Dana, 300 lavoratori in presidio: "Delocalizzazione e vendita del ramo, segnale pessimo: Provincia e governo non siano spettatori"
Gli operai chiedono certezze sul proprio futuro: “La delocalizzazione in Messico è una precisa scelta di Dana di voler colpire il Trentino. La concomitanza con la vendita è un segnale pessimo. Vogliamo difendere i posti di lavoro e l'industria in Trentino e in Italia”. In sciopero tra oggi e mercoledì tutti gli stabilimenti Dana in Italia

ROVERETO. Erano in presidio sin dalle 5 di questa mattina, i lavoratori della Dana di Rovereto. E alle 9.30 sono confluiti davanti allo stabilimento lagarino i lavoratori dello stabilimento di Arco, assieme a quelli delle aziende dell'indotto arrivati coi pullman da Storo e da Borgo Valsugana, così come con tante auto private.
Gazebo, striscioni, bandiere, panini, musica, discorsi, applausi: una manifestazione sindacale come in Trentino non si vedeva da molti anni - hanno concordato varie sigle sindacali - andata avanti sino al primo pomeriggio e "graziata" anche dal bel tempo.
Tante le tute blu arrivate dalla Sapes, dalla Sata, dalla Omr, come dalle altre aziende della filiera. Presente anche una delegazione delle aziende di servizi che lavorano per Dana in appalto.
Otto le ore di sciopero degli stabilimenti trentini di Dana e dell'indotto, proclamate dalle sigle sindacali rappresentate nelle Rsu, ossia Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Cub-Trento, con una adesione fino al 100 per cento pressoché ovunque.
I lavoratori chiedono certezze sulla tenuta occupazionale, messa a rischio dalla delocalizzazione in Messico di parte della produzione dello stabilimento di Rovereto, e vogliono garanzie sul futuro degli stabilimenti italiani, reso incerto dalla vendita dell'intera divisione off-highway della multinazionale americana (una situazione che il Dolomiti aveva raccontato in maniera approfondita qualche settimana fa).
Preoccupazioni che pesano come un macigno sulle teste di 2.000 famiglie trentine: tanti sono, sommati assieme, i lavoratori degli stabilimenti Dana di Arco e Rovereto e delle aziende dell'indotto e dei servizi.
Il timore forte è che la concomitanza di delocalizzazione e vendita sia il presagio, il segnale preciso, della volontà della società di disinvestire dal Trentino.
La protesta si inserisce in una mobilitazione nazionale degli stabilimenti Dana, per difendere questa eccellenza della meccanica e dell'automotive. Le organizzazioni sindacali chiedono il riconoscimento del coordinamento sindacale nazionale affinché vi sia trasparenza e non si mettano gli stabilimenti italiani in competizione tra loro.
"In Trentino la direzione aziendale - sono le parole dei segretari trentini delle sigle sindacali che hanno indetto la mobilitazione di oggi - cerca di rassicurare i lavoratori sostenendo che non c'è nulla di cui preoccuparsi, ma sono solo chiacchiere per tentare di far fallire gli scioperi e intanto fare magazzino in vista della delocalizzazione. Noi non ci accontentiamo di chiacchiere, vogliamo impegni precisi sull'occupazione, sugli investimenti in Trentino e in Italia, sul futuro dello stabilimento di Rovereto e di tutti gli stabilimenti italiani".
Un quadro complesso in cui, secondo i sindacati, deve fare la propria parte anche la Provincia. “Piazza Dante non può rimanere spettatore muto, Dana e il futuro dell’industria in Trentino deve essere una priorità”.
La mobilitazione è stata anche un invito a tutte le forze politiche e alle istituzioni a mettersi a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, per garantire un futuro all’industria trentina.
Al presidio di oggi erano presenti e hanno fatto sentire la propria voce - con messaggi di solidarietà e l'impegno ad adoperarsi per il futuro dei lavoratori - rappresentanti della giunta comunale di Rovereto, un’ampia delegazione di consiglieri comunali e provinciali, diversi parlamentari, anche alcune associazioni.
Le Acli trentine hanno ribadito la loro solidarietà e vicinanza a tutti i lavoratori della Dana, mentre l'onorevole trentina del Partito Democratico Sara Ferrari, intervenuta al presidio, ha chiesto un'audizione urgente al ministro Urso per aggiornamenti sulle misure di salvaguardia dello stabilimento di Rovereto e dei 3.800 lavoratori italiani, sollecitando anche l'intervento della Provincia Autonoma di Trento.












