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Trento
25 settembre | 06:00

Educazione alla sessualità, il "consenso informato" entrerà nelle scuole trentine: "Pronta la circolare dal Dipartimento". Genitori chiamati a visionare i materiali

Nei giorni scorsi il ministero ha fornito le indicazioni operative per l’applicazione delle norme in materia di consenso informato preventivo. L'assessora Gerosa:  “Nelle diverse materie scolastiche le famiglie conoscono il materiale didattico utilizzato. Non vedo perché lo stesso principio non debba valere anche per una materia delicata come l’educazione alla sessualità". Intanto i docenti si preparano alla mobilitazione sugli stipendi

Educazione alla sessualità, il "consenso informato" entrerà nelle scuole trentine: "Pronta la circolare dal Dipartimento"

TRENTO. Dopo le polemiche sull'approvazione della legge del 9 giugno sull'educazione alla sessualità nelle scuole, nei giorni scorsi il Ministero dell'Istruzione ha fornito le indicazioni operative per l’applicazione delle norme in materia di consenso informato preventivo. Linee sulle quali gli insegnanti e le istituzioni scolastiche dovranno muoversi che vanno dai curriculum degli esperti esterni al materiale didattico che deve essere in via preventiva visionabile dai genitori. 

 

In Trentino, nonostante l'autonomia scolastica, verrà recepito l'impianto normativo e nei prossimi giorni proprio su questi temi uscirà una circolare. A confermarlo a il Dolomiti è l'assessora Francesca Gerosa.

 

“La norma sul consenso informato sarà recepita anche dal Trentino", dice Gerosa. "La scorsa settimana abbiamo avuto un incontro con i dirigenti ed era all'ordine del giorno nelle comunicazioni che abbiamo fatto”.

 

Una scelta, quella che arriva da Roma, sulla quale Gerosa dice di "concordare pienamente”. “Nelle diverse materie scolastiche – spiega l'assessora – le famiglie conoscono il materiale didattico utilizzato, dai libri alle dispense. Non vedo perché lo stesso principio non debba valere anche per una materia delicata come l’educazione alla sessualità”. 

 

Come già detto nei prossimi giorni uscirà una circolare da parte del Dipartimento istruzione sulla stessa linea, presumibilmente, delle direttive del Ministero sul consenso informato. Le indicazioni servono per la partecipazione degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado alle attività extracurricolari o di ampliamento dell’offerta formativa riguardanti la sessualità.

 

A partire dall’anno scolastico 2026/2027, infatti, le scuole dovranno innanzitutto aggiornare il Patto educativo di corresponsabilità, indicando le procedure attraverso le quali sarà acquisito il consenso. Prima che uno studente minorenne possa partecipare a una delle attività interessate dalla legge sarà necessario il consenso scritto dei genitori. Per gli studenti maggiorenni sarà invece richiesto il consenso dello stesso studente.

 

La scuola dovrà mettere a disposizione, preventivamente o contestualmente, il materiale didattico che intende utilizzare. Occorrerà indicare per iscritto finalità, obiettivi, contenuti, argomenti e modalità di svolgimento dell'attività. Se è coinvolto un esperto esterno, sarà necessario fornire il curriculum: l'incarico richiede comunque la delibera del Collegio Docenti e l'approvazione del Consiglio di Istituto, da richiedere per tempo. C'è poi la necessità di avere delle attività alternative per gli studenti privi di consenso. 

Un aggravio non di poco conto per le scuole in un momento per nulla semplice anche a livello sindacale. 

 

NELLE SCUOLE SCOPPIA LE QUESTIONE SALARIALE

In questi giorni sono migliaia gli insegnanti riuniti in assemblea per discutere di retribuzioni, contratto e carico burocratico. "C'è un profondo disagio per la svalutazione sistematica del ruolo educativo. Basta slogan. E' il momento di restituire agli insegnanti il rispetto" (Qui articolo). Una serie di questioni che alimentano un certo malcontento, come spiegato da il Dolomiti, e che si inseriscono in un contesto teso perché il mondo della scuola, stretto anche nella carenza di personale a tutti i livelli (non solo quello docente), è centrale e attende le decisioni della politica su alcuni disegni di legge in discussione in Aula.

 

Il filo rosso che unisce questi aspetti è la questione salariale considerata ormai un'emergenza. “Il personale della scuola trentina pretende retribuzioni adeguate a un costo della vita in Trentino diventato insostenibile per chi vive di lavoro, che mette in difficoltà le persone, a fronte di salari fermi al palo e rinnovi contrattuali che non coprono nemmeno l’inflazione”, ha spiegato la Cgil. 

 

Il punto d’arrivo sono le buste paga dei colleghi della provincia di Bolzano. “Un insegnante a inizio carriera in Alto Adige – spiega il sindacato - guadagna 6 mila euro lordi in più all’anno. Questa somma arriva a 10mila euro lordi a metà carriera e li supera a fine carriera. A fare la differenza è lo spessore dell’indennità provinciale che a Bolzano è lontana anni luce da quella trentina: 210 euro mensili fissi in Trentino contro una somma che a Bolzano, in funzione anche del grado di scuola, parte da 900 euro e in 8 anni di carriera raggiunge il massimo superando i 1500 euro, erogata su 10 mensilità, garantita sin dall’inizio del percorso lavorativo e quindi anche al personale a tempo determinato”.

 

Oltre a questa componente strutturale che dà spessore solido e stabile alla busta paga di Bolzano, i colleghi dell’Alto Adige hanno ottenuto un ottimo risultato con l’ultimo rinnovo contrattuale che ha permesso un reale recupero dell’inflazione del triennio 2022-2024. 

 

Ha giocato un ruolo fondamentale un’articolata protesta spontanea dei docenti che verteva sul blocco di tutte le attività aggiuntive (ad esempio viaggi d’istruzione e uscite didattiche) sostenuta per due anni da un numero sempre crescente di docenti, e che, come spiegato in assemblea dal segretario generale della Flc Cgil di Bolzano Stefano Barbacetto, ha portato allo stanziamento di ingenti risorse economiche destinate alla contrattazione della parte economica del contratto.

 

Una forma di protesta che molti docenti intervenuti alle assemblee di questi giorni intendono replicare anche in Trentino e che la Flc Cgil intende sostenere.

 

L’obiettivo in questo momento è aggregare tutte le anime che compongono la scuola puntando a un miglioramento importante del trattamento economico di chi lavora nelle scuole della Provincia, come spiega il segretario provinciale trentino Raffaele Meo. “A parole siamo tutti d’accordo sul valore e l’importanza della scuola, ma quel valore è dato anche e soprattutto dalle persone che vi lavorano, che vanno valorizzate con stipendi giusti, dignitosi e in linea col costo della vita in Trentino, che è un costo alto, sempre più alto, non diverso da quello di Bolzano. Queste assemblee sono il primo passo di un percorso di mobilitazione. Se la politica è in ascolto noi siamo pronti a confrontarci con l’assessora Gerosa da subito. Diversamente andremo aggiungendo altri tasselli alla protesta fino a che non troveremo un’adeguata disponibilità”.

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