lasciato sul campo una fuoriuscita di 240 mila lavoratori in due anni. Il dato significativo è che il 50% di questi era a tempo indeterminato, perché la manodopera ha preferito lavorare in settori più sicuri". 

 

La composizione della forza lavoro nella ristorazione, confermano i dati riportati dal presidente, "è composta al 60% da lavoratori part-time e per il restante full-time. Il 10% sono lavoratori stagionali, il 26% a tempo determinato, il 64% a tempo indeterminato. Più della metà dei lavoratori, compresi i titolari, è donna". 

 

Soltanto poco tempo fa si era acceso un dibattito sul tema della carenza di personale: da una parte le imprese che lamentavano la mancanza di manodopera, dall'altra lavoratori e sindacati che rivendicavano scarse garanzie e maggiori tutele

 

"La difficoltà nel reperimento di personale qualificato non si riscontra solo all'interno del nostro settore, ma in tutti quelli economici del terziario- commenta Fontanari - le cause sono molteplici e per mettere in campo una buona strategia di soluzione occorre analizzarle una per una e lavorare in sinergia con i vari attori. Il fattore economico è solo un aspetto, posto che la nostra federazione e la nostra associazione hanno sempre promosso gli accordi sottoscritti con le parti sociali, che rappresentano un punto di partenza imprescindibile".

 

Il presidente ricorda che, l’Associazione ristoratori, con Confcommercio Trentino, "è stata la prima a sensibilizzare e segnalare la presenza di soggetti non accreditati a intermediare manodopera con contratti di somministrazione o appalti non regolari".

 

Un problema che però è molto più ampio e "riguarda anche le aspettative dei giovani, che sono cambiate molto in questi anni. Il contratto a tempo indeterminato non è più un valore aggiunto per esempio. È importante riuscire a sviluppare un dialogo concreto con gli istituti di formazione per tornare a comunicare l’attrattività del lavoro nel nostro settore. Ci sono storie di giovani che hanno intrapreso questa carriera con grande soddisfazione e merito". 

 

Secondo alcuni chef stellati e altri volti noti delle trasmissioni tv sarebbe diventato difficile trovare “nuove leve” in cucina perché i giovani non avrebbero voglia né di lavorare né di fare fatica. Le scuole alberghiere stanno perdendo moltissimi iscritti, stando ai dati raccolti dalla provincia di Trento (Qui l'articolo). Un problema recepito anche dalla politica: "Il motivo è che questi istituti sono trattati come se fossero l’ultima spiaggia, sia per gli alunni che per gli insegnanti, ma si tratta di un grave errore che poi ha ripercussioni sull’intero settore della ristorazione che infatti non trova lavoratori”, ha commentato pochi giorni fa il consigliere di Onda Civica Filippo Degasperi.

 

"Noi siamo disposti a collaborare con le scuole, come già stiamo facendo - conclude Fontanari - ma bisognerebbe puntare molto di più sulla pratica che sulla teoria nei programmi scolastici". 

 

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