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All'insegna dei materiali green, ecco il nuovo rifugio Mandrone: "Una struttura moderna, minimal e più funzionale"

Sono stati scelti materiali nel rispetto dell'ambiente, per rinnovare il rifugio Mandrone di proprietà della Sat. A caratterizzarlo oggi, non soltanto il larice delle foreste trentine, ma anche la tonalite dell'Adamello e tubolari (vuoti) in acciaio, in ricordo della Grande guerra

Di Sara De Pascale - 05 agosto 2022 - 11:07

SPIAZZO. Ha un aspetto moderno e minimal, con un arredamento creato ad hoc e ricavato da quel larice che ha sempre caratterizzato i suoi interni: è il rifugio Mandrone, sul gruppo dell'Adamello, che sorge a 2449 metri di altitudine, oggi, con un aspetto del tutto rinnovato. 

 

"Abbiamo rifatto il tetto, isolato gli esterni e ristrutturato tutta la parte relativa al secondo piano - racconta a Il Dolomiti Davide Gallazzini, accanto alla madre e al padre, gestore del rifugio Mandrone da 42 anni - dove prima sorgevano stanzoni da 30 posti, ora vi sono invece comode e più intime camere da 4 letti".

 

Così, con un lungo elenco di migliorie, Gallazzini descrive entusiasta il nuovo volto del Mandrone, che oggi vede i suoi spazi ampliati in maniera più funzionale non soltanto per chi vi lavora all'interno ma anche per coloro i quali approderanno d'ora in poi nella struttura. 

 

"Fino a qualche tempo fa, quando il rifugio era pieno, dovevamo fare due turni per permettere a tutti gli ospiti di mangiare, dovendo praticamente mandare via dai tavoli i clienti - confessa il rifugista - oggi invece, con una sala che contiene ben 60 posti in più a sedere, questo problema non si porrà più", aggiunge Gallazzini soddisfatto, dichiarandosi felice degli interventi voluti e recentemente portati a termine dalla Sat, legittima proprietaria della struttura. 

 

Un luogo che, se prima offriva 100 posti letto e 50 posti per consumare i pasti, oggi offre invece un "numero di sedie e letti ben proporzionato in una struttura che, oltretutto, grazie alle nuove vetrate, permette una straordinaria vista sulla bocca del ghiacciaio Mandrone", sottolinea il gestore.

 

In merito al racconto dei lavori che prendevano avvio nel mese di luglio dello scorso anno (e commissionati dalla Sat),  si aggiunge poi anche l'architetto Ascanio Zocchi, disegnatore del progetto accanto al geometra dell'ufficio tecnico Sat: "Ciò che più mi dà soddisfazione è essere stato parte del rifacimento di una struttura che in particolare guarda al rispetto dell'ambiente -esordisce - tema caro non soltanto a me ma soprattutto alla Sat", dichiara Zocchi.

 

L'architetto si è infatti occupato di progettare gli interni del rifugio, interamente realizzati con materiali green: "I mobili sono stati costruiti con larice massello proveniente dalle foreste del Trentino - spiega - in altri punti della struttura (come nel caso del bancone - FOTO) abbiamo invece utilizzato la tonalite dell'Adamello: prodotti reperibili praticamente a chilometro zero". Insieme alla scelta di legno e granito, un'attenzione particolare è stata riservata al trasporto dei materiali che, a quota quasi 2500 metri, "non è poi così semplice", commenta.

"Abbiamo cercato di ridurre al minimo gli sprechi - spiega Zocchi - partendo dall'ottimizzazione del legno (nei tagli e negli spessori), passando all'organizzazione del trasporto dei mobili in elicottero, questi, realizzati più leggeri per non gravare troppo sul carico e più minimal per realizzare il minor numero di viaggi possibile". Tavoli molto esili e "sedie altrettanto delicate" hanno costituito infatti non soltanto vantaggi relativi all'elitrasporto ma garantiscono (in più) oggi una vista mozzafiato, favorita anche dalle grandi vetrate che aprono le vedute del rifugio Mandrone. 

Le caratteristiche ecosostenibili della nuova struttura non si fermano tuttavia alla scelta dei materiali ma si aggiungono alla "centralina idroelettrica che permette da anni al rifugio di risparmiare energia e di supportare la teleferica per il trasporto dei viveri".

 

Accanto alle scelte del mobilio, che favoriscono la vista della bocca del ghiacciaio, anche quelle relative invece al ricordo di quanto su quelle montagne è avvenuto, in particolare, durante la Grande guerra: "Sotto ai tavoli e alle sedie abbiamo messo dei tubi in acciaio verniciato che vogliono rappresentare le canne dei fucili utilizzati durante la Prima guerra mondiale, conflitto che ha interessato anche questa zona", ricorda l'architetto.

 

Il rifugio Mandrone è ora quindi pronto a ospitare nuovi escursionisti, non soltanto grazie agli spazi ampliati ma anche all'insegna d'un arredamento progettato per durare "40 o 50 anni: è stato un bellissimo lavoro in team - conclude Zocchi - non è di certo facile lavorare a 2449 metri di altitudine ma ce l'abbiamo fatta. Ora i gestori saranno più comodi e con loro, nondimeno, anche i clienti".

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