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L'inflazione corre e Trento si conferma tra le città con i prezzi più alti d'Italia: ''Aumento medio annuo del 2,3% mentre a livello nazionale ci si ferma all'1,9%''

Tra il 2015 e il 2021 l’indice medio dei prezzi è cresciuto in Trentino di 5,6 punti percentuali, mentre in Italia ci si attesta a +4,2%. Cgil, Cisl e Uil: "Per evitare che l’aumento dei costi metta in difficoltà un numero crescente di lavoratori e pensionati è necessario adeguare i benefici sociali. Serve una manovra simile a quella del 2018"

Di L.A. - 17 gennaio 2022 - 19:36

TRENTO. L'inflazione continua a corriere e Trento si conferma tra le città con i prezzi più alti d'Italia e sopra la media del Nord Est. "I dati dell'Ispat segnalano un aumento medio annuo del 2,3% mentre a livello nazionale la crescita si è fermata all'1,9%". Queste le parole di Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "Quanto registrato a dicembre conferma un trend consolidato". 

 

Tra il 2015 e il 2021 l’indice medio dei prezzi è cresciuto in Trentino di 5,6 punti percentuali, mentre in Italia ci si attesta a +4,2%. "In questa fase - dicono Cgil, Cisl e Uil - per evitare che l’aumento dei costi metta in difficoltà un numero crescente di lavoratori e pensionati è necessario adeguare i benefici sociali perché venga in qualche modo sterilizzato l’aumento dei prezzi, che di fatto rende più povere le famiglie anche se gli indicatori di reddito non riescono a rilevarlo con tempismo".

 

Le parti sociali ricordano l'intervento del 2018 e chiedono una manovra simile. "Allora si è recuperato un 1%. E’ chiaro che adesso, con i livelli di incremento attuale, quella cifra è insufficiente". C'è grande preoccupazione, infatti, per la dinamica dei prezzi e Cgil, Cisl e Uil tornano a sollecitare interventi da parte della Provincia per adeguare gli strumenti di sostegno alle famiglie ma anche per fronteggiare i costi dell’energia.

 

Un altro tema caldo è, infatti, quello dei costi delle bollette di luce e gas (Qui articolo). Ma sono diverse le grida d'allarme lanciato dalle categorie (Qui articolo). I sindacati evidenziano la necessità di mettere in campo una misura straordinaria che integri quanto fatto dal governo nazionale per i ceti più fragili. "L’intervento dell’esecutivo era atteso e va nella giusta direzione. Purtroppo lascia fuori il ceto medio, che sta ugualmente soffrendo per l’erosione del potere d’acquisto. Abbiamo chiesto un confronto con la Giunta su questo tema e dovremmo essere convocati dal vice presidente Mario Tonina".

 

L’incontro potrà essere l’occasione per avviare una discussione sulle strategie energetiche del Trentino in chiave strutturale. "Il nostro territorio sia in termini di competenze che di capacità produttiva di energia pulita può fare delle scelte coraggiose. Direttamente la Pat o attraverso le società partecipate si può agire sulle tariffe, un'iniziativa per dare sollievo a famiglie e imprese. Contemporaneamente si devono anticipare i temi e investire subito sulla riconversione energetica. Sfruttando il vantaggio connesso alle produzioni idroelettrica dobbiamo accelerare sulla svolta green, rendendo più competitivo il nostro territorio e maggiormente attrattivo anche per nuove imprese. Va dato seguito anche agli impegni della Carta di Rovereto sull’idrogeno. Un tema su cui non si vede, nella Giunta, il coraggio necessario".

 

Le parti sociali rimarcano l'importanza della consapevolezza che le scelte di politica energetica saranno maggiormente efficaci se ci si muoverà in un quadro di consolidamento industriale delle realtà attuali. “Siamo consapevoli che la partita della riconversione così come quella dell’approvvigionamento e dello stoccaggio di materie prime va affrontato in chiave europea. Restare fermi in attesa, però, rischia di far perdere al nostro territorio la possibilità di gestire al meglio questo cambiamento”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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