Scuola, tetto agli studenti stranieri nelle classi? "Gerosa aveva annunciato una mappatura per approfondire la situazione. Sono passati due anni: quali risultati?"
La consigliera provinciale del Partito Democratico, Mariachiara Franzoia: "Il tema delle complessità delle classi esiste e va affrontato con serietà. Non si può ignorare una questione pratica: se una classe supera la percentuale stabilita chi viene spostato? Dove? Quali conseguenze sulle famiglie?"

TRENTO. "Il tema della complessità delle classi esiste e va affrontato con serietà". A dirlo Mariachiara Franzoia, consigliera provinciale del Partito Democratico. "Ma un ragazzo nato e cresciuto in Trentino, che parla perfettamente italiano, non diventa un problema didattico solo perché non ha ancora la cittadinanza italiana".
Il punto di partenza è l'annuncio della premier Giorgia Meloni e del ministro Giuseppe Valditara di voler inserire un limite del 30% degli studenti stranieri (sembrano esclusi i possessori del passaporto Ue e gli alunni di seconda generazione con una buona conoscenza della lingua italiana) nelle classi delle scuole. Un'ipotesi che trova in linea di massima concorde l'assessora provinciale Francesca Gerosa.
Una quota che non è una novità. Il riferimento della soglia del 30% è già contenuto in una circolare ministeriale del 2010 e da quel momento richiamata annualmente nelle disposizione delle iscrizioni. L'esistenza di questa circolare non significa automaticamente che questo limite sia rispettato ovunque. Il documento, infatti, prevede deroghe e non c'è un divieto assoluto di superamento del limite perché la situazione è disomogenea. In Trentino, che detiene la competenza primaria in materia, il ragionamento cambia poco. Ci sono dubbi e perplessità sull'applicabilità (Qui articolo).
"L’integrazione richiede regole chiare, conoscenza della lingua italiana, rispetto dei valori della nostra comunità e risorse adeguate per gli insegnanti", aggiunge Franzoia. "Proprio per questo dobbiamo distinguere tra la cittadinanza formale e le effettive difficoltà educative e linguistiche".
La consigliera provinciale del Partito Democratico richiama quanto avvenuto già nel 2024: "L'assessora Gerosa aveva preso le distanze dal tetto fisso del 20% e annunciato una mappatura delle scuole trentine, indicando come situazioni da approfondire quelle con una presenza di studenti stranieri tra il 20 e il 30%. Sono passati due anni. Chiediamo alla Giunta che cosa sia emerso da quella mappatura, quante siano oggi le classi sopra quelle soglie e soprattutto se la Provincia sia in grado di distinguere gli studenti semplicemente privi della cittadinanza italiana dai neo-arrivati e da chi presenta reali necessità di alfabetizzazione".
Nell'interrogazione Franzoia chiede inoltre quali risorse siano state destinate all’insegnamento dell’italiano L2, alla mediazione e al sostegno delle classi più complesse e quali conseguenze avrebbe un eventuale tetto rigido nei piccoli plessi e nei comuni di valle.
"Non possiamo ignorare neppure la questione pratica: se una classe supera la percentuale stabilita, chi viene spostato? Dove? E con quali conseguenze per le famiglie? Prima delle percentuali servono dati e risposte concrete. L’obiettivo deve essere uno: classi nelle quali gli insegnanti possano lavorare bene e tutti gli studenti possano imparare. Per raggiungerlo servono politiche costruite sui bisogni reali, non automatismi basati sul passaporto", conclude Franzoia.














