"Gli escursionisti oggi? Molti non sanno che significhi andare in montagna'' la rifugista del Pian de Fontana: ''Un tempo qui alpinisti attrezzati, ora chiedono a noi se proseguire''
Se un tempo l'Alta via numero 1 delle Dolomiti era 'abitata' da alpinisti esperti ed attrezzati, oggi su quegli stessi sentieri approdano molti escursionisti che, oltre ad indossare "abbigliamento non adeguato, non sanno cosa li aspetta". La rifugista del Pian de Fontana: "Non manca chi vorrebbe da noi anche un po' più di un consiglio, una sorta di 'autorizzazione' per capire se sia in grado o meno di fare la ferrata: troppe persone non sanno più cosa significhi andare in montagna"

LONGARONE. La tipologia di escursionisti che approdano in montagna è cambiata molto negli anni. Ne sono consapevoli in particolare quei rifugisti che in quota ci lavorano letteralmente da una vita, come Elena Zamberlan, che gestisce il Pian de Fontana, sulle Dolomiti bellunesi, ormai da 22 anni. "Un tempo arrivavano in zona alpinisti esperti ed attrezzati - anticipa a Il Dolomiti -. Oggi invece sono sempre più le persone che scelgono indumenti non adatti o che non sanno cosa li aspetta".
Il rifugio Pian de Fontana sorge nel cuore del Parco delle Dolomiti bellunesi, a quota 1.632 metri, e ha festeggiato negli scorsi giorni 30 anni di attività: "Prima era una malga - spiega Elena -. Ora costituisce tappa dell'Alta via delle Dolomiti numero 1, ultimo tratto di strada che conduce, in 7 ore, al rifugio Settimo Alpini: quella del Marmol è l'unica ferrata vera e propria di tutto il percorso", fa sapere.
Un percorso in quota fatto di differenti e stancanti tappe, affrontato da turisti ed escursionisti che, giunti al Pian de Fontana, non di rado decidono di rinunciare: "Il problema sta a monte. Molti vanno in montagna perché ci vogliono andare e non valutano prima della partenza se si sono allenati a sufficienza - fa notare la rifugista -. Un tempo da noi approdavano soprattutto alpinisti tedeschi molto attrezzati e con alle spalle 20 o 30 anni di esperienza in quota".
"Oggi, la maggior parte delle persone che arriva nella nostra struttura ci fa innumerevoli domande, per poi decidere di non proseguire". Quanto raccontato da Elena non è altro che la conferma di quanto sia aumentata la frequentazione della montagna, "anche da parte di chi dell'esperienza in quota non ne sa nulla - prosegue Zamberlan -. Il tasso di abbandono di questa Alta via è molto alto: c'è chi è stanco, chi si è slogato una caviglia o chi ancora ha le vesciche sotto i piedi".
Ad incrementare la frequentazione della zona, secondo la rifugista "ha contribuito sicuramente il riconoscimento Unesco conferito alle Dolomiti. I più, pertanto, pur di vedere queste montagne vi approda anche senza competenze o attrezzature: non è colpa loro, manca consapevolezza - sottolinea -. Ovviamente, ci sono anche persone che invece sono adeguatamente preparate". Ad essere "praticamente scomparse dalla circolazione", carenza che si somma all'allenamento non sufficiente o agli indumenti non adatti, sono le vecchie ma preziose cartine geografiche "insostituibili soprattutto quando il telefonino si scarica: credo che, sebbene possa apparire anacronistico, non ci sia nulla di meglio".
Così, da qualche anno a questa parte Elena si ritrova a dover rispondere a insistenti domande "o a dover ripetere le previsioni meteo ad una stessa persona più e più volte in un giorno e questo perché evidentemente chi viene da noi non è poi così convinto di proseguire – conclude -. La nostra è una struttura piccola e questo ci consente di parlare davvero con tutti, spiegando ogni singolo dettaglio dei percorsi. Ciononostante, non manca anche chi vorrebbe da noi anche un po' più di un consiglio, una sorta di 'autorizzazione' per capire se sia in grado o meno di fare la ferrata: saremo sempre disponibili a fornire indicazioni ma la decisione di intraprendere o meno un sentiero spetta solo e unicamente all'escursionista".












