“A gamba tesa” sulla scuola, è scontro con Gerosa sul consenso informato: “No a questo modo di intervenire della politica”. E in V Commissione si apre un nuovo fronte
Nei giorni scorsi è arrivata nelle scuole la circolare sul consenso informato per l'educazione alla sessualità. Ma non è il solo nodo che fa discutere. C'è l'introduzione nelle classi un limite del 30% di studenti stranieri e la volontà di riformare la scuola secondaria di primo grado adottando la formula “meno verifiche, più esperienze”. Sta proseguendo, intanto, in V commissione provinciale il ciclo di audizioni sul disegno di legge di iniziativa popolare dedicato all’educazione relazionale, alla parità e al rispetto delle differenze di genere

TRENTO. “Ci chiediamo che fine abbiano fatto l’autonomia didattica e organizzativa delle scuole, esercitate secondo tempi stabiliti dalla legge 5/2006: il progetto d’istituto può essere modificato entro febbraio per pianificare l’offerta formativa dell’anno scolastico successivo. I collegi dei docenti, nel rispetto dei progetti d’istituto, hanno già definito il piano delle attività e l’impiego delle relative risorse all’interno dei monte orari. Non dobbiamo e non vogliamo abituarci a questo modo di intervenire della politica”. Queste le parole che arrivano da Monica Bolognani, segretaria della Cisl Scuola, dopo la decisione dell'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa di recepire la norma sul consenso informato in ambito scolastico e l'invio nei giorni scorsi della circolare a tutte le scuole trentine (QUI L'ARTICOLO). “Ad anno scolastico già iniziato l’assessora Gerosa torna a intervenire sulla scuola 'a gamba tesa', per usare una metafora calcistica” continua Bolognani.
La circolare, infatti, chiede di modificare i piani dell’offerta formativa dell’anno scolastico in corso, poiché nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria non sono consentite attività didattiche, progettuali o di altra natura riguardanti temi legati alla sessualità. Per la scuola secondaria, inoltre, si richiede di predisporre attività formative alternative per chi non parteciperà a tali percorsi. In presenza di studenti minorenni, durante le attività di educazione alla sessualità dovrà essere garantita la presenza di un insegnante. L’intera riorganizzazione dovrà avvenire senza costi aggiuntivi.
Un intervento non di poco conto sulla scuola, a cui se ne aggiungono altri avvenuti nell’ultimo periodo . “Lunedì scorso – spiega la segretaria della Cisl Scuola - abbiamo appreso dalla stampa locale l’intenzione di introdurre nelle classi un limite del 30% di studenti stranieri, ignorando le iniziative interculturali previste dai progetti d’istituto. Tali iniziative richiamano le finalità educative indicate dalla Legge provinciale sulla scuola 5/2006: favorire l’accoglienza e l’integrazione culturale dei cittadini stranieri e degli immigrati. L’assessora ha destinato a questi progetti risorse, sebbene non del tutto sufficienti, dimostrando però, almeno in apparenza, di credere nella possibilità dell’integrazione. Quindi siamo rimasti basiti alla decisione di calare in Trentino una normativa che non ci appartiene, in contrasto con quanto introdotto fino ad oggi”. C'è poi anche la volontà di riformare la scuola secondaria di primo grado adottando la formula “meno verifiche, più esperienze”.
“Vorremmo comprendere su quali basi pedagogiche poggi questo slogan, poiché chi di scuola s’intende sa che i momenti della verifica e della valutazione, se ben ponderati e strutturati, hanno un elevato valore formativo” afferma ancora Monica Bolognani.
Nel frattempo, in Consiglio provinciale resta bloccato il Ddl sulle carenze formative. “Un altro esempio – chiarisce Bolognani - di rigidità metodologica che non lascia spazio alla riflessione sulla necessità, comunque avvertita, di riformare il sistema di valutazione delle carenze nella scuola secondaria di secondo grado. Agli studenti si concede tempo per colmare le carenze; quello necessario a confrontarsi e a costruire percorsi condivisi con chi lavora nella scuola e ne rappresenta il personale, invece, sembra superfluo. Al dialogo si preferiscono incontri informativi e giri di tavolo che spesso si riducono a una sterile raccolta di dati e opinioni”.
