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Caro energia, il Trentino vuole riprendersi le centrali idroelettriche: “Una proroga solo alle società che diventano pubbliche”. Il piano è ambizioso ma serve l’ok della Lega

Il ddl della Lega per la proroga delle concessioni idroelettriche rischia l’ennesima bocciatura ma dall’opposizione arriva una proposta inedita: “Vogliamo un percorso graduale di trasformazione dei soggetti concessionari in società interamente pubbliche in modo da garantire ai territori il controllo strategico dell’energia”

Di Tiziano Grottolo - 20 ottobre 2022 - 18:46

TRENTO. L’idroelettrico è sempre stata una risorsa strategica, ma in questo momento storico lo è ancora di più. Vale come un paracadute mentre l’aereo a bordo del quale ci si trova sta precipitando, è utile se si sa come usarlo. Ora però su questo “paracadute” incombe la scadenza delle concessioni che rischia di mandare tutti gli impianti trentini a gara.

 

Nei mesi scorsi nell’aula del Consiglio provinciale si era combattuto un duro braccio di ferro fra maggioranza e opposizioni che criticavano l’eccessiva liberalizzazione delle gare e il mercato “ultra-aperto” del settore. Finora i tentativi della Giunta Fugatti di legiferare per prorogare le concessioni sono stati bocciati dalla Corte costituzione (per la proroga fino al 2024 era intervenuto il Parlamento).

 

Recentemente, grazie alla “stampella” offerta da Lorenzo Ossanna (del Patt), la Lega ha deciso di riprovarci ma secondo le minoranze anche questo ddl sarà sonoramente bocciato. Così i consiglieri del Pd Alessandro Olivi (primo firmatario), Alessio Manica, Giorgio Tonini e Luca Zeni; Paolo Zanella (Futura); Paola Demagri e Michele Dallapiccola (ormai ex Patt e senza Ossanna); Lucia Coppola (Europa Verde) e Ugo Rossi (Misto) hanno presentato un ambizioso provvedimento per modificare lo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige.

 

“La Giunta per la terza volta ha riproposto la proroga sulle centrali idroelettriche ma molto probabilmente verrà impugnata come le altre”, osserva Olivi. Il Pd e le altre opposizioni però condividono l’obiettivo della proroga perciò intendono offrire quella che è stata definita “una cornice legislativa più solida e rispettosa dell’autonomia” perché si punta ad aprire un vero e proprio negoziato con lo Stato per modificare (rafforzandolo) l’articolo 13 dello Statuto nella parte che riguarda le concessioni per le grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico.

 

Nel merito la proposta normativa prevede di legare la prosecuzione delle attuali concessioni (fino al 2029 come vorrebbe fare la Lega) a due condizioni: la prima riguarda un piano di investimenti sulle infrastrutture e sulle reti, capace anche di aumentare il ricorso alle energie rinnovabili; la seconda prevede un graduale percorso di trasformazione dei soggetti concessionari in società interamente pubbliche in modo da garantire ai territori il controllo strategico dell’energia. “Per un piano industriale degno di questo nome 7 anni sono pochi – osserva Olivi – per questo puntiamo a una deroga più lunga ma solo a condizione che le società che gestiscano gli impianti diventino pubbliche altrimenti si andrà a gara”.

 

L’adesione a questa proposta sarà facoltativa e non ci sarà nessun obbligo ma i privati avranno un incentivo non indifferente, infatti, oltre al valore delle quote in possesso verrà corrisposta una liquidazione pari al vantaggio che ci sarebbe stato proseguendo con la proroga fino al 2029. Una proposta allettante che non esporrebbe i privati alle insidie di una gara e riporterebbe sotto il controllo di società in house, esistenti (leggi Dolomiti energia) o appositamente costituite, un settore strategico.

 

“Questa nostra proposta – commenta l’ex presidente della Pat Ugo Rossi – è un lavoro in linea con la storia della nostra autonomia che porterà a un risultato chiaro e sicuro per la Provincia permettendo allo Stato di affrontare il problema da un punto di vista di tenuta costituzionale”. Per l’appunto dal momento che questa materia riguarda la concorrenza e le concessioni idroelettriche non è escluso che anche i privati che si sentono danneggiati scelgano di presentare un ricorso. “Durante la nostra legislatura – prosegue Rossi – non avevamo le risorse economiche ma ora è diverso, inoltre una società pubblica rafforzata, come potrebbe essere Dolomiti energia, permetterà di immaginare un futuro di unità con Bolzano e Alperia”.

 

In uno scenario simile, se lo Stato lo consentirà (e con una maggioranza dello stesso colore di quella provinciale non dovrebbe essere un’utopia), dal punto di vista giuridico le due province autonome potrebbero diventare delle interlocutrici dirette con Bruxelles per i temi che riguardano le concessioni idroelettriche e la concorrenza, “questa – sottolinea Rossi – è la differenza fra noi e la Lombardia”. Dello stesso avviso anche il consigliere autonomista Dallapiccola che cita quanto avvenuto con i grandi carnivori: “La Lega in questo momento sta cercando qualcuno a cui addossare la colpa, con il problema che ora ha una solida maggioranza anche a Roma, ciononostante il ddl trentino è destinato con ogni probabilità a naufragare sugli scogli della costituzionalità”.

 

Di una proposta che “tutela l’autonomia” parla pure Zanella di Futura: “Così si salvano anche i rapporti con Bolzano e si riporta sotto il controllo pubblico un settore fondamentale come quello della produzione elettrica, una circostanza da cui potranno trarre beneficio famiglie e imprese soprattutto in un periodo in cui i prezzi dell’energia stanno schizzando alle stelle”.

 

Dal canto suo il Dem Manica ricorda gli errori commessi dall’attuale Giunta: “Incomprensibilmente siamo stati fra i primi in Europa a voler mettere a gara le piccole derivazioni idroelettriche mettendo in difficoltà i nostri Comuni che ora chiedono a gran voce una proroga. Al contrario la nostra proposta innovativa potrebbe salvare anche le piccole derivazioni”. L’auspicio dunque, è quello di trovare un punto d’incontro con la Giunta leghista nell’interesse del Trentino: “A Fugatti – conclude Olivi – proponiamo un percorso più solido sotto il profilo costituzionale e di valorizzazione dell’autonomia e più ambizioso per quanto riguarda le ricadute, sia economicamente che di equità nell’utilizzo della risorsa idroelettrica”.

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