Tetto agli studenti stranieri nelle classi? Bozzarelli: "A scuola si creano percorsi di convivenza e la sicurezza di domani", Rech: "L'integrazione richiede regole e serietà"
La vicesindaca di Trento, Elisabetta Bozzarelli: "La proposta del governo Meloni arriva in un momento di evidente difficoltà dell'esecutivo e di un confronto difficile con Roberto Vannacci e Futuro Nazionale. Si parla alla pancia delle persone invece di trovare soluzioni". Il sindaco Michael Rech: "La questione va affrontata senza pregiudizi ma anche senza ingenuità. Il problema vero non è il passaporto di un bambino, bensì l’eventuale mancata conoscenza dell’italiano e la concentrazione di situazioni difficili nelle stesse classi"

TRENTO. "Questa proposta del governo Meloni arriva in un momento di evidente difficoltà dell'esecutivo e di un confronto difficile con Roberto Vannacci e Futuro Nazionale". A dirlo Elisabetta Bozzarelli, vicesindaca e assessora comunale a Trento. "Un tentativo di riposizionarsi politicamente in confronto a chi è più a destra in vista della campagna elettorale delle Politiche".
Il governo ha annunciato un provvedimento per stabilire un numero massimo del 30% di stranieri per classe, sembrano esclusi i possessori del passaporto Ue e gli alunni di seconda generazione con una buona conoscenza della lingua italiana. Una soglia che non è un novità e contenuta in una circolare ministeriale. Materia di competenza per il Trentino ma la quota non si discosta molto. Ma l'ipotesi di Meloni e Valditara vede l'assessora Francesca Gerosa in linea di massima favorevole.
Attualmente si prevedono deroghe e non ci sono divieti assoluti di superamento del limite perché la situazione è disomogenea (Qui articolo). La consigliera provinciale del Partito Democratico, Mariachiara Franzoia, ha depositato un'interrogazione per chiedere i risultati della mappatura annunciata dalla Provincia (Qui articolo).
"L'assessora Gerosa aveva preso le distanze dal tetto fisso del 20% e annunciato una mappatura delle scuole trentine, indicando come situazioni da approfondire quelle con una presenza di studenti stranieri tra il 20 e il 30%", il commento di Franzoia. "Sono passati due anni. Chiediamo alla Giunta che cosa sia emerso da quella mappatura, quante siano oggi le classi sopra quelle soglie e soprattutto se la Provincia sia in grado di distinguere gli studenti semplicemente privi della cittadinanza italiana dai neo-arrivati e da chi presenta reali necessità di alfabetizzazione".
Ci sono dubbi e perplessità sull'eventuale misura, anche sul fronte dell'applicabilità. "La percentuale c'è già e, come abbiamo avuto modo di vedere con l'iniziativa della 'Cittadinanza di comunità', tanti ragazzi sono considerati stranieri per la legge ma parlano bene la lingua e c'è una base culturale solida perché di seconda o terza generazione".
Sono altre, per il Comune, le iniziative da mettere in agenda. "Si dovrebbero riconoscere il grande impegno e l'enorme professionalità di educatori e insegnanti, nonostante i pochi sostegni a disposizione", prosegue Bozzarelli. "Sui banchi si creano percorsi di convivenza e integrazione che si traducono in una maggiore sicurezza per domani perché i temi sono collegati. Invece certa parte politica per tornaconto elettorale preferisce parlare alla pancia delle persone, senza soluzioni strutturali. E' avvilente che si faccia sulla pelle di bambini e ragazzi.”
Il presidente della Repubblica da Amatrice ha affermato che “La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati. La scuola prepara tutti – E’ aperta a tutti: così dispone l’articolo 34 della Costituzione".
La vice sindaca di Trento cita Sergio Mattarella e parte da questa riflessione anche il sindaco di Folgaria.
"Il principio di un numero massimo di stranieri può sembrare ragionevole: una classe nella quale molti bambini non conoscono l’italiano può incontrare difficoltà concrete, sia nell’apprendimento sia nel lavoro degli insegnanti. Sarebbe sbagliato negarlo", spiega Michael Rech. "Prima di parlare di emergenza nazionale, però, è utile guardare i numeri. Un limite del 30% esiste già dal 2010, introdotto da una circolare dell’allora ministra Gelmini. Non è un tetto rigido: può essere alzato o abbassato dagli uffici scolastici valutando, soprattutto, la conoscenza della lingua".
Secondo i dati riferiti all’anno scolastico 2022/23, supera il 30% di alunni senza cittadinanza italiana il 7,6% delle classi statali, con una percentuale più alta nelle scuole primarie.
"Ma questo dato considera 'stranieri' anche i bambini nati e cresciuti in Italia: sono circa il 65% degli alunni con cittadinanza non italiana e, nella maggior parte dei casi, parlano italiano come i loro compagni", aggiunge Rech. "Se si considerano soltanto gli alunni nati all’estero, le classi nelle quali questi superano il 30% sarebbero lo 0,6%. Anche questo non è un indicatore perfetto della conoscenza linguistica, ma ridimensiona molto la presunta emergenza. Esistono certamente situazioni locali molto critiche, come alcune scuole delle periferie metropolitane con percentuali vicine al 90-95%. Sono realtà che richiedono interventi, risorse, insegnanti preparati e una migliore distribuzione degli studenti. Ma non rappresentano l’intero sistema scolastico italiano. Anche la cifra di 500-600 studentesse che indosserebbero burqa o niqab non proviene da un censimento ufficiale: è una semplice stima giornalistica. Prendendo la statistica per vera significherebbe 1 burqa/niqab ogni 660 classi".
La questione va "affrontata senza pregiudizi ma anche senza ingenuità. Il problema vero non è il passaporto di un bambino, ma l’eventuale mancata conoscenza dell’italiano e la concentrazione di situazioni difficili nelle stesse classi. L’integrazione richiede regole, responsabilità e conoscenza della lingua italiana. Ma richiede anche serietà: partire dai problemi reali, sostenerli con dati corretti e non costruire emergenze generalizzate partendo da pochi casi estremi", conclude Rech.


















