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Covid e guerra in Ucraina, ''Costo del gas a +1.217% in 3 anni: fa tremare i polsi. La società deve essere meno egoista ma basta anche facili promosse della classe dirigente''

Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento: "Nessuno poteva essere preparato a questi aumenti: nel 2021 l'energia in Italia pesa per 60/70 miliardi in più, per il Trentino siamo intorno a spese extra per 700 milioni, circa il 3,5% del Pil provinciale. E' difficile pianificare ma bisogna tenere la barra dritta: avere il coraggio di investire e ritrovare la fiducia​"

Di Luca Andreazza - 12 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. "Le imprese trentine soffrono un contesto particolarmente complesso e delicato in cui è difficile pianificare ma bisogna tenere la barra dritta: avere il coraggio di investire e ritrovare la fiducia". A dirlo Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento. "La società, compreso la classe dirigente e quella politica, deve fare un salto di maturità: non ci sono ricette semplici e non ci sono soluzioni veloci, bisogna assumersi la responsabilità di parlare con chiarezza senza facili e false promesse".

 

Non c'è stato il tempo di superare la crisi causata dall'emergenza Covid, che le imprese sono piombate nell'incertezza tra caro energia, il carburante schizzato alle stelle e la forte risalita dei costi delle materie prime. Una situazione resa ancora più difficile da interpretare con l'aggressione militare della Russia in Ucraina e le sanzioni imposte a Mosca dall'Occidente.

 

"La ripartenza dopo il lockdown e dopo le varie restrizioni è andata meglio delle attese, c'è stato un ripristino delle filiere negli ultimi 12 mesi - dice Manzana - il conflitto però getta ulteriori incertezze: il trend di ribasso dei costi non è immediato. E nessuno poteva essere preparato a questi aumenti: nel 2021 l'energia in Italia pesa per 60/70 miliardi in più, per il Trentino siamo intorno a spese extra per 700 milioni, circa il 3,5% del Pil provinciale. Il clima di fiducia è sceso da 112 a 100 punti per le imprese, da 108 a 105 per i consumatori. Il trimestre è negativo e la crescita è di -1,5% rispetto alle previsioni, questo scenario complica ancora di più il futuro. Però è fondamentale tenere i nervi saldi anche a fronte dell'impossibilità di pianificare gli investimenti da 3 anni e con bilanci pubblici stanchi e non performanti".

 

Intanto si cercano soluzioni per gli approvvigionamenti di energia: Italia e Algeria hanno stretto i rapporti per la fornitura e la produzione di gas. "Fino adesso - prosegue il presidente di Confindustria - la disponibilità di questa materia non è venuta meno ma è complicato comprendere il rimbalzo reale dei costi e quanto possa incidere la speculazione. Il rincaro del gas naturale ha avuto incrementi a 4 cifre nel periodo tra pre Covid e pre guerra: un aumento di 12 volte, siamo a +1.217% per la precisione. Un numero che fa tremare i polsi a un imprenditore. Il carburante è salito in modo inarrestabile, poi con le accise mobili il prezzo sarebbe dovuto scendere di 25 centesimi e invece è calato di circa 50 centesimi, cioè il doppio. Qualcosa non torna: le autority devono fare la loro parte nei controlli".

 

Praticamente tutti i comparti hanno lanciato più di un campanello d'allarme. "E' un quadro complesso e si deve avere la forza di puntare con ancora maggior decisione agli obiettivi per fronteggiare il cambiamento climatico, differenziare gli approvvigionamenti energetici e trovare le soluzioni più adeguate. C'è sempre un'ostilità ai cambiamenti ma è arrivato il tempo delle scelte: bisogna avere dei piani e portarli avanti intanto con le tecnologie e con gli strumenti a disposizione perché altrimenti si blocca tutto. Si deve arrivare però nei modi giusti: la discussione pubblica sull'inceneritore per esempio è tardiva. E un altro correttivo riguarda la burocrazia che è il peggior nemico, anche della transizione energetica".

 

Si cercano soluzioni anche in Trentino. "Siamo chiaramente un territorio piccolo, produciamo più di quello che consumiamo ma si può fare molto per mantenere la qualità della vita e inserirsi in contesti nazionali e internazionali. Il nostro grande asset è il territorio, non si deve avere paura a investire e si devono ascoltare esperti e scienziati, trovare posizioni unitarie. E' necessaria un'analisi dell'infrastrutturazione anche alla luce del cambiamento climatico. Si può poi investire in modo significativo nelle biomasse, il bosco cresce cinque volte più veloce rispetto a quanto riusciamo a curare il territorio: si deve prendere in considerazione nelle aree di montagna perché con la tecnologia e piccoli impianti si possono tenere sotto controllo l'emissione di anidride carbonica e delle poveri sottili. Poi si può investire sul solare con attenzione al paesaggio e all'ambiente. Insomma, le soluzioni devono essere trovate".

 

A rischio pure i cantieri, soprattutto quelli pubblici con accordi stipulati in epoche che ormai appaiono lontane (Qui articolo). "Inutile negare gli effetti sugli appalti e sulle manutenzioni. E' chiaro - aggiunge il presidente di Confindustria Trento - serve una politica equilibrata per non affossare un ente pubblico e un privato ma è urgente togliere le penali: se il materiale costa troppo o la fornitura non arriva, la causa è di forza maggiore. Bisogna intervenire con flessibilità perché poi la spirale inflazionistica muoverà i tassi e la situazione rischia di peggiorare ulteriormente".

 

Capitolo import/export Russia, Ucraina e Bielorussia sono mercati fuori gioco. "L'Italia - spiega Manzana - è il secondo Paese in Europa per la manifattura e questa situazione va a incidere. Il Trentino è naturalmente un player piccolo e regge a questa dinamica ma non possiamo dimenticare che ci sono circa 500 imprese che negli anni hanno lavorato con Mosca e quindi si deve trovare un modo per salvaguardare gli investimenti per poter restare operativi e competitivi. Poi è evidente che Ucraina c'è un aggredito e un aggressore, sembra di ripercorrere la nostra storia. C'è un Paese da ricostruire e questo avverrà sulle spalle dell'Unione europea e delle fasce di popolazione più povere. La pace e la democrazia sono state date per scontato ma questo evento bellico dimostra che bisogna sempre battersi per questi valori. E l'Europa può fare un passo in avanti: una politica veramente comunitaria sull'energia, sulla difesa, sull'estero e sulla sanità".

 

Dopo decenni la globalizzazione è destinata a cambiare volto con un accorciamento delle catene. "L'emergenza Covid ha indubbiamente cambiato questa dinamica. Se un'azienda ha delocalizzato la ragione è nel costo del lavoro vantaggioso all'estero. La tecnologia di prossimità è un valore e si deve fare qualcosa per migliorare la parte burocratica: il rispetto delle regole è fondamentale ma non può rallentare i processi. Queste dinamiche riguardano tutti: sicuramente per un consumatore ha un peso se il prezzo della pasta raddoppia, ma questo significa che aumenta la crisi alimentare globale (Qui articolo). Questo rischia di aggravare le tensioni, le guerre e i flussi migratori. C'è la necessità magari di fare qualche rinuncia e la società deve perdere in egoismo: con i ' No' di posizione e con gli slogan America first, prima gli italiani o prima i trentini non possono essere la strada per una sostenibilità economica, ambientale e sociale. Si deve ritrovare la capacità della disponibilità. Ma questi cambiamenti devono avvenire in primis nelle classi dirigenti e nelle classi politiche: basta promesse facili e minimizzazioni perché servono pianificazione e pazienza, chiarezza e responsabilità", conclude Manzana.

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