Calano i negozi di abbigliamento e i consumatori rimangono online. Confesercenti: "Se vive il commercio, vive la città. Si ritorni alla 'bottega di quartiere'"
A fine 2021 il settore del commercio conta in Trentino il 6,9% delle imprese totali. Crescono i negozi dediti alla vendita di medicinali (+39 unità), di altri prodotti alimentari in esercizi specializzati (+37 unità). Cekrezi: "Calo dei negozi di abbigliamento? Rende meno appetibili e vivi i nostri centri storici. Mercato online? Un'abitudine che colpisce i consumi"

TRENTO. "Sono le attività di abbigliamento a essere in calo: tale settore è definito come attrazione, perni certi commerciali naturali (centro storico) e centri commerciali". Così il direttore di Confesercenti Aldi Cekrezi commenta i dati del Registro delle imprese forniti dalla Camera di Commercio di Trento. "Il continuo calare di tale attività potrebbe rendere meno appetibili e vivi i nostri centri storici da una parte e meno attrattivi per altre aziende che vorrebbero investire dunque una riqualificazione naturale delle nostre città".
L’analisi, curata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento, rileva che, al 31 dicembre del 2021, sul territorio provinciale risultano iscritte 3.507 imprese dedite, in via prevalente, all’attività di commercio al dettaglio in sede fissa. Si tratta di valori che rappresentano il 6,9% dell’imprenditoria trentina, a conferma dell’importanza che il settore riveste all’interno del sistema economico provinciale.
"Sono positivi i dati delle unità in più sul valore assoluto delle attività del settore commercio confrontato con l'anno scorso - riporta Cekrezi - positivo l'aspetto dell'occupazione che il settore commercio copre visto il momento particolare e difficoltoso che il settore vive, cioè aumenti dei costi delle utenze".
Il mercato delle vendite online (commercio online) "continua a essere sempre presente anche dopo una ripresa degli abitudini di acquistare presso i negozi fisici e di prossimità - prosegue - un'abitudine dei consumatori che colpisce fortemente i consumi. D'altronde il potere d'acquisto continua a calare fortemente anche per le famiglie italiane. Un altro aspetto negativo è che le attività devono continuare a competere oltre a quello del commercio online, che non è ancora regolarizzato almeno al livello europeo".
Sempre a fine 2021, presso il Registro camerale risultano iscritte 8.269 unità locali (erano 8.197 alla fine del 2020), dedite in via prevalente o secondaria al commercio al dettaglio, per una superficie di vendita pari a 915.836 metri quadrati (era di 909.291 metri quadrati nella precedente rilevazione). Rispetto al 2020, anno della pandemia da Covid-19, si è verificato un aumento significativo del numero dei negozi, pari a 72 unità, a cui è corrisposta una crescita della superficie di vendita di 6.545 metri quadrati.
Per quel che riguarda le variazioni più rilevanti, si nota una crescita significativa dei negozi dediti alla vendita di medicinali (+39 unità), di altri prodotti alimentari in esercizi specializzati, voce che racchiude il commercio al dettaglio di "latte e prodotti lattiero-caseari, caffè torrefatto, prodotti macrobiotici e dietetici e altri prodotti non classificati" (+37 unità) e di articoli medicali e ortopedici (+23). Le diminuzioni più significative riguardano invece gli esercizi al dettaglio di articoli di abbigliamento (-83), di ferramenta, vernici, vetro piano e materiali da costruzione (-80), di prodotti tessili (-77) e di giornali e articoli di cancelleria (-72).
Uno degli ultimi negozi di abbigliamento che ha chiuso i battenti è stata proprio la catena di Conbipel, attività aperta alla fine del 2018 e che dopo circa 4 anni ha abbassato le serrande.
Alcune soluzioni per rafforzare il settore? "La cedolare secca era un sistema utile, ma è stato a abrogato; rafforzare il commercio nei quartieri, ritornare al cosiddetto negozio di quartiere con una forma e orario che soddisfa la clientela che rientra dal lavoro. Un servizio che ne giova la cittadinanza e un collegamento tra centro storico e la periferia. Rivedere il sistema dei saldi, tale meccanismo non è più appetibile come una volta e per ultimo capire insieme con la politica comunale e provinciale di salvaguardare tale attività. 'Se vive il commercio, vive la città' era uno slogan della nostra associazione, mi sembra che sia ancora attuale".
I comuni di Trento e Rovereto, considerati assieme, raggruppano sul loro territorio il 28,8% degli esercizi commerciali in sede fissa dell’intera provincia e il 35,4% della superficie di vendita. In termini approssimativi, il peso del capoluogo è circa 2,5 volte quello del comune di Rovereto. Trento, infatti, dispone di 1.715 negozi per 222.847 metri quadri di superficie di vendita, mentre a Rovereto si contano 670 negozi per 101.231 metri quadri.
"Il leggero aumento degli esercizi commerciali e delle superfici di vendita nel 2021, dopo l’annus horribilis della pandemia, è senza dubbio un segnale incoraggiante - commenta Giovanni Bort, presidente della Camera di Commercio di Trento - una lettura più approfondita dei dati ci permette inoltre di apprezzare alcuni elementi che sostengono il settore e che, in prospettiva, potrebbero favorirne lo sviluppo. Mi riferisco soprattutto all’utilizzo di nuovi canali commerciali, Internet su tutti, che suggerisce la volontà di evolvere, introducendo la modalità di vendita e acquisto on-line, capace di intercettare nuove e più moderne esigenze, fondate sulla riduzione dei tempi di scelta e consegna dei prodotti".
Una porzione non trascurabile dell’attività di vendita al dettaglio viene svolta al di fuori dei negozi. La più consistente riguarda le 273 unità locali in cui si effettua commercio solo via Internet (+51 rispetto al 2020), seguono 85 unità che svolgono vendita a domicilio, 22 che effettuano commercio per mezzo di distributori automatici e 54 che praticano il commercio per corrispondenza, telefono, radio, televisione e (anche) Internet.
Passando al commercio all’ingrosso, al 31 dicembre scorso, in provincia di Trento si contano 1.346 imprese registrate e 1.201 imprese attive. Rispetto al 2010 le imprese registrate sono diminuite di 188 unità e le attive di 158. Sotto il profilo occupazionale, considerando i lavoratori delle unità locali ubicate in provincia, il commercio al dettaglio offre lavoro a 15.342 addetti, mentre il commercio all’ingrosso impiega complessivamente 7.068 unità.













