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Cane ucciso dai lupi, l’Enpa: “Il branco si è tenuto a distanza dall’uomo, in Trentino non si fa abbastanza informazione”

Nei giorni scorsi un cane è stato ucciso da un branco di lupi ma nella ricostruzione della Provincia mancano molti elementi importanti. Nel frattempo Fugatti e Zanotelli sono già tornati a evocare gli abbattimenti. L’Enpa: “I lupi non attaccano le persone, anzi se ne tengono lontani, come è successo anche in questo caso. Nonostante vi fosse una risorsa da difendere, si sono tenuti distanti”

Di Tiziano Grottolo - 18 gennaio 2022 - 10:06

TRENTO. Da un lato il racconto, drammatico (QUI la ricostruzione del sindaco), del 30enne che ha perso il proprio cane da caccia. L’animale è stato ucciso da un branco di lupi mentre si trovava (fuori dal controllo del padrone) nella zona Malga seconde poste a Folgaria. Dall’altra la politica che, abbandonando ogni cautela, prima ancora di capire nel dettaglio cosa sia successo ha invocato “l’abbattimento a garanzia, prima di tutto, della sicurezza”. Questo almeno il primo pensiero del presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, e dell’assessora Giulia Zanotelli, che in uno stringato comunicato hanno sottolineato la necessità di “portare a termine il percorso avviato con Ispra e Ministero per migliorare la gestione della presenza dei lupi sul nostro territorio”.

 

Eppure, come riconosciuto dalla Provincia, in Trentino è la prima volta che un’aggressione di questo tipo viene accertata anche se ciò non toglie che episodi simili potranno ricapitare in futuro. Questo però dovrebbe aprire delle riflessioni su cosa si può fare per limitare queste possibilità. Come dimostrato in un video realizzato da Paolo Scarian, amministratore del gruppo “Fiemme e Fassa il ritorno del Lupo”, generalmente questi grandi carnivori temono l’uomo e quando ne avvertono la presenza fuggono. Nella sequenza di immagini si vede un lupo che entra nell’obiettivo della fototrappola per poi fuggire, poco dopo sopraggiunge un cane, anche in questo caso lasciato libero, subito dopo il padrone.

 

Ad aver influenzato il comportamento del lupo il fatto che si trattasse di un esemplare solo, senza la forza del branco, e la vicinanza del padrone del cane. I lupi attaccano i cani domestici per vari motivi, il più delle volte per difendere il territorio o una preda da un possibile concorrente ma in altre situazioni, soprattutto i cani di piccola taglia, possono diventare delle prede. Al momento non è chiaro se il branco di Folgaria (presente in zona da diversi anni) abbia agito per difendere una carcassa o se il Setter del cacciatore sia stato aggredito in quanto potenziale preda.

 

“Fortunatamente – scrive l’Enpa in un comunicato dove comunque si esprime vicinanza alla persona coinvolta – il loro comportamento ha messo in chiaro quello che gli esperti ci dicono da sempre, cioè che i lupi non attaccano le persone, anzi se ne tengono lontani, come è successo anche in questo caso. Nonostante vi fosse una risorsa da difendere, presumibilmente molto importante per loro tutti si sono tenuti lontani dall’uomo, mantenendosi a una distanza fra i 50 e i 100 metri”.

 

Secondo l’associazione animalista però, quanto avvenuto, fa capire “che in Trentino non è stato fatto nulla” per diffondere le corrette conoscenze in grado di permettere a tutti di una ricca biodiversità, “beneficiando di un ambiente mantenuto ‘sano’ dalla presenza di specie come orsi e lupi. È compito delle Istituzioni far sì che gli animali selvatici non vengano abituati ad avvicinarsi ai centri abitati per trovarvi cibo, e invece quasi nulla è stato fatto, dopo oltre 20 anni dalla reintroduzione degli orsi e dopo quasi 10 anni dal ritorno in Trentino dei lupi. È dovere delle Istituzioni aiutare i cittadini a raggiungere le competenze necessarie per vivere l’​ambiente montano in maniera corretta e piacevole, ma invece nulla è stato fatto: le persone continuano a smarrire i propri cani permettendo che questi inseguano, feriscano e uccidano le specie selvatiche, gli enti preposti continuano a non sanzionare chi rincorre in macchina la fauna selvatica, mettendo a rischio questi animali, ma anche gli altri automobilisti che, incolpevolmente, si trovassero davanti un animale spaventato da degli incivili”.

