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| 09 ott 2022 | 20:05

Gli impianti della Panarotta chiusi: “L’ho saputo con un messaggio, impossibile andare avanti con il noleggio, dovrò cercare lavoro altrove”

Marco Bogazzi sulla Panarotta gestisce il noleggio di attrezzature da sci “Snowfamily”: “Ero rimasto anche dopo il Covid perché questa montagna mi è entrata nel cuore, me ne sono innamorato, purtroppo questa avventura è finita male perché con gli impianti chiusi è impossibile lavorare”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Prima delle voci, che si fanno via via sempre più insistenti. Poi la conferma ufficiale: il prossimo inverno la stazione sciistica Panarotta 2002 non aprirà. “A queste condizioni non ce la sentiamo di avviare la stagione invernale”, ha spiegato a Il Dolomiti Matteo Anderle, presidente della Panarotta 2002. “Ci sono troppe incognite che rischiano di portare al tracollo della società, la scelta viene sostenuta anche da Provincia e Trentino Sviluppo”. Le incognite sono la neve naturale ma soprattutto i costi dell'energia schizzati alle stelle. Con la chiusura degli impianti però ne risentono anche tutte le attività che vi ruotano attorno.

 

“Abbiamo saputo della chiusura definitiva 60 giorni prima della dell’inizio della stagione con un messaggio”, racconta Marco Bogazzi che sulla Panarotta gestisce il noleggio di attrezzature da sci “Snowfamily”. Lo stesso vale per molti dipendenti e maestri di sci che hanno avuto la stessa notizia con soli due mesi d’anticipo. Ad alcuni 60 giorni potrebbero persino sembrare molti ma quando si deve organizzare una stagione e di mezzo c’è il lavoro, magari con il quale si mantiene un’intera famiglia, allora il tempo non è di certo abbastanza.

Questa sarebbe stata la quinta stagione per Bogazzi che come già anticipato gestisce il noleggio sulla Panarotta con snowboard, sci, ciaspole e tutta l’attrezzatura necessaria per la montagna. “La scorsa stagione ho comprato 50 slitte perché era stata aperta la pista, ora tutti gli investimenti fatti andranno buttati perché se chiudono le piste da sci il noleggio vale zero”.

 

Per sostenersi Bogazzi offriva anche lezioni di snowboard. “Quando sono arrivato qui non c’era nulla, la montagna per molti aspetti è ferma agli anni ‘80 ma sapevo a cosa andavo incontro. Anche la scorsa stagione è stata dura – prosegue il maestro di snowboard – il primo anno c’era poca neve e poi è arrivato anche il lockdown per il Covid. Eppure ero rimasto perché questa montagna mi è entrata nel cuore, me ne sono innamorato, purtroppo questa avventura è finita male”.

E adesso? “Chiuderò e andrò a cercare lavoro da un’altra parte – afferma Bogazzi – adesso con la mia famiglia terremo aperto il rifugio malga Masi al massimo fino a metà novembre ma quando arriverà la neve chiuderemo anche quello e andrò a fare il maestro altrove se non so ancora dove”.

 

Sullo sfondo rimane anche l’amarezza da parte di chi si è sempre speso per migliorare l’offerta sulla montagna. “Nonostante la situazione qui c’erano sempre persone, tantissimi bambini, quando ho detto ai miei figli che la Panarotta avrebbe chiuso ci sono rimasti male. Forse quando è stata presa la decisione non si è pensato a tutti quelli che sulla montagna lavorano, spero solo che la Panarotta non chiuda definitivamente perché qui in tanti come me ci hanno lasciato un pezzo il cuore”.

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