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| 16 nov 2022 | 13:15

"Non basta la riapertura della Marmolada per risollevare turismo e attività". Soraruf (rifugio Castiglioni): "Senza un progetto il versante trentino è destinato a spegnersi"

I presidenti Zaia e Fugatti si sono confrontati sulla riapertura della Marmolada, dando il via libera ma secondo Soraruf, gestore del rifugio Castiglioni, sarebbe necessario mettere in campo "progetti concreti, a partire dalla realizzazione di un'infrastruttura sciistica in un luogo sicuro": il rischio, altrimenti, è che "turismo e attività in quota finiscano per scomparire"

"Non basta la riapertura della Marmolada per risollevare turismo e attività"

PASSO FEDAIA. "In questi giorni si sta parlando di riapertura, ma il problema della Marmolada ‘trentina’ è più profondo, più grande, caratterizzato da una gestione a livello istituzionale connotata da terribili dimenticanze". La voce è quella di Aurelio Soraruf, un uomo che della Regina delle Dolomiti conosce ogni ‘scorcio’ e dettaglio, insidie comprese. Il ristoratore ha infatti dedicato la propria vita alla gestione del rifugio Castiglioni, sul passo Fedaia, esperienza che oggi gli consente di apportare una prospettiva differente, di chi "le esigenze del luogo e delle sue attività le conosce davvero".

 

I presidenti Zaia e Fugatti si sono confrontati sulla riapertura della Marmolada per permettere l’accesso ai lavoratori, agli alpinisti e agli sportivi, convenendo sull’opportunità di riaprire l’accesso alle aree interdette, consentendo così anche la preparazione delle piste per la stagione invernale, pur con alcune prescrizioni, per far fronte ai pericoli che da sempre interessano la zona del ghiacciaio dolomitico.

 

"La riapertura annunciata per certi versi ci lascia indifferenti – commenta Soraruf a Il Dolomiti – e parlo in particolare per quanto concerne il versante trentino. L’ente pubblico negli anni ha provveduto a mettere in campo una decina di progetti dedicati alla Marmolada: nessuno di questi si è mai concretizzato sul piano operativo, fatta eccezione d’una tettoia paravalanghe realizzata, dopo ben trent’anni, in sostituzione di un ponte divelto da una valanga nel lontano 1986", dichiara contrariato.

 

Il rifugista trentino racconta così la propria visione della "questione", non soltanto alla luce della terribile tragedia avvenuta lo scorso 3 luglio, che ha comportato un inevitabile arresto delle attività in quota ma anche "prendendo in considerazione quanto non è mai stato fatto negli ultimi 40 anni", precisa Soraruf.

 

"La tragedia avvenuta qualche mese fa, insieme a quelle 11 vite spezzate, non potrà essere dimenticata, ma è anche vero che i problemi attualmente presenti ce li trasciniamo ormai da tempo – ricorda il ristoratore -. Credo che per quanto riguarda le attività in quota, dovremo prendere in considerazione la possibilità che, per anni, le stagioni estive vengano connotate da frequenti chiusure e limitazioni, a causa dello scioglimento del ghiacciaio e conseguenti possibili crolli".

 

Secondo il gestore del rifugio Castiglioni, sarebbe cruciale per quanto riguarda le istituzioni "tentare di rilanciare quindi le stagioni invernali, mettendo in campo progetti 'ad hoc' e realizzandoli concretamente". Quali? "Bisognerebbe anzitutto partire dal disegno di un'infrastruttura sciistica che stia in piedi con un minimo di logica e che tenga conto dei possibili rischi relativi alle valanghe, che ci sono da sempre, nonché del tipo di sci praticato in quota, che è una pratica sportiva molto diversa rispetto a quella praticata in altre zone - sottolinea -. Le condizioni della montagna nel tempo sono mutate: ci vuole quindi un progetto nuovo e efficace che tenga conto di ciò".

 

"In una delibera approvata dal Comun general de Fascia relativa al 2015 veniva indicato un tracciato che individuava una zona molto più 'tranquilla' dal punto di vista valanghivo e a livello di crolli rispetto a quanto proposto negli anni dalla Provincia - aggiunge Soraruf -. Possiamo perciò affermare che, una sorta di 'progetto' a disposizione già ci sarebbe. Il secondo intervento necessario, e lo dico anche alla luce della mia esperienza pluriennale su questa montagna, sarebbe la realizzazione in destra orografica di un collegamento col versante di Porta vescovo (Belluno), che garantirebbe un minimo di afflusso di persone in più, senza il quale risultiamo invece tagliati fuori".

 

"Il versante Fedaia ha un potenziale enorme e è molto amato, soprattutto da chi pratica sci 'fuori pista': un'esperienza unica per chi è capace di affrontare quel tipo di discese - conclude il gestore del Castiglioni -. Per tenere in piedi il turismo, i rifugi con i loro rifugisti ci vuole un disegno fatto da Provincia, Comune di Canazei e Comun general de Fascia che guardi alla Marmolada e alle sue caratteristiche, esaminando seriamente quanto avvenuto a luglio: le scelte politiche fatte con i paraocchi non porteranno da nessuna parte e il rischio è quello che il versante trentino, insieme alle attività che lo abitano, finisca per morire". 

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