Covid, costo dell'energia a +353% e materie prime a +25%, ecco l'allarme dei pubblici esercizi: ''Aumenti non sostenibili: la ripresa estiva si è fermata con cali dei consumi''
L’Associazione ha fatto il punto sulla situazione del comparto. L'assessore Failoni: "Siamo consapevoli dei problemi: un nuovo bando qualità a breve. Si deve recuperare anche la socialità". Un'occasione per premiare due imprenditori: Alessandro Bailo e Silvana Giuliana, rispettivamente associati da quaranta e cinquant’anni

TRENTO. Un costo dell'energia in Trentino del +353% nel corso della pandemia Covid mentre le materie prime sono cresciute del 25% e ora incidono per il 51% sull'attività. "Si tratta di aumenti significativi - commenta il professore Marcello Condini- che non sono sostenibili nel lungo termine e che si rifletteranno con tutte le probabilità sui listini prezzi degli esercenti"
A fare il punto sulla situazione complicata per il settore e quindi a lanciare più di un campanello d'allarme è la Giunta dei pubblici esercizi del Trentino. "Il dato drammatico è che le imprese non riescono più ad assorbire i costi delle materie prime e dell'energia. Ma i problemi non si fermano qui. A fronte degli aumenti dei prezzi sono infatti anche calati i consumi", aggiunge Condini. "L’incoraggiante ripresa dei consumi avvenuta nel corso della stagione estiva ha subito una battuta d’arresto nei mesi invernali. Nell’ultimo trimestre del 2021 abbiamo registrato tra le nostre imprese una contrazione dei ricavi del 28% rispetto al 2019. Il dato risente in primis del peggioramento del quadro sanitario che ha ridotto notevolmente la mobilità delle persone".
I pubblici esercizi con la presidente Fabia Roman e il professore Marcello Condini hanno incontrato l'assessore Roberto Failoni per un confronto sulla situazione e sulle prospettive del comparto in questa fase dell'emergenza Covid. Sono stati presentanti anche i risultati dell'indagine condotta dall'Associazione per fotografare il momento complicato, le difficoltà tra aumenti dei costi e calo dei consumi che mettono alle strette il comparto.
"Il tema dei rincari rappresenta una problematica comune a tutto il sistema economico. Stiamo lavorando con lo Stato per ridurre ulteriormente l’impatto di questi aumenti sulle imprese e sulle famiglie affinché possano ripartire i consumi. La nostra volontà è comunque quella di aiutare il comparto dei pubblici esercizi che rappresenta un settore fondamentale per la crescita e la tenuta dell’occupazione e in particolare, della nostra economia", spiega Failoni. "Siamo inoltre consapevoli che, per uscire dalla crisi, non è sufficiente abbattere i costi aziendali ma occorre sostenere lo sviluppo e le competenze del settore. Stiamo lavorando a un nuovo 'bando qualità' per promuovere gli investimenti nel terziario sul nostro territorio. Si tratta di una novità importante che offre l’opportunità di migliorare la qualità delle nostre imprese ma anche del nostro territorio in termini di competitività e attrattività".
Insomma, piazza Dante conferma la massima attenzione per sostenere il comparto. "Dobbiamo ricostruire un clima di fiducia positivo nei confronti del settore. Tra gli aspetti più allarmanti della pandemia è la perdita della socialità di cui i pubblici esercizi ne sono la massima espressione. Su questo versante - conclude Failoni - condivido la vostra proposta di semplificare la burocrazia sanitaria per far ripartire i consumi e il turismo decisivi per il rilancio dell’economia trentina. L’auspicio è che con la fine dello stato d’emergenza, ad aprile si possa tornare alla normalità".
Un'occasione per premiare inoltre due associati: Alessandro Bailo (oltre quarant’anni nel mondo della ristorazione) e Silvana Giuliani titolare del Bar Silvana (per i suoi cinquant’anni di militanza associazionistica all’interno del mondo Unione), quest’ultima ancora attiva nel mondo dei Pubblici esercizi.

