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Gli ambientalisti sul ddl Tonina: “Ricadute pesanti sul futuro del territorio e dell’ambiente trentino. Noi avvisati all’ultimo”

Nel mirino della associazioni ambientaliste la “liberalizzazione”​ delle procedure di assegnazione, con il ddl che vorrebbe togliere la gestione delle centraline di media derivazione ai Comuni per affidarla ai privati. Non solo, perché il provvedimento smanettala di fatto la Rete di Riserve: “Chiediamo che questa modifica sia cancellata”

Di Tiziano Grottolo - 01 febbraio 2021 - 12:59

TRENTO. Passerà alla storia come Disegno di legge 81 e, nel bene e nel male, andrà a riscrivere varie norme che riguardano il territorio e l’ambiente del Trentino. Il corposo ddl è stato presentato dall’assessore all’ambiente Mario Tonina e andrà a modificare almeno quattro leggi fondamentali in materia di ambiente compresa quella che riguarda la valutazione d’impatto ambientale. Sei articoli a quattro emendamenti che produrranno decine e decine di modifiche. In un certo senso si è trattato di un fulmine a ciel sereno che ha colto molti alla sprovvista, a partire dalle associazioni ambientaliste che hanno saputo del ddl solo il 28 gennaio e questa mattina sono state invitate a presentare le loro osservazioni.

 

“È una questione di metodo e di democrazia, ci è stata concessa una manciata di ore per approfondire e preparare le opportune osservazioni a un ddl che avrà ricadute sostanziali e pesanti sul futuro del territorio e dell’ambiente trentino”, spiega Aaron Iemma, referente del Coordinamento ambientalista che riunisce Enpa Onlus, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Pan-Eppa e Wwf. Senza contare che le stesse opposizioni hanno ricevuto gli emendamenti solo il 30 gennaio eppure all’interno ci sono modifiche importanti. “Visti i precedenti dobbiamo porci con una certa sfiducia verso questi metodi della Giunta, eppure in Provincia dovrebbero capire che le associazioni non qui in Trentino per dar fastidio, ma siamo a disposizione per migliorare le proposte che arrivano. È questo lo spirito con cui ci poniamo”.

 

Entrando nel merito del ddl si può parlare di un provvedimento in chiaro-scuro. Le note positive per le associazioni ambientaliste arrivano sicuramente dal primo articolo (sempre che non venga emendato all’ultimo momento) dove in sostanza, in materia di monitoraggio sull’impatto ambientale, un compito tutt’ora in capo alla Giunta (e quindi al potere politico) viene ricondotto in  agli uffici provinciali competenti. Ciò potrebbe significare che in caso di violazioni dopo la realizzazione di un’opera si intervenga più rapidamente e con meno condizionamenti esterni.

 

Bene o male, i lati positivi del ddl rilevati dal Coordinamento ambientalista finiscono qui per lasciare spazio a diverse criticità, prima fra tutte lo smantellamento della Rete di Riserve. Quest’ultimo uno strumento gestionale che serve come supporto della Provincia nell’attuazione degli interventi di conservazione attiva, contribuendo a fare da collante con gli enti locali e concretizzando il principio di partecipazione e democratizzazione della conservazione della natura. Non solo perché grazie a degli strumenti collegati vengono messi a disposizione degli enti locali e aziende agricole, fondi per interventi di conservazione e ripristino di habitat e connettività ecologica. “Riportare in capo alla Provincia la conservazione attiva – commentano gli ambientalisti – avrebbe quindi come controindicazione anche una minore efficacia nell’utilizzo di queste risorse a fronte di fondi provinciali destinati a questa funzione sempre più scarsi. In pratica con questa revisione le Reti di Riserve vengono svuotate di efficacia pratica”. Per questo il coordinamento chiede di cassare in toto la modifica.

 

C’è poi il nodo delle concessioni idroelettriche: “A una prima analisi – osserva il Comitato – alcuni emendamenti danno l’idea che la Giunta voglia assicurare la gestione provinciale delle grandi derivazioni a scopo idroelettrico dirottando le partecipazioni private sulla gestione delle centraline di media derivazione, che verrebbero tolte ai Comuni, i quali come ‘indennizzo’ riceverebbero una parte del canone aggiuntivo previsto dal nuovo ddl senza peraltro specificare la destinazione d’uso di questi fondi”. In altre parole con le modifiche si prevede di mettere ‘a gara’ l’appalto per la gestione in concessione delle medie derivazioni che potrebbe di fatto escludere i Comuni, poco concorrenziali rispetto a un privato.

 

“Viene intaccato il principio di ‘acqua bene comune’ – aggiunge Iemma – con una sostanziale liberalizzazione delle procedure di assegnazione che prima erano nella piena disponibilità dei Comuni e ora potranno essere messe a gara. Anche se è vero che il lavoro che hanno portato avanti certi Comuni con la loro acqua è molto discutibile, con esempi di vera e propria mala gestione, non credo che mettere la gestione nella disponibilità dei privati possa aiutare, anzi”. Di questi e altri punti si discuterà nei prossimi giorni prima che il ddl approdi in aula per l’approvazione definitiva. Insomma dal quadro dipinto dagli ambientalisti, a fronte di alcuni miglioramenti, ci sono notevoli criticità che meriterebbero quantomeno un approfondimento.

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