La scuola, per il sindacato, ha bisogno di altro. Serve affrontare la carenza di insegnanti, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, “perché lavorare nella scuola non è più attrattivo” spiega Bolognani. C'è poi lo stravolgimento del calendario della scuola dell’infanzia, i tanti precari soprattutto nella scuola secondaria, che potrebbero coprire stabilmente le cattedre ma non sanno più quali titoli di studio conseguire per essere assunti, con un grande dispendio di risorse economiche. Mancano insegnanti di sostegno e assistenti educatori rispetto alle reali esigenze degli studenti con bes. Per non parlare poi dei carichi di lavoro di tutto il personale scolastico, dal collaboratore scolastico al responsabile amministrativo, e la necessità di rivedere gli organici. Ci sono il tema del lavoro sommerso degli insegnanti e quello delle retribuzioni inadeguate al costo della vita in una Provincia dove è difficile arrivare a fine mese e trovare un appartamento in affitto.
“Chiediamo all’assessore all’istruzione - conclude la segretaria della Cisl Scuola - di affrontare le priorità concrete del sistema scolastico provinciale, a cominciare dall’adeguamento delle retribuzioni: un passaggio indispensabile per restituire dignità e riconoscimento sociale alle professioni della scuola”.
In V Commissione sulla proposta di legge su parità e rispetto delle differenze
Nelle scorse ore, intanto, è proseguito in quinta commissione provinciale il ciclo di audizioni sul disegno di legge di iniziativa popolare dedicato all’educazione relazionale, alla parità e al rispetto delle differenze di genere. Un altro fronte che si è aperto in Trentino.
L’educazione alla parità e al rispetto delle differenze di genere può diventare una pratica quotidiana nella scuola trentina, contribuendo ad accompagnare studenti e studentesse in un percorso di crescita in cui si impara ad accettare le differenze e a far in modo che queste non diventino disuguaglianze. Parole, queste, che sono state ribadite dalla delegazione della Flc Cgil ascoltata in V Commissione nell’ambito delle audizioni sulla proposta di legge di iniziativa popolare numero 76.
“L'educazione alla parità tra i generi, al rispetto delle diversità e al contrasto di ogni forma di violenza nelle relazioni interpersonali deve diventare una parte strutturale e permanente dell’offerta formativa” ha spiegato ancora il sindacato assieme al comitato proponente. Il contrasto alla violenza di genere non può esaurirsi nella condanna dei suoi episodi più estremi. Serve costruire risposte ad un’urgenza culturale e sociale. E anche la politica è chiamata a farlo.
Con la nuova proposta non si sta proponendo né di inserire nuove materie né di appesantire con nuovi adempimenti o nuove attività gli insegnanti, ma “di mettere a sistema ciò che la scuola già fa, costruendo una cornice culturale, organizzativa e formativa comune”. Quindi la richiesta è quella di dotare la scuola di più strumenti, un maggiore coordinamento e più risorse “per valorizzare e rendere coerente il lavoro educativo che in parte già svolgono e di creare le condizioni per lavorare non di più, ma meglio”.
Fondamentale è il ruolo della formazione per il personale. “Serve una formazione specifica, strutturata e continua – spiega ancora il sindacato - che coinvolga tutto il personale scolastico, non soltanto i docenti, e che consenta di riconoscere situazioni di rischio, comportamenti discriminatori, linguaggi d'odio e stereotipi che possono evolvere in forme di prevaricazione e violenza”. Questi percorsi di formazione dovranno essere obbligatori e accessibili.
Per Flc la proposta di legge può dare un contributo nella costruzione di “una scuola in cui le ragazze e i ragazzi imparino a essere libere e liberi di realizzare i propri desideri, di prendersi cura del prossimo e di accettare le proprie fragilità ed esprimerle senza paura”.












