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Trento
26 settembre | 06:00

Consenso informato, il Trentino recepisce la norma sull’educazione sessuale. I presidi: “Aggravio burocratico per le scuole”. Scalfi: “Cortocircuito con l’autonomia scolastica?”

Le scuole stanno attendendo la circolare del dipartimento per capire come la Provincia di Trento ha deciso di recepire la norma nazionale sul "consenso scolastico informato". Il tema è quella dell'educazione alla sessualità. Maura Zini, presidente della sezione trentina dell'Associazione nazionale presidi: "L'auspicio è che per alcuni percorsi ormai consolidati nel corso degli anni, come quelli portati avanti con l'azienda sanitaria, ci possano essere degli accordi preventivi"

Consenso informato, il Trentino recepisce la norma sull’educazione sessuale

TRENTO. La legge nazionale sul consenso scolastico informato  per quanto riguarda l'educazione alla sessualità con le indicazioni operative diffuse dal Ministero il 14 settembre, entra nella sua fase applicativa.

 

La novità riguarderà anche il Trentino. L’assessora provinciale all’Istruzione, Francesca Gerosa, ha infatti confermato a il Dolomiti la volontà della Provincia di recepire la norma (QUI L'ARTICOLO). Una decisione che fa già discutere, mentre si attende la circolare del Dipartimento alle scuole e, soprattutto, di capire come le nuove linee nazionali si tradurranno concretamente nel sistema scolastico trentino, alla luce della sua autonomia.

 

Per capire bene cosa sta accadendo bisogna fare un passo indietro. A partire dall’anno scolastico 2026/2027, la legge approvata negli scorsi mesi sul “consenso informato” prevede che le scuole dovranno innanzitutto aggiornare il Patto educativo di corresponsabilità, indicando le procedure attraverso le quali sarà acquisito il consenso. Prima che uno studente minorenne possa partecipare a una delle attività interessate dalla legge (legate all'educazione alla sessualità) sarà necessario il consenso scritto dei genitori. Per gli studenti maggiorenni sarà invece richiesto il consenso dello stesso studente.

 

Oltre a questo la scuola dovrà mettere a disposizione, preventivamente o contestualmente, il materiale didattico che intende utilizzare. Occorrerà indicare per iscritto finalità, obiettivi, contenuti, argomenti e modalità di svolgimento dell'attività. Se è coinvolto un esperto esterno, sarà necessario fornire il curriculum: l'incarico richiede comunque la delibera del Collegio Docenti e l'approvazione del Consiglio di Istituto, da richiedere per tempo. C'è poi la necessità di avere delle attività alternative per gli studenti privi di consenso.

 

Ecco allora che tra autonomia degli istituti, burocrazia e attività alternative da organizzare, la nuova disciplina sull’educazione alla sessualità si prepara a introdurre importanti cambiamenti di gestione quotidiana. 

 

“Bisognerà capire prima di tutto come sarà scritta la circolare che arriverà dal dipartimento provinciale e in che modalità verrà recepita la norma nazionale” spiega Laura Scalfi, dirigente del Polo Veronesi di Rovereto. “Potremmo trovarci davanti – continua – ad un cortocircuito. Esiste una legge sull'autonomia scolastica che garantisce un'ampia e importante discrezionalità rispetto alla didattica portata avanti nelle nostre scuole e che viene valutata da un collegio docenti. La legge sull'autonomia scolastica è preponderante”.

 

Secondo Scalfi, ci troviamo davanti ad una generazione cresciuta dentro social network, dentro al mondo digitale e questo avrebbe fatto sviluppare una percezione delle relazioni spesso condizionata da certi modelli online. “Sono tematiche importanti e quando se ne parla si arriva spesso purtroppo ad uno scontro ideologico e la scuola e gli stessi ragazzi hanno bisogno di altro”.

 

Ad attendere la pubblicazione della circolare anche il professor Paolo Pendenza dirigente dell'Istituto "Marie Curie" di Pergine che parla però di un possibile “maggior aggravio” per le scuole. “Io personalmente – spiega il dirigente – avrei preferito usare una logica inversa. Non tanto richiedere l'assenso alle famiglie per le attività ma viceversa dare per scontato l'assenso per questo tipo di iniziative dando la possibilità alle famiglie di esplicitare la non partecipazione”.

 

La preoccupazione maggiore è il maggior aggravio dal punto di vista burocratico. “Un altro aspetto, che dipenderà molto dalle modalità di recepimento della norma da Trento, riguarda le attività alternative. Bisognerà capire se verranno date risorse aggiuntive alle scuole e l'organizzazione con tutte le difficoltà del caso”. “Da una parte – conclude Pendenza - si capisce il rispetto della volontà delle famiglie ma servirebbero procedure più semplici e meno impattanti”.

 

Sul tema dell'aggravio di lavoro per le scuole insiste anche Maura Zini, presidente della sezione trentina dell'Associazione nazionale presidi.

 

“Sappiamo che la norma viene recepita anche a livello provinciale e quindi verrà applicata anche nelle nostre scuole. Sarà relativa alle attività integrative e di ampliamento dell'offerta formativa su tematiche inerenti l'educazione alla sessualità. Il maggior aggravio – spiega Zini – è un dato di fatto. Le scuole dovranno acquisire l'autorizzazione da pate dei genitori e degli studenti maggiorenni. Un processo che non era previsto qualche tempo fa. Così come può essere un aggravio anche la messa a disposizione dei materiali”.

 

L'auspicio è che per alcuni percorsi ormai consolidati nel corso degli anni, come quelli portati avanti con l'azienda sanitaria, ci possano essere degli accordi preventivi.

 

“Tante volte – continua la rappresentante dei presidi trentini – su temi legati alla sessualità sono gli stessi genitori a chiedere aiuto alla scuola. Questo perché oggi l'esposizione sempre maggiore dei ragazzi alla rete internet li mette a contatto con esperienze che sono per loro molto impattanti. Questi percorsi sono quindi importanti, possono essere un'opportunità per gli studenti e le famiglie”.

 

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