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Crisi energetica, gli allevatori: ''Alcuni costretti all'abbattimento delle vacche meno produttive per risparmiare: periodo oggettivamente difficile''

Il presidente della Federazione degli allevatori, Giacomo Broch: "Sono necessari ulteriori interventi perché questo settore è strategico per il Trentino. Non solo sotto il profilo economico ma anche da quello culturale e ambientale. E' un momento oggettivamente difficile, preoccupati il settore caseario. Rischia di crollare tutto il sistema"

Di Luca Andreazza - 29 agosto 2022 - 06:01

TRENTO. "Siamo abituati a navigare in acqua agitate, ma queste sono particolarmente agitate". A dirlo Giacomo Broch, presidente della Federazione degli allevatori in Trentino. "E' un anno molto difficile, il bilancio viene tracciato questo autunno ma il problema è che non si intravede una via di uscita e una possibilità di pianificare il futuro".

 

In questi mesi sono già saltate diverse aziende (una quindicina di stalle e sono rimasti attivi circa 700 allevatori) per una crisi che parte da lontano e che è peggiorata con l'epidemia Covid. Una situazione molto complessa esplosa poi con l'impennata dei costi dell'energia e delle materie prima: si pensi che Latte Trento (che da sola produce il 30% del latte trentino) nel mese di agosto dell'anno scorso pagava di gas bollette per 45mila euro mentre a dicembre è arrivata a pagare 300mila con aumenti esponenziali.

 

E i caseifici trentini sono ormai in ginocchio: i costi delle utenze, rispetto all'anno scorso, sono aumentati di (quasi) 5 volte tanto e il rischio è quello che un intero sistema scompaia. "Tra 6 mesi i nostri 700 allevatori potrebbero diventare 500 (se la situazione non dovesse cambiare)", ha spiegato a Il Dolomiti il presidente del Concast Stefano Albasini (Qui articolo).

 

"Siamo preoccupatissimi per la tenuta dei caseifici - spiega Broch - che si confrontano con prezzi a dir poco esorbitanti e perché le ripercussioni della crisi possono colpire anche gli altri attori del settore. Le stalle stringono i denti come possono e portano avanti come possono l'attività ma se, nonostante la fornitura del latte, il liquidato non riesce a garantire la possibilità di assorbire almeno i costi di produzione, il sistema rischia di crollare a cascata in tutte le sue componenti".

 

E' un momento estremamente complicato per gli allevatori: prima il lockdown e le restrizioni per fronteggiare Covid ha assestato un duro colpo con la chiusura dei servizi di ristorazione e dei pubblici esercizi, poi l'economia è ripartita ma l'inflazione e la crescita dei prezzi hanno creato ulteriori incertezze nella gestione dei bilanci. La siccità è l'ultimo tassello di quella che sembra una tempesta perfetta (Qui articolo).  

 

"Qui non riusciamo a produrre il 100% del foraggio per la conformazione del territorio e si riesce a reperire con grandissima fatica sul mercato esterno - aggiunge il presidente della Federazione degli allevatori del Trentino - i prezzi però sono in media raddoppiati. Con la siccità il livello di produzione è diminuito e, soprattutto, in pianura c'è una grandissima carenza. Poi si aggiungono i costi per l'energia e per le altre materie prime. E' una situazione di oggettiva difficoltà che colpisce tutti i settori economici del Trentino ma che ha poi conseguenze peculiari in ciascun ambito".

 

Nei primi sette mesi una quindicina di stalle ha alzato bandiera bianca mentre le ultime perturbazioni e le ultime piogge hanno, solo in parte, rimediato ai danni causati dalla siccità. Abbastanza da poter portare a termine nei tempi stabiliti i periodi di alpeggio. Il rientro è previsto verso la metà di settembre.

 

"Qualcuno è rientrato in anticipo - evidenzia Broch - ma sono stati in pochi perché comunque ritornare a valle significa aumentare i costi sul fronte alimentare. E' pure difficile chiudere, non solo per gli animali da sistemare. In questi anni tanti allevatori hanno investito molto nell'attività e interrompere l'operatività non risolve nulla perché restano debiti e scadenze da ottemperare. E non è neppure facile per una famiglia con una storia importante nel settore reinventarsi in qualche altro modo. In definitiva è veramente complicato trovare un punto di equilibrio, la ruota è difficile da fermare, impossibile in caso da far ripartire. La strada più conveniente è quella di insistere e portare avanti l'azienda quasi a ogni costo, però la coperta è cortissima. Solo quest'autunno potremo avere una fotografia dello stato di salute delle imprese e del comparto".

 

Molti allevatori sono spalle al muro. Fieno e cereali sono sempre più cari, le bollette salate. Soprattutto i piccoli produttori di latte vedono i margini di guadagno assottigliarsi e in alcuni casi azzerarsi. Alcuni operatori si trovano costretti a procedere con l'abbattimento degli animali per ottimizzare la gestione aziendale. Le vacche più anziane e meno produttive finiscono al macello perché altrimenti si lavora in perdita.

 

"Alcuni ricorrono all'abbattimento. Una decisione non facile, una dinamica che avviene soprattutto nel bresciano in questo momento ma anche in Trentino non mancano i casi e si nota un calo del numero di animali. L'alimentazione ha costi in alcuni casi insostenibili, magari la vacca produce poco latte oppure ha qualche problema e allora per riequilibrare i costi si ridimensiona una stalla e c'è un po' di respiro sul fronte del reddito, però le gambe restano corte perché i benefici non sono a lungo termine, si produce meno latte e poi si ritorna sostanzialmente al punto di partenza", dice Broch. "Oltre alla speculazione del fieno, alcuni allevatori abbattono le mucche". Conferma a Il Dolomiti il presidente del Concast, Stefano Albasini. "Gli esemplari che producono poco latte o anziane. Un modo per diminuire i costi nelle stalle. Ci sono operatori che sono scesi da 40-50 a 30 vacche nell'ottica di risparmiare. Una scelta difficile per il valore affettivo ma che consente di gestire i costi dei mangimi, ormai altissimi".

 

La Provincia ha inserito recentemente nell'assestamento di bilancio nuove misure di sostegno alla categoria, piazza Dante ha stanziato circa 4 milioni per sostenere il mondo zootecnico.

 

"Un aiuto che consente di far fronte a qualche difficoltà ma oggi si vive alla giornata, le difficoltà e le incertezze sono tantissime, accentuate anche dalla difficile congiuntura internazionale. Sono necessari ulteriori interventi perché questo settore è strategico per il Trentino. Non solo sotto il profilo economico ma anche da quello culturale e ambientale. Si pensi alla garanzia della salubrità dei prodotti che consumiamo sulle tavole quali latte, i formaggi e le carni. Poi la zootecnia rappresenta un presidio, contribuisce alla cura e alla conservazione del territorio con un apprezzato apporto al settore turistico, anche a quote alte", conclude Broch.

 

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