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Le mani sull’acqua del Trentino, come la “liberalizzazione selvaggia” del ddl Tonina rischia di svendere il settore strategico dell’idroelettrico

Il ddl Tonina non piace (quasi) a nessuno, Confindustria critica l’eccessiva liberalizzazione delle gare e il mercato “ultra-aperto”. Assoidroelettrica paventa il rischio che una risorsa pubblica come l’acqua finisca nelle mani di pochi. Nel frattempo i colossi della produzione di energia stanno a guardare pronti a fare un sol boccone del settore idroelettrico trentino. Sullo sfondo resta però una domanda: a chi giovano queste modifiche?

Di Tiziano Grottolo - 07 febbraio 2021 - 12:31

TRENTO. La storia è fatta di corsi e ricorsi, talvolta dai risvolti improbabili, per esempio può succedere che a distanza di 75 anni l’Électricité de France (Edf), il colosso francese della produzione e distribuzione di energia, potrebbe impadronirsi in un sol boccone del mercato idroelettrico trentino. Come? Grazie alle modifiche che la Giunta leghista vorrebbe introdurre con il disegno di legge Tonina che si propone di liberalizzare il settore con importanti (sia per numero che per effetti) modifiche che riguardano anche la concorrenza. Tutto ciò suona quasi come una beffa se si pensa che la compagnia venne fondata nel 1946, dopo un processo di nazionalizzazione, dall’allora ministro comunista Marcel Paul.

 

Persino Confindustria del Trentino si è detta preoccupata e durante l’audizione in Terza commissione, di fronte all’assessore all’ambiente Mario Tonina, è stato citato niente meno che Karl Marx. “L’impressione generale – si legge nel documento redatto dagli industriali – è che vi sia, se non vogliamo dire un fantasma per non scomodare precedenti altisonanti, quanto meno un totem che si aggira per il Trentino, in particolare per le sue sedi istituzionali, ed è quello della liberissima concorrenza e del mercato ultra-aperto”. In altre parole con il ddl Tonina si fa un passo così lungo che in fatto di libera concorrenza si sorpassa addirittura la normativa europea alla quale si vorrebbe adeguare la legge trentina.

 

A fare il nome della compagnia francese in Terza Commissione è stato Paolo Taglioli, direttore generale di Assoidroelettrica, quando ha riferito che ci sono molti soggetti d’oltralpe che vorrebbero aggiudicarsi concessioni di un assetto strategico, vitale per l’industria, come quello dell’energia, aggiungendo, che aprire un sistema di gare di totale concorrenza rischierebbe di accentrare una risorsa pubblica come l’acqua nelle mani di pochi gruppi. Inoltre, rispondendo a una precisa domanda del consigliere di opposizione del Pd, Alessio Manica, circa l’effettiva necessità di adeguarsi alle direttive europee sulla concorrenza, Taglioli ha replicato che la Commissione europea ha fatto sapere che per ora i Paesi possono comportarsi come ritengono sulle concessioni. Senza dimenticare che Austria, Portogallo e Francia hanno già detto che non metteranno mai a gara le loro centrali. Ma quindi perché tutta questa fretta di mettere mano alla legge? Al momento nessuno sa cosa abbia spinto Tonina a presentare, praticamente da un giorno all’altro, il ddl.

 

I problemi del provvedimento (che alla luce delle molte critiche è stato rinviato a marzo) però non finiscono qui, in primis c’è una questione di metodo su come è stato presentato, lamentata da tutte le associazioni di categoria che non hanno avuto il tempo di valutarlo. C’è poi il nodo degli emendamenti, se sul sito istituzionale della Provincia il ddl è stato pubblicato lo stesso non si può dire per gli emendamenti aggiunti in seconda istanza dall’assessore all’ambiente che sono praticamente introvabili per i cittadini. Persino i consiglieri di opposizione li hanno ricevuti all’ultimo momento. Eppure a ben vedere in questi emendamenti sono contenute importanti modifiche ma soprattutto non mancano le criticità.

 

Nel dettaglio con una di queste si vorrebbe consentire la partecipazione alle gare d’appalto anche ai produttori che in precedenza hanno ricevuto una revoca o hanno subito la decadenza delle concessioni. “Una disposizione – spiega il documento di Confindustria – di cui sfugge completamente la ratio perché consentirebbe la partecipazione anche a soggetti considerati non affidabili dalla stessa amministrazione”. In altre parole se per qualche motivo, anche grave, a una società fosse tolta una concessione questa potrebbe ripresentarsi per tentare di accaparrarsi la gestione di un nuovo impianto.

 

Il ddl Tonina abbassa anche i requisiti per partecipare alle gare, in particolare eliminando il vincolo per le società che si presentano di avere nell’organico il personale adeguato per gestire l’impianto. Una modifica che, qualora dovesse essere approvata, secondo Confindustria “aprirà la strada alla possibile partecipazione di soggetti completamente destrutturati, magari emanazione di soggetti finanziari senza alcuna esperienza industriale, che potranno, almeno in via teorica, affidare tutte le attività operative a personale di aziende terze in outsourcing, con relativi rischi e conseguenze”.

 

Nello stesso solco si inserisce la volontà di rimuovere il cosiddetto divieto di avvallimento, cioè la facoltà di un’impresa di soddisfare i requisiti di un bando (economici, finanziari, organizzativi o tecnici) appoggiandosi a un’altra impresa che si impegna a metterli a disposizione. In sostanza, cancellando il divieto di avvallimento, si permetterebbe a chiunque di partecipare alle gare: anche a una società che si è costituita il giorno prima. Alle luce di tutte queste criticità viene da domandarsi a chi possano giovare simili modifiche della normativa? Di certo non agli operatori locali che potrebbero venir messi fuorigioco da un colosso come la francese Edf che proponendo un prezzo più allettante potrebbe permettersi di recuperare i mancati introiti sulla manodopera a basso costo, tagliando fuori le imprese trentine.

 

 

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