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“MasterChef? Un disastro, il lavoro in ristorante è diverso”. Peterlana (Confesercenti) lancia l’allarme: “I giovani non sanno cosa si troveranno ad affrontare”

Secondo Confesercenti gli studenti che escono dalle scuole alberghiere con un buon grado di formazione sono pochi e spesso manca la voglia di fare la gavetta. Il dirigente Samaden: “I ragazzi scelgono l’alberghiero anche perché c’è MasterChef poi si scontrano con un sistema che incomincia a chiedergli di fare le cose con passione, questa però non si compra al mercato”

Di Francesca Cristoforetti - 20 ottobre 2021 - 09:31

TRENTO. “Le trasmissioni sulla ristorazione come MasterChef sono state dal punto di vista mediatico un disastro, soprattutto rispetto alla comunicazione su quello i giovani si troveranno ad affrontare”. Così Massimiliano Peterlana, vicepresidente di Confesercenti del Trentino, solleva uno dei grandi problemi che coinvolge da vicino il sistema della ristorazione trentino: gli studenti che escono dalle scuole con un buon grado di formazione sono pochi e spesso manca la voglia di fare la gavetta.

 

“I ragazzi si iscrivono all’alberghiero anche perché c’è MasterChef e vengono influenzati”, conferma il dirigente dell’Istituto di formazione professionale alberghiero di Levico Terme, Federico Samaden. “Poi si scontrano con un sistema che incomincia a chiedergli di fare le cose con passione, questa però non si compra al mercato”.

 

Uno dei problemi principali è che fra il mondo del lavoro e quello della scuola c’è ancora molta distanza. Da una parte la continua ricerca di personale, dall’altra il sistema scolastico che fa fatica a colmare il vuoto tra studenti e aziende. Infatti sono ancora troppo pochi i ragazzi e le ragazze che riescono ad arrivare al quarto anno degli Istituti di formazione professionale alberghiero, così come coloro che si iscrivono con una reale passione e una vera motivazione per il settore dell’ospitalità.

 

A questo si aggiunge una lacuna nel rapporto scuola-azienda, che porta i più giovani a non conoscere realmente da vicino questo mondo, cosa che dovrebbe avvenire già durante la loro formazione. “Non è pensabile che la formazione non sia connessa al mondo del lavoro – sostiene Peterlana – il rapporto fra azienda e scuola deve essere migliorato perché non si è ancora strutturato un rapporto biunivoco e sinergico tra questi due mondi. Scuole e aziende dovranno lavorare insieme, ancora di più adesso”.

 

Il sistema duale potrebbe rappresentare una valida soluzione nel rapporto tra azienda e formazione degli studenti degli Istituti professionali: offrirebbe un percorso formativo più completo, con ore scolastiche e altre in azienda. Scuola e azienda sono mondi con due linguaggi diversi, ma strettamente connessi. Per questo è necessario trovare un vero punto d’incontro e il sistema duale potrebbe rivelarsi un aiuto in questo senso: “Qualsiasi studente ne ha diritto dalla terza classe, se lo richiede, ma le scuole dovrebbero proporlo di più – dichiara il dirigente Samaden – questo risolverebbe anche tantissimi problemi attuali, tra cui quello delle aziende alla ricerca di personale. Questo però prevede che l’azienda diventi formativa, che dedichi del tempo ai ragazzi e alle ragazze”.

 

Si potrebbe quindi investire maggiormente su una formazione più completa, perché su tanti giovani che terminano gli studi professionali “solo una percentuale bassa fa quel mestiere – dice Samaden – l’altra parte o si disperde e non si colloca in maniera stabile oppure cambia lavoro perché non regge ritmi e fatica del settore dell’ospitalità. La radice sta nella struttura dei ragazzi nel rapporto tra ragazzi e fatica, sogni, ambizione. Se facciamo una fotografia degli istituti alberghieri notiamo che c’è una certa povertà su questo”.

 

Un esempio concreto di nuova metodologia didattica è rappresentato dal Ristorante didattico, nato nel 2010 a Roncegno. Il ristorante non commerciale è gestito interamente da ragazzi e ragazze del quarto anno sia di cucina che di sala-bar, che accanto alle ore scolastiche di teoria affiancano un certo numero di ore dedicate alla pratica: “È un modello didattico sostenuto dalle aziende che coprono i costi – sostiene Samaden – un ristorante vero, in cui in determinati periodi dell’anno si fa pratica direttamente sul campo. Alle aziende si chiede non solo il sostegno, ma anche di fare parte del ciclo valutativo. Siamo gli unici in Trentino ad averlo adottato”. A riguardo anche Peterlana è convinto che questo tipo di esperimento dovrebbe essere riconosciuto maggiormente per “farlo diventare strutturale nel percorso degli Istituti professionali in Trentino”.

 

Gli Istituti di formazione professionale non dovrebbero essere considerate scuole di serie B, come spesso accade: “Si ha un’immagine sbagliata, ragazzi e ragazze con certe problematiche vengono mandati a prescindere negli Istituti professionali senza pensare alle loro vere passioni – prosegue il dirigente – viene deviata l’identità della scuola, rischiando di diventare o essere considerate erroneamente di Serie B. I giovani che entrano nell’Istituto alberghiero e che poi hanno realmente voglia di fare quel lavoro non sono tanti, infatti poi si scontrano con un mondo fatto di passione e di fatica, ma reggere senza passione è difficile”. Secondo Samaden infatti coloro che arrivano al quarto anno sono persone formate e capaci, ma a livello di numeri sono pochi e questo alla lunga sta diventando un problema con ripercussioni anche nel tessuto economico trentino.

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