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Dopo le critiche Tonina rinvia il suo ddl: sull’idroelettrico c’è il timore dell’avvento dei grandi oligopoli

Ambientalisti, associazioni di categoria, opposizioni e sindacati tutti hanno criticato le tempistiche scelte da Tonina per discutere il ddl. Gli imprenditori: “Un metodo che è diventata una spiacevole prassi. Serve equilibrio tra la libera concorrenza e la tutela di realtà produttive”

Di Tiziano Grottolo - 01 febbraio 2021 - 19:25

TRENTO. In un certo senso si potrebbe dire che l’assessore all’ambiente Mario Tonina sia riuscito a mettere d’accordo tutti, dalle associazioni ambientaliste agli imprenditori passando per sindacati e opposizioni: tutte queste categorie infatti si sono lamentate del poco tempo a disposizione per valutare l’importante disegno di legge che come spiegava a Il Dolomiti il Comitato Ambientalista avrà ricadute sostanziali e pesanti sul futuro del territorio e dell’ambiente trentino”.

 

Ad ogni modo, recentemente si sono tenute le audizioni dellaTerza commissione. Un confronto che è avvenuto senza la Sat (non invitata) e senza Marco Segatta presidente degli artigiani che tramite una nota ha fatto sapere che da parte dell’associazione non è stata possibile un’analisi del ddl visti i tempi ristretti. Critico su metodi e tempistiche anche il direttore di Confindustria, Roberto Busato sottolineando come non dovrebbe essere possibile convocare le categorie il giovedì per il lunedì, aggiungendo, un sistema che è diventato prassi ma che non è accettabile. Di “un’usanza poco piacevole” parla anche Roberto Pallanch dell’Asat che, pur condividendo in linea di massima il ddl, ricorda come la semplificazione non debba tramutarsi in una riduzione del confronto e in una mancanza di partecipazione.

 

Da Paolo Angheben di Confindustria sono arrivate altre critiche nel merito, pur riconoscendo gli sforzi fatti da Tonina, si punta il dito contro il totem del libero mercato”, ribadendo l’importanza di dover cercare un equilibrio tra la libera concorrenza e la tutela di realtà produttive di prim’ordine attive da anni. Secondo Angheben la norma così com’è stata scritta consentirebbe la partecipazione alle gare di soggetti poco affidabili con il rischio di aprire la strada a soggetti destrutturati, che subappalterebbero a terzi, o a gruppi finanziari senza esperienza industriale. Piuttosto servirebbe una riforma organica in materia di gare d’appalto che dia certezza al mondo economico, perché altrimenti a pagare i continui interventi sulle norme degli appalti saranno proprio gli imprenditori locali.

 

Dal canto loro i sindacati premono per la salvaguardia del ruolo degli enti pubblici nell’idroelettrico e dei posti di lavoro per quelle società che perderanno la concessione. Nel ddl, riconosce il segretario della Cgil Andrea Grosselli, c’è la ricerca di un bilanciamento tra mercato e interesse pubblico ma serve un ragionamento più ampio sulla gestione dell’acqua. Perplessità anche da Assoidroelettrica che rammenta come il settore sia in difficoltà anche a causa di una situazione di incertezza sulle concessioni, “quindi ben venga un quadro normativo ma se questo va a favorire gruppi oligopolistici non si è sulla strada giusta”. Per Assoidroelettrica è evidente che i piccoli e i medi imprenditori, già gravati dai prezzi dell’energia rispetto alle grandi derivazioni, verrebbero di fatto esclusi dalle gare per le concessioni. “Aprire un sistema di gare in totale concorrenza – ammonisce il vicepresidente Stefano Luciani – rischia di accentrare una risorsa pubblica come l’acqua nelle mani di pochi gruppi”.

 

C’è poi la questione che solleva l’esponente Pd Alessio Manica, sull’effettiva necessità di adeguarsi alle direttive europee. Risponde Paolo Taglioli, direttore generale di Assoidroelettrica: “La Commissione europea rispondendo a un’interrogazione dell’europarlamentare Carlo Calenda ha affermato che, per ora, i Paesi possono comportarsi come ritengono sulle concessioni. Tra l’altro alcuni Austria e Portogallo, hanno già detto che non metteranno mai a gara le loro centrali. E anche la Pat dovrebbe chiedersi se è nel suo interesse introdurre le gare, col rischio di consegnare l’energia e l’acqua nelle mani di grandi gruppi stranieri come l’EdF francese”.

 

Molto critiche le associazioni ambientaliste (QUI articolo) sia per quanto riguarda la soppressione di fatto della Rete delle riserve che per il comparto idroelettrico. Luigi Casanova di Mountain Wilderness parla di una situazione preoccupante oltre che sul fronte ambientale anche sulle grandi derivazioni idroelettriche. “Il Trentino – afferma – ha gli occhi puntati addosso anche perché negli anni ‘90 ha fatto scuola in tutto l’arco alpino”. Sul tema della Rete delle riserve, per gli ambientalisti, oltre alle semplificazioni burocratiche, servono finanziamenti certi e il coinvolgimento di giovani che abbiano una formazione scientifica.

 

Le parti in causa sembrerebbero aver comunque ottenuto un primo risultato dal momento che l’assessore Tonina ha deciso di rinviare l’intero ddl a marzo, per dar modo di approfondire la discussione e proseguire nel dibattito. “Non c’è alcuna volontà di fare forzature, ha aggiunto, ma vanno trovate soluzioni a fronte di concessioni scadute in alcuni casi dal 2010. Comunque il lavoro di questa mattina è servito anche per capire l’importanza del tema che si sta affrontando”.

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