Basta wi-fi al rifugio Tosa Pedrotti, il gestore: "Così la gente ha ricominciato a cantare. Ora la sera si ride e si gioca a carte come si faceva una volta"
"La modernità nei rifugi non sempre comporta miglioramenti" e lo sanno bene i gestori del rifugio "Tosa Pedrotti" di Bocca di Brenta, che durante la cena hanno deciso di limitare l'uso del wi-fi per permettere agli escursionisti di chiacchierare, ridere e conoscersi come si faceva prima dell'avvento di internet e cellulari

SAN LORENZO IN BANALE. Al rifugio "Tosa Pedrotti" Franco Nicolini gli escursionisti li accoglie con "lo spirito di chi vive e ama davvero la montagna". Fra la sveglia all'alba per guardare il sole spuntare dietro alle creste della Marmolada, il lavoro e le chiacchiere con clienti e amici, le giornate trascorrono in un soffio, all'insegna di quella 'lentezza' e autenticità che regnava "soprattutto quando non vivevamo attaccati a internet e cellulari", anticipa il rifugista a Il Dolomiti.
L'avventura di Franco, la moglie Sandra e i figli Federico e Elena ha inizio nel 2011, quando insieme decidevano di prendere in gestione il rifugio "Tosa Pedrotti" di Bocca di Brenta, a quota 2491 metri nel cuore delle Dolomiti, con la volontà di restituire a chi vi approda sensazioni tanto autentiche quando eccezionali: "Per chi non è esperto di montagna, raggiungere il rifugio è già un grande traguardo - racconta Nicolini -. C’è infatti chi si stupisce della presenza delle camerate o del fatto che alle dieci di sera vengano spente tutte le luci - precisa -. Gli alpinisti, invece, sono abituati: arrivano al rifugio per trascorrere la notte e il mattino dopo ripartono presto per intraprendere le loro scalate".
"Siamo un presidio - precisa il gestore del "Tosa Pedrotti" -. Il nostro compito non è soltanto quello di preparare e servire la pastasciutta. Rispondiamo alle domande, consigliamo itinerari, avvisiamo in caso di condizioni meteo avverse e nell’eventualità di incidenti e emergenze, siamo sempre i primi a rispondere - rivela -. Dietro a un semplice minestrone si celano i sacrifici di molte persone, perché un rifugio è come una sorta di piccolo villaggio: bisogna produrre la corrente, portare l’acqua e l’immondizia deve essere trasportata a valle. Sono azioni scontate nella vita di tutti i giorni, ma a 2500 metri richiedono ingegno e organizzazione", fa notare Franco.
"Una cassa di pomodori, ad esempio, parte dal negozio a Molveno, viene caricata su un fuoristrada e portata al Rifugio Croz dell’Altissimo. Qui viene caricata sul carrello della teleferica e sale per circa 2000 metri, fino ad arrivare nelle mani di Sandra, mia moglie. È lei la vera anima del rifugio, è lei che studia, prepara, segue la cucina: senza di lei non avremmo nulla da servire", aggiunge.
Pasti, quelli accuratamente preparati da Sandra, serviti in un'atmosfera nella quale il wi-fi è, anche se solo temporaneamente, bandito: "La modernità nei rifugi non sempre comporta miglioramenti. Quando abbiamo deciso di installare il wi-fi ci siamo presto accorti che durante la cena le persone non parlavano più con i vicini di tavolo, ma erano completamente assorbite dal telefono. Si era perso lo spirito di una serata in rifugio, la possibilità di scambiare due parole con uno sconosciuto e magari diventare amici - sottolinea Franco -. Voglio dire, dopo un primo incontro al Pedrotti c’è persino chi si è innamorato e sposato", ricorda.
Di lì, la decisione di mettere un cartello "per comunicare che durante la cena il wi-fi rimane spento. La gente ha così ricominciato a giocare alla mora o a carte, ma anche a fischiare, cantare e a battere le mani". Un breve lasso di tempo, quello precede l'ora dello spegnimento delle luci, che ora nel rifugio "Tosa Pedrotti" è divenuto tempo ricco e prezioso per stare insieme, conoscersi e trascorrere momenti di qualità che, dolcemente, sanno di passato.


















