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| 29 mag 2022 | 18:15

Guerra in Ucraina, per la Cgia le famiglie del Trentino Alto Adige sono le più penalizzate d'Italia: salasso da 1700 euro. Dall'aumento bollette al calo del potere d'acquisto

A livello territoriale le famiglie più penalizzate saranno quelle residenti in Trentino Alto Adige (-1.685 euro), nella Valle d’Aosta (-1.473 euro) e nel Lazio (-1.279 euro). Per quanto riguarda la prima e la seconda regione, spiegano dall'Ufficio stadi di Mestre, si risentirà principalmente, dell’aumento dei costi energetici

TRENTO. Una riduzione del Pil di circa 24 miliardi di euro e un calo del potere di acquisto delle famiglie italiane pari a 929 euro. Questa l'analisi che è stata diffuso nelle scorse ore dalla Cgia di Mestre che prende in esame gli effetti della guerra in Ucraina sull'anno in corso.

 

A livello territoriale le famiglie più penalizzate saranno quelle residenti in Trentino Alto Adige (-1.685 euro), nella Valle d’Aosta (-1.473 euro) e nel Lazio (-1.279 euro). Per quanto riguarda la prima e la seconda regione, spiegano dall'Ufficio stadi di Mestre, si risentirà principalmente, dell’aumento dei costi energetici. La terza, che è decisamente condizionata dai risultati della provincia di Roma, patirà, in particolar modo, del forte calo dei consumi interni e per l’effetto dell’inflazione sui beni importati.

Altrettanto critica, però, è anche la situazione in Veneto (-1.065 euro), in Toscana (-1.059 euro) e in Basilicata (-1.043 euro); in queste due realtà del Centro-Nord la perdita di potere d’acquisto sarà riconducibile, in particolar modo, alla contrazione della domanda interna e ai rincari delle bollette di luce e gas, così come nel Piemonte (-1.039 euro) e in Emilia Romagna (-1.035 euro). Per le regioni del Sud, infine, l’impatto della crisi sarà meno “violento”.

 

I RISULTATI ANALIZZATI DALLA CGIA

I risultati, viene spiegato in una nota, arrivano dal confronto tra le ultime previsioni di crescita del Pil realizzate prima dell’avvio del conflitto (gennaio di quest’anno) con le successive realizzate dopo l’invasione russa (aprile scorso). Da qui emerge che la diminuzione della ricchezza prodotta nel nostro Paese sarà dell’1,4 per cento.

In termini assoluti il deterioramento della situazione economica generale provocherà una riduzione in termini reali del Pil pari a 24 miliardi di euro che, rapportati ai 25 milioni di famiglie presenti in Italia, si traduce in una perdita di potere d’acquisto per ciascun nucleo di 929 euro.

 

L’inflazione quest’anno è prevista attorno al 6 per cento e, come sostengono gli esperti, è una tassa e della peggiore specie. Non si versa come gli altri tributi, ma la si “paga” subendo la riduzione del potere d’acquisto che colpisce, in particolar modo, chi ha un reddito fisso.

 

Se quella presente quest’anno è alimentata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici che importiamo dall’estero, questo tipo di inflazione è ancor più allarmante perché colpisce le famiglie meno abbienti. Secondo l’Istat, infatti, con un caro vita in crescita del 6 per cento, questo si traduce in un incremento effettivo dell’8,3 per cento per le famiglie più povere e del 4,9 per cento per quelle benestanti.

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