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Caro prezzi energia e materie prime: ecco le cause e i possibili scenari futuri. Collini: "Previsto raffreddamento dell'inflazione per la fine del 2022"

Come riportano anche in Trentino i titolari di diverse attività a pesare in questo momento è in particolare l'imponente aumento del costo dell'energia, l'ex rettore di UniTn Paolo Collini: "L'idea nel Vecchio continente è che i prezzi delle materie prime e dell'energia possano stabilizzarsi: la Bce nel frattempo annuncia che i tassi rimarranno bassi mentre continua il programma d'investimento in titoli pubblici"

Di Filippo Schwachtje - 21 January 2022 - 05:01

TRENTO. L'allarme è stato lanciato pochi giorni fa dai sindacati, che ormai da tempo parlano delle difficoltà che il caro prezzi in Trentino (con una crescita dei listini mediamente più alta nello scorso anno rispetto a quella nazionale) potrebbe portare a lavoratori e pensionati sul territorio provinciale in assenza di “adeguati benefici sociali” (Qui Articolo). In questa fase però, l'aumento dell'inflazione è una realtà che i governi di tutto il mondo si trovano ad affrontare: per discuterne le cause e la possibile evoluzione, il Dolomiti ha contattato il professore alla facoltà di Economia ed ex rettore dell'Università di Trento Paolo Collini, che sottolinea “in Europa la Banca Centrale è molto cauta, secondo le previsioni l'aumento dell'inflazione si dovrebbe raffreddare a partire dalla fine del 2022 e poi ancora nel 2023”.

 

Come riportano anche in Trentino i titolari di diverse attività (Qui e Qui Articolo), a pesare in questo momento è in particolare l'imponente aumento del costo dell'energia. “Le cause principali dell'aumento dei prezzi – spiega Collini – sono le tensioni sul mercato dell'energia e delle materie prime in una fase in cui c'è stata una buona ripresa della domanda a livello globale. Le imprese scaricano quindi quei costi sul prezzo finale ai consumatori”. Si tratta di un fenomeno “fisiologico”, dice Collini, in una fase di ripresa della domanda, spinta in questo caso anche “dall'arrivo di importantissime immissioni pubbliche nel sistema, il cui effetto esplicito non si è però ancora manifestato”.

 

Bisogna poi considerare che i mercati dell'energia e delle materie prime in generale sono spesso molto rigidi, spiega l'ex rettore dell'ateneo trentino: “E quindi in caso di fluttuazioni al rialzo della domanda i prezzi salgono rapidamente. Il petrolio, per esempio, ieri era vicino ai 90 dollari al barile, due anni fa era sui 30. Il motivo è semplice: la produzione del bene non può adeguarsi in tempi brevi all'aumento della richiesta, e lo stesso discorso vale per il gas”. La testimonianza diretta a livello nazionale di questa dinamica è l'impennata dei prezzi dell'energia, che nelle ultime settimane ha portato ad aumenti vertiginosi in bolletta. Paolo Pederzolli per esempio, titolare de “La Bella Vita” a Trento, aveva sottolineato pochi giorni fa che i costi di luce e gas per la sua attività sono passati nel 2022 da 800 a 1.500 euro al mese (Qui Videoservizio).

 

“Come è veloce la salita dei prezzi però – aggiunge Collini – può essere veloce anche la discesa. Ma spesso si tratta anche di scelte a livello politico, giuste o sbagliate che siano: l'Italia potrebbe per esempio ripristinare l'estrazione di metano nell'Adriatico. Ci vorrebbe circa un anno, ma se ne potrebbe recuperare una quantità non indifferente e ad un costo inferiore. In questo momento, per citare un altro caso in cui le scelte sull'energia giocano un ruolo fondamentale, la Francia sta soffrendo di meno da questo punto di vista grazie al nucleare. In Italia tra l'altro stiamo ancora pagando in bolletta lo smaltimento dei residui radioattivi delle centrali chiuse dopo il referendum dell'87”. Tra i prodotti che hanno subito i rialzi più elevati, continua Collini, ci sono ovviamente quelli che risentono in maniera più diretta dell'aumento delle materie prime. “Pensiamo per esempio ai prodotti da forno o alla pasta – spiega – quelli sono settori dove il costo del prodotto finale è influenzato molto dal prezzo della farina, che nelle ultime settimane ha visto un rialzo considerevole. Alcune stime parlano di un aumento molto rilevante del costo della pastasciutta, per esempio”.

 

Come pensano quindi di agire da un punto di vista di politica monetaria le banche centrali? “In questo momento – spiega l'ex rettore – a livello europeo le previsioni indicherebbero a partire dalla fine del 2022 un raffreddamento della crescita dell'inflazione. A quel punto anche i prezzi di alcune materie prime ed energia potrebbero scendere raffreddando la dinamica dei prezzi e riportando in basso l'inflazione, ma non è matematico che questo si estenda ai prezzi dei prodotti finali (come avviene per gli aumenti) per la rigidità verso il basso dei prezzi”. Proprio in questo momento, spiega l'ex rettore dell'ateneo trentino, alcuni esperti di UniTn, i professori Roberto Tamborini, Andrea Fracasso e Luigi Bonatti, stanno lavorando come consulenti per le istituzioni europee per produrre paper e rapporti sulla situazione economica attuale e molti degli spunti forniti da Collini arrivano da un seminario che i tre hanno tenuto negli scorsi giorni.

 

La Bce insomma è “molto cauta nel raffreddare questo momento di ripresa” continua Collini, ma dall'altra parte dell'oceano, negli Stati Uniti, la Fed ha già annunciato piccoli aggiustamenti al rialzo per i tassi di interesse: “Negli Usa si sta iniziando a prendere in considerazione l'ipotesi che il fenomeno sia più strutturale che transitorio. I piccoli rialzi annunciati dalla Fed servono a scongiurare una possibile 'fiammata' dei prezzi, che a quel punto porterebbe ad un rialzo importante dei tassi con effetti depressivi”. Due linee di comportamento diverse dunque, che affondano però le loro radici nel problema comune che da oltre 2 anni sta tenendo sotto scacco l'economia globale: la pandemia. “In Europa stiamo affrontando l'emergenza pandemica in maniera più 'cauta' – sottolinea Collini – i Paesi anglosassoni tendono invece ad essere più 'spavaldi'. L'idea nel Vecchio continente è che i prezzi delle materie prime e dell'energia possano stabilizzarsi: la Bce nel frattempo annuncia che i tassi rimarranno bassi mentre continua il programma d'investimento in titoli pubblici, e quindi l'immissione di liquidità nel sistema a sostegno del debito sovrano dei Paesi”.  

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