Contenuto sponsorizzato

Guerra in Ucraina e aumento del prezzo del grano, Felicetti: ''Filiera in crisi, il prossimo raccolto una boccata d'ossigeno ma il conflitto mette tutto a rischio''

L’aumento dei prezzi di grano e dei fertilizzanti potrebbe peggiorare la crisi alimentare globale. L'intervista a Riccardo Felicetti, amministratore delegato del Pastificio di Predazzo e presidente dei pastai italiani: "Già dall'anno scorso il settore subisce pressioni inflazionistiche molto forti con un calo della produzione mondiale a causa della siccità in Nord America e in Canada"

Di Luca Andreazza - 24 marzo 2022 - 21:32

TRENTO. "Questo conflitto arriva, purtroppo, in un momento complesso per la filiera della pasta". Queste le parole a Il Dolomiti di Riccardo Felicetti, amministratore delegato del Pastificio Felicetti e presidente dei pastai italiani. "Già dall'anno scorso il settore subisce pressioni inflazionistiche molto forti con un calo inoltre della produzione mondiale di grano duro superiore al 20% a causa della siccità in Nord America e in Canada".

 

Ora il conflitto in Ucraina con l'invasione della Russia mette sul tavolo ulteriori incertezze: l'aggressione militare del Cremlino ha ridotto sensibilmente la disponibilità di grano e di orzo, due cereali alla base dell'alimentazione e dell'allevamento. Questo causa un forte aumento dei prezzi, che si inseriscono in un contesto già colpito dal caro energia ("Per Felicetti calcoliamo che – al perdurare della situazione attuale – l’aggravio sulla bolletta sarà di circa tre milioni di euro") e dall'aumento dei costi dei carburanti, e rischi più concreti di una crisi alimentare globale per i più poveri.

 

Insomma, il momento è delicatissimo per i settori produttivi. Tutti comparti si trovano a dover fare i conti con le ripercussioni dovuto all'emergenza Covid e alla crisi economica. Oltre agli impatti delle sanzioni imposte dall'Occidente a Mosca, la guerra può rallentare la ripresa in questa fase dell'economia. Inoltre l'Ucraina è tra i più grandi produttori ed esportatori di grano e la Russia produce una quota molto alta di fertilizzanti. Una situazione che si potrebbe ripercuotere soprattutto sull'Africa e il Medio Oriente.

 

E la minore disponibilità di cereali si è tradotta già nell'aumento del prezzo dell'orzo (+33%) e del grano (+21%), mentre ci si attesta intorno al 40% per i fertilizzanti. A un mese dall'inizio dei combattimenti, il rischio è quello dell'impossibilità di effettuare i raccolti e che parte dei terreni coltivati diventino scenari di battaglia: una situazione che andrebbe a compromettere la produzione di cerealicoli e di altre materie prime. Poi c'è il discorso legato al carburante, necessario per i macchinari e per la gestione dei campi con la benzina dirottata per rifornire i mezzi militari. 

 

"Ci sono diversi fattori che mettono a dura prova la capacità dell'intera filiera di mantenere la propria sostenibilità. Una boccata di ossigeno - dice Felicetti - potrebbe arrivare con il prossimo raccolto ma il perdurare del conflitto rischia di escludere due dei principali esportatori mondiali di grano. Oggi non ci sono strumenti finanziarti o forme di assicurazione che possano attutire in qualche modo l'impatto dei fattori ambientali e geopolitici". 

 

A cambiare gli approvvigionamenti con la necessità di rispettare gli standard e con l'impossibilità di avere scorte a magazzino perché produzione e consumo è praticamente pari. "La sicurezza della pasta italiana è garantita da stringenti normative europee e da un rigido sistema di controlli nazionali, cui si aggiungono numerosi autocontrolli dei pastai. Non credo che al momento la soluzione possa essere quella di derogare a tali parametri, pensati per garantire l’eccellenza di un prodotto che tutto il mondo ci invidia", conclude Felicetti.

 

Presidente, qual è lo stato di salute della filiera della pasta tra siccità, aumento dei costi, pandemia e guerra?

Il conflitto tra Russia e Ucraina giunge purtroppo in un momento complesso per la filiera della pasta, che dallo scorso anno sta subendo pressioni inflazionistiche molto forti.

 

Tutto è cominciato nel 2021, con un calo della produzione mondiale di grano duro superiore al 20%, dovuto alla siccità in Nord America e Canada, le zone di produzione più importanti a livello globale. La scarsità della materia prima ne ha fatto raddoppiare il prezzo, con ripercussioni pesanti per l’equilibrio del settore.

