"A Capanna Punta Penia niente wi-fi: si scorda il telefono, si ride e si fa amicizia'', Budel racconta l'estate sulla Marmolada: "Felice sia rimasto un rifugio autentico"
Alpinisti esperti e soprattutto allenati, quelli accolti da Budel a Punta Penia: "Ceniamo insieme su di un tavolo illuminato dalla sola luce d'una candela. Si ride, si chiacchiera e si fa amicizia. Niente wi-fi: così la gente si scorda del telefono e si ricorda che il bello sta nelle piccole cose". Ecco il racconto del rifugista dell'ultima stagione trascorsa in quota: "Nei momenti di solitudine mi sono dedicato alla cucina, una mia grande passione. Da piccolo sognavo di fare il pasticcere"

PUNTA PENIA. Ha chiuso il lucchetto e salutato la sua amata "capannina" il rifugista Carlo Budel che ieri, 5 ottobre, ha concluso la sua sesta stagione estiva trascorsa sulla Marmolada, a Punta Penia. "Il bilancio è buono - commenta a Il Dolomiti -. I numeri sono stati simili agli scorsi anni: ho conosciuto tante persone ma anche trascorso alcuni momenti di solitudine dei quali ho imparato a fare tesoro, perché la vita in Marmolada è anche questo".
Oltre quattro mesi in quota, senza mai scendere da Capanna Punta Penia, che Budel ora guarda con il naso all'insù: "Mi sono affezionato a quel luogo unico, a quella piccola capannina che a vederla 'non le si darebbero due lire' ma che dentro è stupenda, calda ed accogliente - rivela il rifugista -. Là si respira la bellezza delle piccole cose: esperienza che la gente apprezza".
Fra le mura del rifugio Carlo ha trascorso quasi 160 giorni dandosi un gran daffare fra la neve da spalare (fra maggio e giugno) per accogliere i primi alpinisti, la capanna da scaldare "perché la neve la rende molto umida e inospitale" e le leccornie cucinate per coloro i quali hanno deciso di trascorre una notte sulla Regina delle Dolomiti cenando attorno ad un grande tavolo, illuminato dalla sola luce d'una candela: "È così che le persone cominciano a parlare e fare amicizia: con un piatto di minestra, il buio fuori e il tepore della stufa dentro. Di cos'altro si potrebbe aver bisogno?".
La stagione estiva 2023 ha preso il via con una settimana intera trascorsa in totale solitudine: "Non mi è pesato affatto, la vita in Marmolada funziona così: stare da solo mi piace - fa sapere -. Guardare fuori dalle finestre di Capanna Punta Penia ogni mattina mi fa emozionare. Nei momenti di solitudine lassù c'è comunque sempre da fare: se non spalo neve o sistemo qualcosa mi dedico alla cucina".
"Da piccolo sognavo di fare il pasticcere - confessa -. Un sogno che si è trasformato in una passione che mi ha accompagnato per tutta la vita. Quando ancora guardavo la tv amavo seguire i programmi di cucina e cimentarmi in nuove ricette. Non ho mai smesso cucinare: tutt'oggi preparo dolci ma anche pizze e innumerevoli pietanze che propongo ai miei ospiti". Escursionisti, quelli approdati in quota quest'anno, il cui numero rispecchia più o meno quello degli scorsi anni: "La maggior parte di loro è arrivata a Punta Penia dalla ferrata: dalla tragedia dello scorso anno sono in pochissimi quelli che scelgono la normale".
Alpinisti esperti e soprattutto allenati, quelli ai quali Budel apre le porte della "capannina": "Nel 2018 e 2019 lavoravo molto durante il giorno. Allora con la cestovia in funzione c'era un gran viavai diurno. Ora invece chi arriva lo fa rigorosamente a piedi e si ferma a dormire da me, quindi il lavoro si è spostato alla sera fra cena, pernotto e colazione l'indomani - spiega il rifugista -. È bellissimo conoscere persone diverse e la cosa che mi stupisce è che capita che alcuni vogliano fare una foto con me anziché con la croce di vetta. Una donna si è allenata per diverso tempo per salire in Marmolada e mi scriveva dicendomi che lo faceva perché voleva venire a trovarmi: quando è arrivata a Punta Penia si è commossa. La Regina delle Dolomiti è anche questo".
La Marmolada, per Budel, è solitudine ma anche e soprattutto bellezza, condivisione, semplicità, "albe viste insieme, niente wi-fi, tante chiacchiere e nuove amicizie, alcune delle quali restano per sempre nel cuore. Il bello della Capanna è che è rimasta un rifugio vero - conclude -. L'anno prossimo sarò ancora a Punta Penia. In futuro? Chissà, non posso saperlo".












