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Trento
01 ottobre | 06:00

Consenso informato, è arrivata la circolare nelle scuole. Educazione alla sessualità? "Serve l’ok delle famiglie". L’opposizione attacca Gerosa: "È la resa ai diktat romani"

Lo avevamo annunciato nei giorni scorsi e ora il Dipartimento istruzione della Provincia ha inviato alle scuole trentine la circolare sul consenso informato che ricalca la normativa nazionale. Nel documento viene precisato che "per la scuola dell'infanzia e la scuola primaria non sono ammesse le attività didattiche, progettuali e ogni altra attività avente ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità"

Consenso informato, è arrivata la circolare nelle scuole

TRENTO. La circolare annunciata nei giorni scorsi è arrivata. Il Dipartimento istruzione della Provincia ha inviato alle scuole trentine le indicazioni per l’applicazione delle nuove disposizioni sul consenso informato nelle attività che affrontano temi legati alla sessualità. 

 

Una decisione che conferma quanto detto dall'assessora Francesca Gerosa a il Dolomiti (Qui l'articolo) sul recepimento della norma nazionale. Ora l'invio della circolare rende operative anche sul nostro territorio le nuove regole.

 

Una decisione che riapre il confronto politico sull'equilibrio che c'è tra autonomia scolastica, ruolo delle famiglie e libertà di insegnamento. “L’applicazione in terra trentina della legge Valditara sul consenso informato in ambito scolastico (l. 104/2026) rappresenta la definitiva resa politica dell’assessorato all’Istruzione e della Giunta provinciale di fronte ai diktat romani. Un atteggiamento subordinato che cancella decenni di Autonomia speciale in materia scolastica e svilisce la funzione della scuola trentina” è l'attacco arrivato nelle scorse ore dalle opposizioni in consiglio provinciale con l'intervento di Lucia Maestri e Francesca Parolari (Pd del Trentino), Michele Malfer (Campobase), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) e Lucia Coppola (Avs).

 

Le indicazioni contenute nella circolare trentina ricalcano quelle nazionali e servono per la partecipazione degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado alle attività extracurricolari o di ampliamento dell’offerta formativa riguardanti la sessualità. 

 

La circolare

Nel documento viene precisato che “Per la scuola dell'infanzia e la scuola primaria non sono ammesse le attività didattiche, progettuali e ogni altra attività avente ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità (ferme restando le indicazioni di cui ai piani di studio provinciali)”. 

 

Per le scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, la legge regola in maniera puntuale i requisiti e le modalità operative con cui le attività potranno essere svolte, in particolare richiedendo la preventiva informazione e acquisizione del consenso informato da parte delle famiglie o degli studenti, se maggiorenni.

 

Per prima cosa si prevede che l'istituzione scolastica o formativa, prima dello svolgimento dell'attività e con un anticipo di almeno sette giorni, debba: informare preventivamente ed acquisire il consenso espresso in forma scritta dei genitori degli studenti minorenni o direttamente degli studenti se maggiorenni. Si deve mettere a disposizione il materiale didattico che si intende utilizzare e  fornire informazioni chiare e dettagliate su finalità, obiettivi, contenuti e modalità di svolgimento. C'è poi la necessità di indicare gli eventuali esperti esterni coinvolti, che possiedono i requisiti preventivamente determinati dal collegio docenti . 

 

In caso di mancato consenso all'attività, le conseguenze sono diverse in base alla tipologia di attività. Per quanto riguarda le extracurricolari in caso di mancata adesione, lo studente si astiene dalla partecipazione all'attività. In caso di attività di ampliamento dell'offerta formativa, con la mancata adesione, la scuola è tenuta a garantire - mediante i propri strumenti di flessibilità e autonomia didattica e organizzativa - un'attività formativa alternativa già ricompresa nel Progetto di istituto, senza oneri aggiuntivi. 