Rincari e concentrazione dei consumi. "Il dato drammatico che ci restituisce il sondaggio è che le imprese oggi non riescono più ad assorbire i costi delle materie prime e dell’energia. Nel corso della pandemia il costo dell’energia è aumentato del 353% nella nostra provincia. Nel frattempo le materie prime sono rincarate del 25% e ora incidono per il 51% sull’attività d’impresa. Si tratta di aumenti significativi che non sono sostenibili nel lungo termine e che si rifletteranno con tutte le probabilità sui listini prezzi degli esercenti". spiega Condini, ma "i problemi non si fermano qui. A fronte degli aumenti dei prezzi sono infatti anche calati i consumi. L’incoraggiante ripresa dei consumi avvenuta nel corso della stagione estiva ha subito una battuta d’arresto nei mesi invernali. Nell’ultimo trimestre del 2021 abbiamo registrato fra le nostre imprese una contrazione dei ricavi del 28% rispetto al 2019. Il dato risente in primis del peggioramento del quadro sanitario che ha ridotto notevolmente la mobilità delle persone. L’esplosione dei contagi nei mesi invernali ha costretto molte persone ad osservare l’isolamento domiciliare o la quarantena, molte famiglie hanno dovuto fare i conti con la didattica a distanza, alcune imprese hanno scelto forme di lavoro agile come lo smart working. Ad incidere sui flussi di cassa delle imprese è stato anche il calo delle presenze straniere e dei turisti esteri fortemente penalizzati dalle regole sul Green pass".
Burocrazia sanitaria. "I Pubblici esercizi - dice Roman - sono il terminale diffuso di una lunga filiera fatta da agricoltori, allevatori, pescatori, casari e vignaioli. Rappresentiamo, come ha osservato pochi mesi fa il nostro presidente Fipe Enrico Stoppani, l’ultimo miglio della filiera enogastronomica italiana. Proprio alla luce di questa importante collocazione ci troviamo oggi a riflettere sui nostri clienti gli aumenti a cascata che ci vengono che arrivano dai vari comparti. L’aumento dei listini è una soluzione considerata da molti professionisti del settore ma va percorsa con le dovute cautele. L’inflazione che oggi si è abbattuta oltre che sulle nostre aziende anche sulle famiglie ha ridotto notevolmente il potere d’acquisto delle persone e incentivato una politica al risparmio anziché al consumo".
"Viviamo inoltre in una complessa burocrazia sanitaria che sta togliendo agli italiani la voglia di socialità e compromettendo la fiducia del comparto nei confronti del futuro. Chiediamo alle istituzioni interventi strutturali che aiutino le imprese ad abbattere i costi aziendali e a semplificare le norme per restituire fiducia e ridare una prospettiva alle nostre città che, in molti casi, stanno vivendo un lockdown di fatto".
Mercato del lavoro e alloggi. "L’inverno - aggiunge Roman - è stato affrontato con un deficit del personale quantitativo e qualitativo che in parecchi casi ha portato a una riduzione del servizio o una penalizzazione dei ricavi. La pandemia ha allontanato tanti professionisti del settore con cui le aziende avevano condiviso un progetto di crescita e lavoro. Tantissimi collaboratori sono stati messi nelle condizioni di scegliere altri ambiti lavorativi, anche meno remunerativi ma considerati più sicuri e affidabili. Infine, gran parte del personale turistico arriva da fuori regione. Per queste persone si pone il problema dell’alloggio che le aziende non riescono a garantire. Chiediamo maggiore attenzione da parte della Provincia anche su questo aspetto".
Plateatici. Tra le misure più apprezzate dal comparto spiccano le semplificazioni in materia di plateatici, recentemente prorogate con qualche correttivo dalla Provincia fino alla fine di giugno. Un provvedimento che, però, era stato impugnato e bocciato dalla Corte costituzionale (Qui articolo). "In una fase in cui gli imprenditori sono stati chiamati a riorganizzare i propri spazi interni a causa del contingentamento dei posti, questo intervento si è rilevato un’importante salvagente. I tempi inoltre sono maturi per intraprendere un percorso condiviso con le amministrazioni per l’aggiornamento delle nostre strutture in sintonia con il contesto urbano e con le nuove esigenze di mercato. La pandemia ha mutato le tendenze dei consumatori concentrando i consumi all’esterno dei locali e non più all’interno".
Discoteche. La presidente del Silb Trentino, Martina Marosi, è infine intervenuta per ringraziare l’assessore per l’importante sostegno stanziato dalla Giunta provinciale a favore delle discoteche. La Provincia ha infatti messo a bilancio 30.000 euro di contributi a fondo perduto per ognuna delle 9 discoteche del Trentino, per un totale di 270 mila euro. Un grande segnale di attenzione ad un settore tra i più colpiti che garantisce occupazione e indotto ed è pienamente inserito nella filiera dell’accoglienza che è fondamentale l’economia trentina.












