Scuola, dal tetto agli stranieri in classe (che già c'è ma non "per legge") al Nuovo regolamento sull'inclusione in Trentino. I sindacati: "Servono risposte e non slogan"
L'assessora Francesca Gerosa: "Valorizziamo le differenze nelle classi, andando oltre il concetto di 'bisogno educativo speciale' e superando l'attribuzione degli studenti a categorie legate a caratteristiche personali". Intanto i sindacati chiedono interventi a iniziare dai contratti: "Sono diffusi malcontento e profondo disagio, alimentati dalla svalutazione sistematica del ruolo educativo. Basta slogan. E' il momento di restituire agli insegnanti il rispetto"

TRENTO. Inclusione intesa come approccio universale al successo formativo, che impegna tutte le componenti della comunità scolastica e che si realizza nell'identità culturale, educativa e progettuale delle scuole. E' il principio alla base del provvedimento adottato in via preliminare dalla Giunta provinciale.
"Continuiamo a proporre un’idea di scuola aperta e accogliente verso tutti, capace di innalzare i livelli d’istruzione e le competenze dei nostri ragazzi nel rispetto dei loro tempi e stili di apprendimento, per garantire il diritto allo studio e pari opportunità di successo formativo, puntando al benessere personale e relazionale", dice l'assessora Francesca Gerosa. "Considerato il mutamento del quadro normativo nazionale e internazionale, l’evoluzione del pensiero pedagogico in ottica di progettazione universale e più in generale della sensibilità culturale sui temi dell’inclusione scolastica, abbiamo quindi ritenuto opportuno prevedere un aggiornamento della disciplina in materia".
Intanto si discute del decreto annunciato dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro Giuseppe Valditara per inserire un limite del 30% degli studenti stranieri (sembrano esclusi i possessori del passaporto Ue e gli alunni di seconda generazione con una buona conoscenza della lingua italiana) nelle classi delle scuole.
Una quota che non è una novità. Il riferimento della soglia del 30% è già contenuto in una circolare ministeriale del 2010 e da quel momento richiamata annualmente nelle disposizione delle iscrizioni. L'esistenza di questa circolare non significa automaticamente che questo limite sia rispettato ovunque. Il documento, infatti, prevede deroghe e non c'è un divieto assoluto di superamento perché la situazione è disomogenea in Italia e sui territori. In Trentino, che detiene la competenza primaria in materia, il ragionamento cambia poco.
E' del 12,55% il totale degli studenti stranieri in Trentino. Un indirizzo da Roma sulla soglia che trova in linea di massima concorde l'assessora provinciale Gerosa. La differenza principale tra la situazione attuale e quanto annunciato da Meloni è nella definizione "per legge". E i dubbi e le perplessità, anche nel mondo scolastico, aumentano per l'effetto di una norma più vincolante e che rischia di non tener conto dei principi base e dell'applicabilità ma anche delle differenze che si possono trovare tra zona e zona, istituto e istituto.
Il disegno di legge che tratta le carenze è in standby, in attesa di essere affrontato nuovamente nella discussione in Aula, mentre è stato pre-adottato il nuovo Regolamento sull'inclusione scolastica.
Il quadro normativo disegnato dal regolamento presentato in preadozione consente di valorizzare le differenze presenti all'interno delle classi, andando oltre il concetto di "bisogno educativo speciale" e superando l'attribuzione degli studenti a categorie legate a caratteristiche personali nonché al contesto familiare, culturale, linguistico e socioeconomico di provenienza. In questo modo, spiega la Provincia, si promuovono forme di personalizzazione del percorso di ognuno, in ottica di intervento universale, per garantire il successo formativo e quindi il diritto allo studio secondo i principi di equità e inclusione, valorizzando le specificità di ognuno.
I destinatari delle misure, degli interventi e dei servizi disciplinati dal nuovo regolamento sono quindi tutti gli studenti per i quali si prevede il riconoscimento delle specifiche necessità di attenzioni educativo-didattiche ferme restando le tutele previste dalla normativa per gli studenti in condizione di disabilità o che presentano disturbi specifici dell’apprendimento.