 

Non bisogna dimenticare che la pasta è un prodotto monoingrediente – composto solo di grano duro e acqua – il che significa che un aumento del prezzo della semola comporta un aumento dei costi di produzione direttamente proporzionale.

 

Non nascondo che questi fattori stanno mettendo a dura prova la capacità dell’intera filiera di mantenere la propria sostenibilità economica. Una boccata di ossigeno potrebbe arrivare dal raccolto di giugno 2022, anche se il perdurare del conflitto rischia di mettere fuori gioco due dei principali esportatori mondiali di grano.

 

Quali possono essere le ripercussioni con il caro carburante, trasporto e fertilizzanti sui prezzi a listino? E quanto incidono lato produttore?

L’esplosione dei costi di carburante e trasporti non ha fatto che rendere più complesso lo scenario. La produzione di pasta è fortemente energivora: nel caso di Felicetti, ad esempio, calcoliamo che – al perdurare della situazione attuale – l’aggravio sulla bolletta sarà di circa tre milioni di euro, che andranno a sommarsi a un aumento di circa cinque milioni per il costo della semola, stimato su base annua.

 

Aumenti che, applicando processi di razionalizzazione e saving importanti, sono stati solo parzialmente trasferiti al mercato e difficilmente lo saranno nel breve periodo. Peraltro, purtroppo, non esistono a oggi nel comparto agricolo strumenti finanziari o forme di assicurazione che possano attutire in qualche modo l’impatto di fattori ambientali o geopolitici come quelli che stanno interessando oggi il mercato.

 

Quali sono le strategie, se ci sono, per cercare di assorbire questi costi?

Come le dicevo, grazie ad accordi di filiera e commerciali, a oggi gli aumenti della materia prima e dell’energia sono stati assorbiti da contadini, mugnai, pastai e grande distribuzione in misura molto maggiore rispetto al consumatore finale. Tutto il comparto si è adoperato in questo senso, anche se alcune variazioni nei prezzi di listino sono state, purtroppo, inevitabili.

 

Rimane comunque il fatto che – nonostante questi aumenti – la pasta è tra i prodotti alimentari meno costosi sugli scaffali e rappresenta quindi un alleato del carrello in questo periodo di forte inflazione, che auspichiamo possa essere di breve durata.

 

L'Ucraina e la Russia pesano a livello di export per il 30% sul grano, 32% sull'orzo e 75% sui semi di girasole: quali gli impatti sulle scorte a magazzino?

L’effettiva disponibilità di materia prima sul mercato è il vero problema, a prescindere dalla sua provenienza, soprattutto se consideriamo che – nel caso del grano duro – c’è un sostanziale pareggio tra produzione e consumo, dunque non è possibile fare affidamento sulle scorte. Credo sia importante che tutti gli attori della filiera di siedano attorno a un tavolo, per evitare che la scarsità della semola e le conseguenti dinamiche di prezzo impattino in modo più rilevante sulle realtà più piccole, che dispongono per ovvie ragioni di un inferiore potere commerciale.

 

Il mercato sarà costretto a rivolgersi maggiormente su altri mercati? Cosa significa per quanto riguarda il biologico e le diverse norme e tolleranze per esempio sui valori di glifosato?

La sicurezza della pasta italiana – realizzata già oggi con una selezione di grani duri di altissima qualità sia italiani che esteri – è garantita da stringenti normative europee e da un rigido sistema di controlli nazionali, sia sulla materia prima nostrana sia su quella importata, cui si aggiungono numerosi autocontrolli dei pastai. Non credo che al momento la soluzione possa essere quella di derogare a tali parametri, pensati per garantire l’eccellenza di un prodotto che tutto il mondo ci invidia.

 

L’aumento dei prezzi di grano e fertilizzanti rischia di causare una crisi alimentare globale? Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni unite (Pam) stima almeno 13 milioni in più di persone che soffriranno la fame.

Il rischio è concreto, ma - purtroppo – non nuovo. Fino a quando non esisteranno meccanismi regolatori che impediscano processi speculativi (tra i quali anche il caso di accaparramenti di materie prime, cui già stiamo assistendo in questi giorni) a farne le spese saranno sempre i Paesi e le persone a minor reddito.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 1 luglio 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
02 luglio - 21:22
Il 36enne stava affrontando una highline, una apposita fettuccia assicurata e tesa tra due sostegni a una quota di circa 1.400 [...]
Cronaca
02 luglio - 19:19
Le fiamme si sono sviluppate tra i vigneti nei pressi di un bunker della Seconda guerra mondiale, l’intervento dei vigili del fuoco complicato [...]
Cronaca
02 luglio - 20:41
Confesercenti del Trentino: "Ci ha lasciato Loris Lombardini: una persona dal grande cuore e dalla grande personalità"
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato