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Record per la spesa militare globale, gli Usa spendono 12 volte più della Russia (che a sua volta spende 11 volte più dell'Ucraina)

Nel 2021 gli States hanno speso in armamenti 801 miliardi di dollari, il 38% della spesa complessiva a livello mondiale. Segue la Cina a 274 miliardi e poi India, Regno Unito e Russia (a 65,9 miliardi). L'Ucraina è al 36esimo posto con 5,9 miliardi di dollari di spesa

Di Filippo Schwachtje - 26 aprile 2022 - 19:26

TRENTO. La spesa militare a livello globale ha toccato nel 2021 un nuovo apice, superando la soglia dei 2mila miliardi di dollari complessivi. A riportare i dati è lo Stockholm international peace research institute in un rapporto nel quale si sottolinea come la spesa complessiva, arrivata nel 2021 a 2.113 miliardi di dollari, sia in continua crescita a partire dal 2015, dopo l'invasione e annessione russa della Crimea del 2014. Secondo gli autori dello studio, alla luce dell'invasione russa dell'Ucraina è poi probabile che l'attuale trend si confermi anche nei prossimi anni, portando ad ulteriori aumenti delle spese militari.

 

Guardando alla classifica stilata dall'istituto, il predominio statunitense negli investimenti in armamenti risulta chiaro: gli States sono infatti al primo posto con 801 miliardi di dollari di spesa (-1,4% rispetto al 2020), che equivale al 38% della spesa complessiva a livello globale (e al 3,5% del Pil nazionale). Dietro gli Usa la Cina, con 293 miliardi di dollari (1,7% del Pil), l'India (76.6 miliardi di dollari, 2,7% del Pil) ed il Regno Unito (68,4 miliardi di dollari, 2,2% del Pil). Al quinto posto c'è poi la Russia, protagonista dell'aggressione che da due mesi sta devastando l'Ucraina, con 65,9 miliardi di dollari di spesa militare (+2,9% rispetto al 2020, che equivalgono al 4,1% del Pil nazionale).

 

Nel 2021 insomma, gli Stati Uniti hanno speso nel settore degli armamenti circa 12 volte di più della Russia, che a sua volta ha speso circa 11 volte più dell'Ucraina, in 36esima posizione con “soli” 5,9 miliardi di dollari di spesa militare (pari al 3,2% del Pil nazionale).

In Italia la spesa per il 2021 è arrivata a quota 32 miliardi di dollari, pari all'1,5% del nostro Pil. Come detto però, il trend attuale vede gli investimenti in armamenti in crescita a livello globale e proprio in Europa, dopo l'aggressione russa, sono diversi i Paesi (a partire dalla Germania e dall'Italia) che hanno già annunciato di voler aumentare ulteriormente le proprie spese militari. Al di fuori del Vecchio Continente poi, la Cina ha aumentato le proprie spese nel 2021 del 4,7% rispetto al 2020, segnando il 27esimo anno consecutivo di crescita. Un piano di sviluppo militare che spinge altri Paesi che si affacciano sulla regione del Pacifico, come Giappone ed Australia, a reagire di conseguenza (gli aumenti percentuali di spesa militare rispetto al 2020 sono stati rispettivamente del 7,3% nel Paese del Sol Levante, arrivato ad un totale di 54,1 miliardi di dollari, e del 4% in Australia, subito dietro all'Italia con 31,8 miliardi di dollari di spesa).

 

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sottolineano gli autori dello studio, la voce di spesa cresciuta maggiormente è quella della ricerca e sviluppo (+24% dal 2012), mentre i fondi per l'approvvigionamento di armi sono scesi del 5,4% tra il 2020 ed il 2021. Tra i settori della difesa che hanno visto una crescita maggiore nel 2021, si legge nel report, c'è quello legato alla spesa per i sistemi nucleari, il che riflette: “La prevista revisione e modernizzazione dell'arsenale nucleare degli Stati Uniti”. La priorità al momento sembrerebbe quindi essere lo sviluppo di nuove tecnologie per modernizzare gli eserciti piuttosto che l'investimento pesante” in armamenti. Un processo testimoniato anche dalla spesa cinese nel primo anno del suo 14esimo piano quinquennale, scrivono i ricercatori, che durerà fino al 2025 e avrà l'obiettivo di “approfondire la 'fusione' tra la sfera militare e civile, supportando la collaborazione scientifica e tecnologica fra civili e militari in aree come il settore aerospaziale, marittimo e delle tecnologie emergenti”.

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