Fino a due anni di stipendi per "azzerare" i mutui: in Trentino-Alto Adige l'esposizione media raggiunge i 49 mila euro per famiglia
L'analisi de Il Sole 24 Ore: il rapporto tra salari e debito misura la sostenibilità finanziaria dei nuclei familiari, calcolando quante mensilità servirebbero per estinguere completamente i prestiti in essere

TRENTO. In Italia in media sono necessarie 17 mensilità di stipendio per azzerare il debito familiare generato da mutui e prestiti.
È questa la fotografia che emerge da un’analisi del Sole 24 Ore, basata sulle retribuzioni provinciali lorde (Istat 2023) e sui dati Crif relativi al credito delle famiglie aggiornati a giugno 2025. Il rapporto tra salari e debito misura la sostenibilità finanziaria dei nuclei familiari. La simulazione parte dall’ipotesi che l’intera retribuzione venga destinata alla chiusura delle pendenze: ne emerge un indicatore di sostenibilità, fermo restando che la rata – per criterio generale – non dovrebbe superare un terzo dello stipendio netto.
Ma in alcune zone il peso dell’indebitamento è sensibilmente più alto: a Rimini ne servono 29, poco più basso il dato per gli abitanti del Trentino-Alto Adige, mentre in province come Frosinone e Biella bastano "solo" 13 stipendi per tornare in equilibrio.
Dietro il dato medio nazionale però si scopre una geografia economica molto disomogenea. Al Nord e in alcune aree del Centro i mutui per la casa sono più diffusi e i prezzi immobiliari più elevati, motivo per cui il debito pro capite tende a crescere: in Trentino-Alto Adige, tanto per restare dalle nostre parti, l’esposizione media raggiunge quasi 49 mila euro per famiglia, mentre in Lombardia si attesta intorno ai 40 mila euro.
In Calabria per contro il debito medio non supera i 19 mila euro, meno della metà rispetto ai territori più esposti, complice il minor costo delle abitazioni e una minore propensione a indebitarsi. Discorso analogo anche in Sicilia e Molise dove i prestiti residui restano contenuti, sotto i 22 mila euro.
Le differenze però non dipendono solo dal mercato immobiliare, a incidere sono anche la capacità di risparmio, la stabilità occupazionale e la propensione culturale al credito: al Sud, ad esempio, pesa la maggiore prudenza finanziaria e il ruolo ancora forte delle reti familiari, che spesso riducono la necessità di ricorrere a finanziamenti.
Dove invece i redditi sono più alti e il costo della vita più elevato, cresce anche l’utilizzo del credito. A Livorno oltre tre cittadini su quattro hanno almeno un prestito attivo (76,9%), in province come Bolzano, Trento e Sondrio invece meno di quattro persone su dieci risultano indebitate: un segnale che reddito alto e ricchezza patrimoniale riducono la dipendenza dal credito.
Il quadro che emerge, come spesso accade, è quello di un’Italia a più velocità: più esposta nelle zone dove il reddito è alto ma anche il costo della vita lo è; più prudente dove la ricchezza è minore ma il sistema sociale resta solido. Nel mezzo una fascia crescente di famiglie che fatica a trovare un equilibrio tra reddito, risparmio e debito, in un contesto economico dove l’inflazione e i tassi elevati rendono più complesso mantenere la sostenibilità finanziaria nel tempo.











