Himalaya, Simone Moro ha dovuto arrendersi: “Colpa della dissenteria”. L’alpinista italiano in ospedale per accertamenti
Questi erano i giorni perfetti per tentare la scalata, condizioni meteo che Moro attendeva da 5 anni: “I miei compagni hanno provato a convincermi ma ho detto loro che la finestra di bel tempo eccezionale dovevano assolutamente sfruttarla per andare in vetta e così è stato”
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KATMANDU (Nepal). Un’impresa a metà quella della squadra guidata dagli alpinisti Simone Moro e Alex Txikon che stavano cercando di raggiungere la vetta del Manaslu, l’ottava vetta più alta del mondo che fa parte parte della catena dell’Himalaya. Un’impresa a metà perché mentre i compagni dell’alpinista italiano sono riusciti a raggiungere la vetta (dopo 39 anni dalla prima scalata invernale) mentre Moro ha dovuto rinunciare per la quinta volta.
“Sono atterrato da poco più di un’ora a Kathmandu, il tempo di una doccia e prima di andare in ospedale per gli accertamenti necessari vi scrivo per aggiornarvi”, racconta lui stesso su Facebook. “Sto sostanzialmente bene, penso di avere un problema intestinale che mi ha provocato ininterrotta dissenteria negli ultimi 3 giorni”.
Questi erano i giorni perfetti per tentare la scalata, condizioni meteo che Moro attendeva da 5 anni. “Sono salito velocemente con Alex Txicon e Chhepal Sherpa da 4.850 metri ai 5.900 metri di campo 1. Poi sempre più lentamente ho raggiunto i 6.300 metri a meno di un’ora da campo due ma le continue scariche di dissenteria mi hanno fatto capire che dovevo scegliere e prendere una decisione. Alex e Chhepal hanno provato a convincermi, hanno addirittura detto che sarebbero stati a campo 2 o 3 ad aspettarmi ma ho detto loro che la finestra di bel tempo eccezionale dovevano assolutamente sfruttarla per andare in vetta”.
Così Moro è rientrato da solo al campo base per seguire l’impresa dei compagni. “Non sono abituato a intristirmi né a rammaricarmi per un pezzo di vita che ha epiloghi diversi per la mia persona. Sono felice di aver condiviso tanti inverni con Alex e che lui sia andato in cima nel giorno perfetto che avevamo corteggiato e atteso. Il destino ha voluto che io non ci fossi, ma che tutta la squadra realizzasse il progetto”. Insomma l’impresa è rimandata ma la motivazione dell’alpinista italiano è ancora forte.














