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Cane ucciso dai lupi, la ricostruzione del Muse: “Descrizione diversa dalla narrazione mediatica di un accerchiamento minaccioso”

Gli esperti del Muse hanno raccolto la versione di Martino Raineri il proprietario del setter ucciso dal branco a Folgaria: “Per tutto il tempo i lupi non hanno mostrato un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’uomo”

Di T.G. - 20 gennaio 2022 - 20:46

TRENTO. Continua a far discutere la vicenda che ha visto un branco di lupi uccidere il setter di Martino Raineri che si trovava nella zona Malga seconde poste a Folgaria. Raineri raggiunto telefonicamente da Il Dolomiti ha fatto sapere, su consiglio del proprio avvocato, di non voler rilasciare altre interviste. Nel frattempo ad occuparsi della vicenda sono intervenuti anche gli esperti del Muse che hanno ricostruito l’accaduto sul sito di LifeWolfAlps, progetto europeo incentrato sulla coesistenza uomo-lupo.

 

“L’uomo – si legge nella ricostruzione del Muse (che ha sentito lo stesso Raineri) – aveva portato nel pomeriggio i suoi due cani a camminare, li ha lasciati correre liberamente monitorando i loro spostamenti grazie ai collari Gps. Il più giovane dei due cani, di otto mesi di età, si è inoltrato nel bosco, allontanandosi per circa una cinquantina di metri, e poco dopo ha iniziato a guaire disperatamente, mentre il cane adulto è tornato dal suo proprietario. Preoccupato dai lamenti del cane, Martino è andato a cercarlo, aiutato dal Gps, ma quando è arrivato sul posto ha trovato solo il collare. Poco dopo, a meno di 200 metri in linea d’aria, ha visto un branco di 7 lupi, che avevano cominciato a consumare il suo cane. Allertati dal suo arrivo, i lupi si sono allontanati dalla carcassa, scomparendo alla vista. Impaurito dalla situazione, l’uomo ha inizialmente contattato i suoi amici e poi il guardiacaccia della zona, per chiedere soccorso”.

 

Mentre era al telefono, però, i lupi sarebbero ricomparsi a circa 50 metri dall’uomo. “Solo quando Martino ha urlato – prosegue la ricostruzione del Muse – cinque lupi si sono spostati, allontanandosi e scomparendo dalla sua vista, mentre due sono rimasti a guardarlo. In particolare, uno dei due lupi è rimasto sempre in vista, a una distanza che Martino stima di 20-30 metri, e non si è allontanato nemmeno quando l’uomo gli ha tirato delle pietre per spaventarlo, ma è rimasto seduto a guardarlo. Il resto del branco non era visibile, ma se ne percepivano i movimenti nel bosco. Il tutto si è svolto in una mezz’ora circa. Per tutto il tempo i lupi non hanno mostrato un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’uomo, che afferma che non hanno mai mostrato i denti o cercato di aggredirlo. All’arrivo dei soccorsi, i lupi si sono finalmente allontanati”.

 

Gli esperti del Muse fanno sapere di aver apprezzato la pacatezza di Raineri nel raccontare la dinamica dei fatti. “La sua descrizione – spiegano – è diversa dalla narrazione mediatica di un accerchiamento minaccioso dei lupi. Resta comunque più che comprensibile lo spavento e il grande dispiacere per la perdita del proprio cane”.

 

Come ricordano gli esperti gli attacchi mortali dei lupi nei confronti dei cani in generale non sono frequenti, ma sono documentati in tutte le aree del mondo in cui il lupo è presente, Italia inclusa, con diversi casi riportati nella penisola. Secondo le statistiche disponibili, gli attacchi dei lupi ai cani sono riconducibili a tre casistiche: cani lasciati liberi di allontanarsi dal padrone o persi in aree di presenza di lupi; in particolare il pericolo è maggiore per i cani da caccia durante attività venatorie che comportano l’allontanamento del cane nel bosco su lunghe distanze, come la braccata al cinghiale o la caccia all’alce in Scandinavia; cani lasciati alla catena o incustoditi (soprattutto di notte) in spazi aperti o comunque accessibili al lupo fuori dalle abitazioni o altri tipi di proprietà; cani da guardiania mentre svolgono il proprio lavoro a protezione del bestiame domestico.

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