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| 15 aprile | 12:47

Valdastico, intesa Trentino-Veneto con la "benedizione" di Salvini: "Sì al progetto con uscita a Trento Sud e alla holding autostradale del Nord Est"

Al Vinitaly di Verona vertice tra i governatori Stefani e Fugatti con il vicepremier Salvini: "Via libera alla holding del Nord Est e alla Valdastico"

di Redazione

TRENTO. Si sblocca, almeno sul piano del dibattito politico e "territoriale", l'annoso capitolo Valdastico: quella che riguarda la A31 è a tutti gli effetti una delle infrastrutture del Nord Est sulla quale si discute da decenni.

 

Il Vinitaly di Verona è diventato il contesto perfetto per un incontro tra il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini con il presidente del Veneto Alberto Stefani e il governatore del Trentino Maurizio Fugatti.

 

Al centro del rapido ma incisivo confronto, l'intesa sul tracciato dell'arteria confermando l'innesto a Trento Sud e, questione di non minore importanza, l'holding autostradale unica per il Nord Est.

 

"L’uscita sarà all’Acquaviva", ha confermato lo stesso Fugatti al termine dell'incontro. "Avrei preferito Rovereto Sud, ma se non possiamo farla lì procederemo dando seguito agli accordi stretti dal centrosinistra con il ministro Delrio nel 2016".

 

In effetti il corridoio con sbocco a Sud di Trento era già stato previsto ai tempi dell’amministrazione di Ugo Rossi, anche se poi la proposta era caduta nel vuoto: ora il ripristino del progetto di 10 anni fa rappresenta (anche) un punto di incontro per limitare le voci critiche. Lo scorso 3 febbraio il consiglio provinciale trentino ha approvato una mozione che prevedeva l’uscita della Valdastico a Trento Sud (17 voti a favore, 14 contrari), ritenuta "la soluzione più idonea e già supportata da infrastrutture esistenti, impegnando la Giunta a portare avanti tale scelta".

 

La Valdastico dovrebbe entrare a far parte della futura holding autostradale unica del Nordest, con "perno" in Concessioni Autostradali Venete. Stefani ha spiegato che l’obiettivo è arrivare quanto prima al piano economico-finanziario in cui inserire l’opera. E dentro il nuovo contenitore della holding potrebbero finire anche la Brescia-Padova e la Pedemontana.

 

Naturalmente non sono mancate le reazioni: "Sulla futura holding autostradale - ha detto il capogruppo del Pd in consiglio regionale veneto, Giovanni Manildo - siamo ancora nel campo delle pure dichiarazioni d’intenti: ad oggi non esiste nulla di scritto nero su bianco che ci permetta di esprimere valutazioni oggettive. Quello che è certo, però, è che il modello Cav non può essere replicato: gli utili generati dalle nostre autostrade devono tornare al territorio sotto forma di investimenti per la sicurezza e per il completamento di quelle opere compensative che i cittadini attendono da anni". 

 

"Il rischio che intravediamo è che questa operazione serva solo a creare un paracadute finanziario - prosegue Manildo -. Gli utili derivanti da arterie stradali fondamentali non possono e non devono essere utilizzati per ripianare i debiti derivanti dalla gestione fallimentare della Pedemontana Veneta. Sarebbe un torto imperdonabile verso i veneti: quelle risorse servono per la manutenzione, per ridurre i rischi stradali e per sbloccare i cantieri delle opere accessorie, rimaste troppo a lungo chiuse nei cassetti della Regione”.

 

“Chiediamo a Stefani la massima trasparenza. Devono dirci chiaramente - conclude Manildo - quale ruolo avrà la Pedemontana all’interno della nuova Holding. Prima di procedere, vogliamo vedere i documenti e i piani economico-finanziari, non solo annunci a mezzo stampa”.

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