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Mancano stagionali in Trentino, ''In Alto Adige pagano il 25% in più''. Le imprese: ''Non solo questione economica: lavoro duro e con Covid i giovani preferiscono altro''

Andrea Grosselli (Cgil): "Serve intervenire sui salari, sulla conciliazione lavoro-vita e sugli ammortizzatori sociali". Paolo Turrini (presidente dell'associazione ristoratori Alto Garda e Ledro): "se si paga un addetto 1.500 euro, all'azienda costa quasi 3 mila euro. Se si riuscisse a sgravare la tassazione, si aumenta la capacità di assumere e di ruotare il personale, ma anche di aumentare il potere d'acquisto"

Di Luca Andreazza - 11 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. L'inverno agli sgoccioli con la Pasqua che segna l'avvio della primavera, soprattutto per le zone di lago, e l'avvicinamento alla stagione estiva ma a pesare c'è l'incognita legata ai lavoratori stagionali. Il Garda è già in difficoltà su questo fronte mentre la montagna si potrebbe trovare a fare i conti tra qualche settimana con la pianificazione della bella stagione.

 

Fino a qualche settimana fa la situazione è stata definita drammatica dal punto di vista della ricerca dei professionisti (Qui articolo). "E non è cambiato molto - dice Paolo Turrinipresidente dell'associazione ristoratori Alto Garda e Ledro- il quadro resta complicatissimo: alcuni colleghi hanno deciso di esternalizzare alcuni servizi, come il gelato: arriva già pronto perché non si riesce a produrlo in casa. Altri operatori rinunciano a qualche fila di tavoli nei plateatici oppure riducono i coperti per mantenere la qualità dell'offerta. La Pasqua sarà difficile e non si prospettano grandi soluzioni: si devono stringere i denti". 

 

Nel frattempo è stata rinnovata la campagna di recruiting di stagionali per la stagione estiva, l'obiettivo è quello di sostenere e di qualificare il turismo trentino, mettendo “la persona giusta al posto giusto”, al fine di regalare al turista che sceglie il nostro territorio come meta per le proprie vacanze un'esperienza indimenticabile, in un ambiente accogliente e professionale. Un'iniziativa già avviata nel 2020 da Agenzia del lavoro con la collaborazione tra AsatConfesercentiConfcommercioEnte bilaterale del turismoCgilCisl Uil. La reperibilità degli stagionali preoccupa, infatti, tantissimo gli esercenti. Gli imprenditori che ruotano intorno al comparto del turismo sono partiti già in sofferenza sul fronte invernale per quanto riguarda il reperimento degli stagionali (Qui articolo). 

 

L'industria delle neve è entrata nell'ultima fase ma già ci sono campanelli d'allarme per l'estate prossima che dovrebbe portare a un ulteriore passo in avanti rispetto alla normalità nel contesto della crisi Covid. Questo week end di bel tempo e l'incombenza della Pasqua impongono riflessioni alle zone lacunari. Si fatica a trovare stagionali. 

 

"Sono due le priorità sulle quali intervenire: salario e condizioni di lavoro in primis e poi la necessità di allungare i periodi coperti dagli ammortizzatori sociali. C'è un differenziale troppo ampio rispetto all'Alto Adige - commenta Andrea Grosselli, segretario della Cgil - quasi un miliardo di differenza nel Pil a fronte di condizioni e offerta turistica simili. Lì si guadagna il 25% in più e quindi in Trentino il settore diventa ancora meno attrattivo mentre il costo della vita continua a salire". 

 

Un altro ostacolo è quello che ruota intorno alla conciliazione vita-lavoro. "E' un'occupazione dura e il periodo particolarmente concentrato - evidenzia Grosselli - ma si devono trovare soluzioni per fidelizzare il lavoratore. Ogni anno un quarto degli addetti è straniero o non residente in Trentino. L'alto turn over incide sulla qualità dell'accoglienza. La stabilità occupazione è importante e bisogna alzare l'asticella: salari più alti significa investire sulla professionalità". 

 

Poi c'è la destagionalizzazione. "Serve una politica di marketing - aggiunge il segretario della Cgil - per allungare i periodi e che tenga conto del cambiamento climatico e delle sensibilità che sono cambiate, il turismo soft è un fattore di sviluppo che può rappresentare un volano per aumentare la ricchezza ma è soprattutto il privato a dover intervenire. Poi un'altra misura è quella del potenziamento degli ammortizzatori sociali: se si lavora 6 o 7 mesi, poi mancano due mensilità per coprire un anno previdenziale. Sono poche le aree che riescono a occupare per almeno 8 mesi. Si deve chiudere il contratto collettivo provinciale con Asat e Confcommercio".

 

Spesso si dice che a incidere sulle carenza di personale è anche il reddito di cittadinanza. "E' una situazione destituita da ogni fondamento. Il tasso di disoccupazione in Trentino è del 3,2% sulla base dei dati del IV trimestre del 2021, solo il 2,7% del 2007 è inferiore. I lavoratori cambiamento orientamento e settore oppure cercano altrove, per esempio in Alto Adige: c'è competizione tra territori e la strategia deve essere quella di migliorare le condizioni di lavoro".

 

La stagione estiva occupa circa 15 mila lavoratori stagionali ma molti addetti avrebbero preferito cambiare settore, mentre le limitazioni per fronteggiare Covid e le situazioni di incertezza hanno diminuito gli arrivi dall'estero. "Si può valutare di alzare gli stipendi - spiega Turrini - che sono quelli degli accordi sindacali, e si può rivedere la contrattazione. Bisogna però considerare i premi che molti imprenditori elargiscono agli addetti oppure i benefit, come i pranzi e le cene in struttura oppure l'alloggio, soprattutto quest'ultimo aspetto è prioritario perché per esempio nell'Alto Garda sono tutti a locazione turistica e non si trovano spazi".

 

Ma per gli esercenti non è solo una questione economica. "Il problema è un altro - commenta Turrini - questo lavoro richiede sacrifici che naturalmente incidono sulla qualità della vita. Gli imprenditori e i titolari hanno scelto questa professione con passione ma si lavora il sabato sera, la domenica e i festivi. L'emergenza Covid ha accelerato questa dinamica per cui un giovane magari preferisce altri settori. E' danni che i settori produttivi chiedono di abbassare il costo del lavoro: se si paga un addetto 1.500 euro, all'azienda costa quasi 3 mila euro. Se si riuscisse a sgravare la tassazione, si aumenta la capacità di assumere e di ruotare il personale, ma anche di aumentare il potere d'acquisto: un addetto che spende crea economia". 

 

Da diversi anni si punta sulla destagionalizzazione ma i margini sono ancora ampi, più facile a dirsi che a farsi. "Nell'Alto Garda - continua Turrini - abbiamo realtà molto importanti e brave negli eventi, come l'Azienda per il turismo o Riva del Garda Fierecongressi però da altre parti è più complicato uscire dai periodi classici di vacanza. Ma tutte le zone sono in difficoltà, manca l'incontro tra domanda e offerta: non bisogna generalizzare ma alcuni utilizzano la disoccupazione come secondo lavoro e servirebbero controlli rigidi perché ci sono storture e distorsioni del meccanismo". 

 

Insomma, alberghi e ristoranti rischiano di dover soffrire sul fronte personale. "Non c'è conflittualità tra le parti sociali e gli imprenditori. Ci sono prerogative magari in alcuni casi diversi ma puntiamo tutti agli stessi obiettivi: dobbiamo continuare a dialogare per trovare soluzioni e per riuscire a dare un'ulteriore spinta a questo settore strategico per il Trentino", conclude Turrini.

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