 

Tornando al caso specifico invece è importante osservare come manchino una serie di elementi che permetterebbero di avere un quadro più completo, in particolare si attende di conoscere la relazione della forestale che con ogni probabilità ha raccolto gli elementi il giorno stesso, dopo essere intervenuta sul luogo. L’importante, soprattutto quando si è chiamati ad amministrare un territorio, è non farsi prendere dall’isteria. Il rischio è quello di alimentare false credenze, vere e proprie fake news o fare leva su paure infondate. Nel marzo 2021, per esempio, sui social venne fatto circolare un video in cui si vedeva un branco di lupi uccidere un cane tenuto alla catena. A seconda della chat le immagini erano localizzate in Veneto, Piemonte o Trentino-Alto Adige. In realtà il video era stato girato in Russia. Più di recente il consigliere Claudio Cia (di Fratelli d’Italia) ha lanciato l’allarme per la presenza di un branco di 10 lupi nella zona del lago di Cei, anche in questo caso però le immagini arrivavano da oltre confine, più precisamente da un’area compresa tra la Lituania e la Bielorussia. Il paradosso (perché questi grandi carnivori sono effettivamente presenti nella zona) è che ad attirare i lupi nei dintorni di Villa Lagarina erano state delle pecore (alcune morte di stenti) lasciate incustodite.

 

Come viene fatto notare sulla pagina Facebook “Io non ho paura del lupo”, gestita da volontari che da tempo monitorano la presenza in Italia di questi grandi carnivori, quanto avvenuto in Trentino non è una novità. In Emilia Romagna, Toscana ma anche in Veneto si sono già registrati casi simili. “Generalmente – si legge in una notai cani non rientrano tra le prede abituali del lupo, ma sono piuttosto dei ‘competitori’, rivali che potrebbero sottrarre preziose risorse al lupo. È però importante non minimizzare il problema, poiché in passato si sono registrati casi in cui singoli lupi o interi nuclei familiari hanno cercato attivamente di predare e consumare cani, come accaduto tra il 2014 e 2015 durante le battute di caccia al cinghiale in Val Taro, Appennino Parmense. Nonostante questo episodio si può però affermare che, genericamente, il cane a oggi in Italia non rientra tra le prede abituali del lupo”.

 

Altrimenti, considerando sia quanto è praticata l’attività venatoria che la presenza di randagi (in alcune aree), i casi di predazioni di lupo su cani dovrebbero essere ben più numerosi. La posizione dei volontari però è chiara, non minimizzare il problema ma nemmeno affidarsi a soluzioni ‘di pancia’: “Non servirà a nulla uccidere qualche lupo per evitare che occasionalmente questi possano predare cani o animali domestici quando non sono messe in atto valide strategie anti-predatorie, così come non servirà a evitare che i lupi possano avvicinarsi a fonti di cibo di origine antropica non correttamente gestite, ai paesi, ai meleti, ai vigneti, alle strade del fondovalle, così come non serve a nulla invocare una presunta ‘gestione in nome della sicurezza’ per evitare che in futuro un lupo possa fare male a qualcuno”.

 

Per la cronaca, quello che risulta essere il primo (e finora unico in Italia) caso di aggressione da parte di un lupo ai danni di una persona risale a luglio 2021. Nella provincia di Otranto un lupo ha morso una turista. Alla base del comportamento confidente però, ancora una volta, c’è stato un approccio sbagliato da parte dell’uomo. Nonostante un’ordinanza comunale avesse proibito di avvicinarsi e dare da mangiare all’animale, molti turisti avevano preso l’abitudine di cercare il lupo lasciando cibo nelle pinete dell’area, aumentando così il rischio di incidenti. Come se non bastasse (particolare emerso dopo la cattura) l’esemplare in questione sul collo portava evidenti segni di collare “una circostanza – osservava Ispra – che confermerebbe il sospetto che si tratti di un animale cresciuto in cattività”.

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