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Ristorazione, dalla cucina alla sala mancano i lavoratori: ''Tanti i problemi negli istituti di formazione ma ai dirigenti non interessa andare verso la qualità''

Da un lato c'è la difficoltà nel trovare personale, dall'altro lato i ragazzi che escono dai percorsi formativi con lacune da colmare. Filippo Degasperi (Onda civica): "C'è una fuga costante degli insegnanti di materie culturali, quasi il 50% poi accetta altri incarichi, e non si riesce a dare continuità al lavoro e alla didattica. La cattedra va resa appetibile, necessario parificare il trattamento contrattuale e attingere dalla stessa graduatoria"

Di Luca Andreazza - 31 October 2021 - 19:54

TRENTO. "La scelte strategiche sono di competenza dei dirigenti e gli istituti professionali pagano la mancata volontà e capacità di innovare e percorrere nuove strade". Queste le parole di Filippo Degasperi (Onda civica) sugli istituti di formazione professionale. Sono diverse le grida d'allarme delle categorie economiche sul fronte del reperimento degli addetti per garantire servizi e un'accoglienza di qualità. "C'è un ricorso a strategie ormai anacronistiche del Dipartimento in primis ai quali si adeguano i dirigenti e metodi di insegnamento che non valorizzano i percorsi dei giovani". 

 

Da un lato c'è la difficoltà nel trovare personale, dall'altro lato i ragazzi che escono dai percorsi formativi con lacune da colmare. "Le trasmissioni sulla ristorazione come MasterChef sono state dal punto di vista mediatico un disastro, soprattutto rispetto alla comunicazione su quello i giovani si troveranno ad affrontare”, aveva spiegato a Il Dolomiti il vice presidente di Confesercenti del Trentino, Massimiliano Peterlana (Qui articolo).

 

In questi mesi piazza Dante ha portato avanti un lavoro con le categorie, con l’Agenzia del lavoro, per arrivare a una sintesi per innalzare il livello della scuola professionale. L'indicazione, da più parti (associazioni di categorie comprese) è quella di riservare più ore alla cultura di base, ma i piani sembrano essere stati disattesi mentre informatica viene insegnata dai cuochi e le materie economiche da professori laureati in lettere. C'è poi il laboratorio di cucina con gli studenti che saltano la parte più teorico-pratica per passare direttamente alla produzione (Qui articolo).

 

"Purtroppo negli anni non si è riusciti a incidente sui piani scolastici - dice Degasperi - i risultati dei test Invalsi degli Istituti professionali evidenziano come ci sia ancora molto da fare, anzi forse c'è stato un arretramento sul profilo culturale. L'ultimo progetto del Dipartimento sarebbe stato innovativo ma è rimasto disatteso e sulla carta. La responsabilità è anche dei dirigenti; poi certo, sono gli insegnanti che vanno in Aula ma devono essere messi nelle condizioni migliori per poter svolgere le lezioni".

 

Tra i problemi principali c'è che tra il mondo del lavoro e quello della scuola c’è ancora molta distanza. Da una parte la continua ricerca di personale, dall’altra il sistema scolastico che fa fatica a colmare il vuoto tra studenti e aziende. Infatti sono ancora troppo pochi i ragazzi e le ragazze che riescono ad arrivare al quarto anno degli Istituti di formazione professionale alberghiero, così come coloro che si iscrivono con una reale passione e una vera motivazione per il settore dell’ospitalità (Qui articolo).

 

"Le scuole devono fornire gli strumenti di base per consentire a un ragazzo di trovare un percorso. Un 13enne non può ricevere le nozioni solo determinati aspetti di una professione perché poi si trova in difficoltà, soprattutto a fronte di una società che cambia velocemente. E' anacronistico che i giovani degli Istituti professionali - prosegue il consigliere provinciale in quota Onda civica - imparino per compartimenti stagni: non vengono sfruttate le connessioni tra le varie materie e discipline per avere una visione d'insieme a 360 gradi. Invece vengono preparati solo parzialmente e senza stimolare la loro curiosità, in modo poco aderente a quella che è la realtà odierna. Ma la responsabilità in questo caso non è di certo degli insegnanti. Il discorso è leggermente migliore per quanto riguarda l'Alta formazione, anche perché molti provengono dai licei, ma si può fare di più e il Trentino è l'unico territorio senza Ipsar. C'è un circolo vizioso difficile da interrompere".

 

Si aggiunge una lacuna nel rapporto scuola-azienda, che porta i più giovani a non conoscere realmente da vicino questo mondo, aspetto che dovrebbe avvenire già durante la loro formazione. "Il programma - commenta Degasperi - viene portato avanti con metodi più tradizionali, invece che puntare sull'innovazione. Più ore laboratoriali di stampo culturale potrebbero aiutare i ragazzi tanto a imparare quanto poi a trovare una strada per superare le difficoltà nei contesti lavorativi. Inoltre le classi sono da 29 studenti, un'enormità e questo fa perdere ulteriore terreno nella formazione".

 

Un altro nodo è il precariato. "C'è una fuga costante degli insegnanti di materie culturali, quasi il 50% poi accetta altri incarichi, e non si riesce a dare continuità al lavoro e alla didattica. Questo è un argomento che non viene mai abbastanza approfondito. La cattedra va resa appetibile, necessario parificare il trattamento contrattuale e attingere dalla stessa graduatoria. Si devono dare seguito alle disposizioni già in parte pianificate se si vuole realmente valorizzare il comparto degli istituti professionali. Assessorato e Dipartimento ma anche gli stessi dirigenti fanno finta di nulla. Ma a scuola non vale il principio per cui uno vale l'altro, poi a pagare sono gli studenti", conclude Degasperi.

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