 

Al punto tre della circolare, invece, si regola il coinvolgimento di soggetti esterni. Il loro coinvolgimento, infatti, è subordinato alla deliberazione del Collegio dei docenti e all'approvazione del Consiglio di istituto. Si valutano i titoli posseduti e la comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica nelle materie oggetto dell'intervento oltre alla coerenza della proposta progettuale con la finalità educativa e all’adeguatezza della medesima all’età e al livello di maturazione degli studenti.

 

La circolare riguarda le attività dell'anno 2026/2027 e le scuole, viene riportato sempre nella circolare, devono effettuare una “ricognizione delle attività già programmate”. 

 

“Il copia-incolla dell’Assessora Gerosa demolisce la via trentina della scuola”
La circolare è arrivata alle scuole e non si è fatta attendere la reazione della politica con le opposizioni che attaccano frontalmente la Giunta e l’assessora all’Istruzione Francesca Gerosa, accusandola di aver applicato la legge nazionale senza mettere in campo una disciplina provinciale capace di valorizzare l’Autonomia trentina. 

 

“Di fronte a una nuova legge statale destinata a incidere su un settore così delicato, ci si sarebbe quindi attesi dalla Provincia un'analisi approfondita del rapporto tra la nuova disciplina statale e l'ordinamento provinciale, nonché l'individuazione delle modalità con cui esercitare, nei limiti consentiti dall'ordinamento, la propria autonomia” hanno spiegato in una nota comune Pd, Campobase, Avs e Casa Autonomia che si chiedono “perché la Provincia, e quindi l’Assessora e il Dipartimento, non abbiano sviluppato una disciplina applicativa capace di tutelare contemporaneamente il diritto delle famiglie all'informazione, l'autonomia scolastica, la libertà di insegnamento e il diritto degli studenti a una formazione adeguata in un ambito che richiede con urgenza un ruolo attivo e centrale da parte della scuola”.

 

Per le opposizioni, infatti, è l'impianto culturale e pedagogico della norma ad essere gravemente limitato. “L'educazione alla sessualità – viene spiegato - non può essere ridotta a una questione puramente autorizzativa o confinata alla sfera privata e familiare. Il problema non è il diritto delle famiglie a essere informate. Quel diritto deve essere garantito. Il problema è che l'informazione rischia di trasformarsi in un vero e proprio potere di veto su attività che hanno una rilevante funzione educativa e preventiva”.

 

Particolarmente preoccupante, spiegano ancora le opposizioni, inoltre è l'impatto sulla scuola dell'infanzia, laddove l’approccio a questi temi è dalla legge, e quindi dalla circolare, addirittura vietato. “I bambini e le bambine della scuola dell'infanzia sono nel pieno della fase evolutiva di costruzione del proprio 'Io', processo identitario che non può prescindere dal riconoscimento della propria sessualità. Non accompagnando ciò si fa un grave danno evolutivo. Non si tratta di educazione sessuale in termini di trasmissione di nozioni ed informazioni, ma di educazione sessuale in termini identitari e questa deve essere contemplata nella scuola dell'infanzia anche per evitare l'instaurarsi di una rappresentazione e definizione di ruoli stereotipati già a questa età”.

 

Per le minoranze la Provincia avrebbe dovuto esercitare fino in fondo le prerogative garantite dall’Autonomia, elaborando una disciplina propria. 

 

“Abbracciare le direttive nazionali – spiegano Pd, Casa Autonomia, Campobase e Avs - è scelta deliberata dell’assessora Gerosa che preferisce seguire i dettami del suo partito piuttosto che valorizzare l’autonomia trentina elaborando una risposta educativa propria. Risposta capace di tenere insieme diritti delle famiglie, autonomia della scuola e diritto degli studenti a un'educazione completa e moderna”. Se l’Assessora Gerosa avesse ascoltato le audizioni fatte nei giorni scorsi sul disegno di legge di iniziativa popolare sull’educazione affettiva e alla parità di genere, concludono le opposizioni, “avrebbe compreso l'enormità dell'errore che sta compiendo a danno della scuola trentina e di chi la vive ogni giorno”.

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