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Dallo Stivo al Rosetta, l'estate dei Rifugi tra maltempo e greenpass: ''Meglio del 2020 ma lontani dal 2018/19. Salvati dagli stranieri ma mancano gli inglesi''

Le stagioni 2018 e 2019 sono ancora molto lontane per numeri e presenze anche perché sono state da record ma le cose sono comunque andate meglio della prima estate di pandemia. Lott: ''Quasi tutti i clienti hanno il green pass, e chi non ce l’ha mangia tranquillamente all’esterno''. Bighellini: ''Noto un senso di stanchezza generale verso le misure di contenimento, anche se la maggior parte delle persone sono rispettose''

Di Marianna Malpaga - 30 agosto 2021 - 06:01

TRENTO. La stagione estiva in alta quota sta andando meglio rispetto a quella del 2020, il primo anno in cui i gestori dei rifugi, così come i loro avventori, si erano ritrovati a dover fare i conti con le misure di contenimento della pandemia di Covid-19. I numeri però, come racconta Mariano Lott, che assieme alla moglie Roberta Secco gestisce il Rifugio Rosetta, sulle Pale di San Martino di Castrozza, sono ancora bassi se paragonati a quelli delle stagioni 2018 e 2019, che avevano visto un incremento del turismo di montagna.

 

“Ritornare a quei livelli sarebbe un sogno, però ovviamente si tratta di un’ipotesi ancora prematura”, dice. Le presenze registrate finora al Rifugio Rosetta sono state più alte di un 10 per cento circa rispetto a quelle del 2020. “Ci siamo salvati a luglio con gli stranieri, perché di italiani ce n’erano veramente pochi – aggiunge -. Quei pochi li abbiamo visti nelle settimane tra il 10 e il 25 agosto, in cui c’erano italiani e stranieri in egual misura, mentre adesso stanno tornando gli stranieri”. A luglio le presenze dall’estero si aggiravano attorno all’80 per cento. I Paesi di provenienza sono soprattutto Olanda e Belgio, mentre sono mancati i frequentatori inglesi del rifugio che, come spiega Lott, da anni erano una presenza fissa.

 

“Siamo stati chiaramente penalizzati dal fatto di non poter riempire tutto lo spazio a nostra disposizione – prosegue il gestore del Rifugio Rosetta -. Se normalmente avevo 85 posti, quest’anno ho potuto utilizzarne circa 45”. Niente problemi, invece, sul fronte green pass. “Lavoriamo molto anche a mezzogiorno, come ristorante – dice Mariano Lott -. Quasi tutti i clienti hanno il green pass, e chi non ce l’ha mangia tranquillamente all’esterno”. Quest’anno è stato il meteo a dare filo da torcere alla stagione estiva in alta quota. “Anche nella mattinata di sabato 28 agosto, c’era la neve – spiega il gestore del Rifugio Rosetta -. All’esterno ho due grandi ombrelloni, e li avrò aperti forse tre volte. Non sono mai serviti”.

 

Positivo il bilancio anche per la Rifugio Prospero Marchetti sul Monte Stivo, che quest’anno ha aperto i battenti il 25 aprile, in anticipo rispetto al solito. “Normalmente apriamo a giugno, ma, avendo lavorato poco d’inverno, ho deciso di anticipare l’inizio della stagione estiva”, spiega Alberto Bighellini, gestore del rifugio, che a inizio agosto ha ottenuto il marchio “Ecoristorazione Trentino”. Le regole sul green pass, spiega Bighellini, sono una “penalizzazione” per i rifugi. “È un controsenso che chi non ha il green pass possa mangiare al bancone e all’esterno e possa anche usufruire dell’attività alberghiera, ma non possa invece mangiare all’interno, seduto a un tavolo. Io sono vaccinato e non nutro alcuna riserva sul vaccino in sé, ma mi dà fastidio che la responsabilità di controllare queste cose ricada su noi gestori dei rifugi”.

 

Anche al Rifugio Prospero Marchetti le presenze sono aumentate – anche se leggermente - rispetto al 2020. Qui, però, c’è un 50 per cento di stranieri (Germania, Repubblica Ceca, Belgio e Olanda) e un 50 per cento di italiani. “Gli italiani generalmente vengono nel weekend, mentre la presenza straniera è più forte durante la settimana”, spiega Bighellini, che gestisce il rifugio sul Monte Stivo da quattro anni. Se le misure di contenimento gravano sui gestori dei rifugi, si può dire però che, nel complesso, le persone sono attente a rispettarle. “Non ho avuto molti problemi legati a persone che non si mettevano la mascherina o si intestardivano perché volevano mangiare all’interno senza green pass – conclude Bighellini -. Noto solo un senso di stanchezza generale verso le misure di contenimento, anche se la maggior parte delle persone sono rispettose”.

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