"Nell’ottica della centralità di ogni studente e studentessa, ognuno con le proprie caratteristiche personali, questo provvedimento riunisce le previsioni normative declinate finora in due distinti regolamenti: sui bisogni educativi speciali e sull'integrazione degli studenti con background migratorio", prosegue Gerosa. "Il nuovo regolamento consente anche di uniformare e aggiornare la disciplina provinciale rispetto a quanto previsto a livello nazionale: si tratta di un'adozione preliminare che sarà condivisa con la Quinta Commissione del Consiglio provinciale prima dell'approvazione definitiva".
Il provvedimento introduce inoltre elementi di semplificazione nelle procedure di accreditamento degli enti che erogano servizi di inclusione scolastica, uniformando i requisiti a quelli previsti per l’autorizzazione e l’accreditamento dei servizi socio-assistenziali, stabilendo la durata illimitata dell'accreditamento e introducendo un sistema periodico di controlli a garanzia dell'alta qualità del servizio.
C'è movimento sul mondo scolastico che attende, anche con una certa preoccupazione le scelte del decisore politico (Qui articolo), ma i sindacati premono per ottenere risposte sul fronte degli organici, in senso generale e non solo dei docenti, e ancora più concretamente sui contratti. "E' il momento di restituire agli insegnanti il rispetto e il riconoscimento economico che meritano".
Per le organizzazioni sindacali, infatti, il riconoscimento sociale della professione docente si è progressivamente indebolito fino a raggiungere un livello che non può più essere ignorato.
"Sono diffusi malcontento e profondo disagio, alimentati dalla svalutazione sistematica del loro ruolo educativo", commentano Monica Bolognani (segretaria Cisl Scuola) e Monica Motter (Uil Scuola). "A questa perdita di riconoscimento si aggiunge una crescente penalizzazione economica: anche gli stipendi del personale docente in Trentino non sono più adeguati al continuo aumento del costo della vita e ai prezzi particolarmente elevati del territorio. Questo mina alla radice l'attrattività della professione".
Così Cisl e Uil Scuola dicono di "No" agli "slogan opportunistici e privi di risposte concrete" e dicono invece "Sì" alle "attività aggiuntive solo se scelte liberamente e consapevolmente dai docenti, nel rispetto della loro professionalità e autonomia didattica".
Il sostegno va "ai docenti che nell'esercizio del proprio ruolo, all'interno degli organismi della scuola, esprimono liberamente il proprio pensiero e voto", continuano Bolognani e Motter. "A quelli che scelgono di non dare la propria disponibilità alle attività aggiuntive, quindi non obbligatorie, introdotte nelle scuole senza un adeguato confronto professionale e collegiale. Sosteniamo i Consigli di classe e i collegi dei docenti che deliberano di svolgere le attività didattiche e educative ritenute necessarie dagli insegnanti per rispondere ai bisogni dei propri alunni".
Si prosegue quindi nelle azioni per rivendicare rispetto e attenzione verso il mondo della scuola. "Sul tavolo negoziale siamo già operativi per far emergere il lavoro sommerso e i carichi burocratici crescenti", evidenziano Bolognani e Motter. "Per questo interveniamo sulla parte normativa del contratto, in particolare sul recupero orario che ha generato l'assegno di flessibilità. Parallelamente intendiamo avviare un confronto con la politica e con l'amministrazione provinciale per ottenere un adeguamento significativo delle voci stipendiali di competenza della Provincia e introdurre specifiche indennità che valorizzino i titoli di studio".
Si chiede la valorizzazione della scuola. "Chiediamo da subito il riconoscimento economico della laurea per gli insegnanti della scuola primaria e dell'infanzia e della specializzazione sul sostegno per tutto il personale che è in possesso dei requisiti, oltre ai percorsi abilitanti per i docenti della secondaria", concludono Bolognani e Motter.














