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Trento
09 ottobre | 06:00

Educazione alla sessualità, è caos nelle scuole per la circolare sul consenso informato. Progetti con i consultori sospesi e dubbi sulle procedure: "Serve chiarezza"

Dopo la circolare di applicazione della “legge Valditara” l'intervento anche delle opposizioni in Consiglio provinciale: "Sotto attacco la prevenzione sanitaria e le attività dell'Azienda Sanitaria rivolte agli studenti". Difficoltà anche per gli istituti che si trovano di fronte all'impossibilità gestionale di garantire attività didattiche alternative per gli studenti i cui genitori non sottoscrivono il consenso

Educazione alla sessualità, è caos nelle scuole per la circolare sul consenso informato

TRENTO. C’è preoccupazione e non poca confusione negli ambienti scolastici sull’applicazione della cosiddetta legge Valditara in materia di consenso informato, alla luce della recente circolare diffusa dal Dipartimento provinciale all’Istruzione.

A creare maggiori titubanze è il nodo che riguarda l'intervento di personale esterno. Quando è necessario chiedere il curriculum? Quali sono i giusti criteri che devono essere usati per valutare i professionisti? Le attività già in programma saranno tutte confermate?

 

La richiesta che arriva da più parti, insomma, è quella di una maggiore chiarezza in particolare con le attività che vengono portate avanti con l'Azienda sanitaria come i progetti importanti con i consultori. “Possiamo dire che è una situazione un po' generalizzata visto che un po' tutte le scuole da anni portano avanti questi progetti con i consultori. Ora servono dei chiarimenti su come procedere e per questo nella nostra scuola abbiamo deciso di sospenderli momentaneamente” ha spiegato a il Dolomiti Paolo Pendenza, dirigente scolastico del Marie Curie di Pergine.

“Ci sono diversi passaggi da fare – ci spiega – per progetti che riguardano tematiche legate all'educazione alla sessualità e all'affettività. Per prima cosa, se si vuole essere coerenti con la normativa, serve che siano presenti nel progetto d'istituto e non sempre si parla esplicitamente di questi progetti. Bisogna quindi passare dal Consiglio delle Istituzioni per delle modifiche”.

 

Poi bisogna verificare l'autorevolezza e le competenze degli esperti che interverranno e esplicitare anche il programma che verrà trattato in maniera dettagliata. Solo a questo punto si coinvolgeranno le famiglie e si chiederà il famoso consenso informato.

 

“Ci troviamo davanti ad un peso burocratico non di poco conto” continua Pendenza. “Senza contare che se i progetti vengono portati avanti in orario curricolare bisogna attivare le attività alternative e anche da questo punto di vista non sappiamo di che tipo e con quali risorse”.

 

La confusione nelle scuole è tanta e anche l'interpretazione varia da istituto scolastico all'altro. “Se i professionisti arrivano dai consultori e quindi dall'Azienda sanitaria io credo non si debbano chiedere curriculum e nemmeno verificarne la professionalità perchè dovrebbero essere aspetti confermati dall'Asuit” ci dice la dirigente scolastica del Prati Maura Zini.

 

Preoccupazioni arrivano anche dagli stessi consultori dell'Azienda sanitaria che si trovano davanti a scuole che non sanno come procedere con conseguenti ritardi o sospensioni nei progetti che erano già stati inseriti nei programmi scolastici. Nelle scuole resta il dubbio su come applicare concretamente la nuova normativa. Il timore è che la burocrazia finisca per rallentare attività importanti per gli studenti, senza però chiarire fino in fondo responsabilità e procedure.

Le preoccupazioni arrivano anche dai consultori dell’Azienda sanitaria, che si stanno trovando a fare i conti con scuole in difficoltà nell’interpretare le nuove disposizioni. Il risultato, in alcuni casi, sono ritardi o sospensioni di progetti già programmati e inseriti nelle attività scolastiche. Nelle scuole, dunque, resta ancora da capire come applicare concretamente la nuova normativa. Il rischio è che tutto questo finisca per rallentare progetti ormai consolidati.

 

“PARALISI DELL'OFFERTA FORMATIVA”
Questo sistema “sta producendo una sostanziale paralisi dell'offerta formativa nelle scuole trentine portando con sé un danno diretto e gravissimo al sistema della prevenzione sanitaria pubblica. A farne le spese sono in primo luogo le storiche e pluridecennali attività di educazione alla salute, all'affettività e alle relazioni svolte dagli operatori dei consultori dell'Azienda Sanitaria” è l'intervento che arriva dalle consigliere provinciali Francesca Parolari e Lucia Maestri (Pd del Trentino), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu), Lucia Coppola (Avs) e il consigliere Michele Malfer (Campobase) che hanno depositato un'interrogazione a risposta scritta indirizzata alla Giunta provinciale.

I riflettori, in particolare, vengono puntati sulle conseguenze dell'obbligo – introdotto dalla circolare ad anno scolastico già avviato – di sottoporre al vaglio dei Consigli d'Istituto i curricula vitae e le schede dettagliate dei singoli formatori dell'Azienda Sanitaria.

 

“Gli operatori dei consultori – spiegano i consiglieri - sono dipendenti pubblici e professionisti della salute la cui qualifica, professionalità e competenza sono già ufficialmente certificate dal Servizio Sanitario di appartenenza. Sottoporre specialisti dell'Asuit alla valutazione discrezionale degli organi scolastici declassa il ruolo delle istituzioni sanitarie e compromette uno spazio protetto fondamentale per affrontare temi cruciali quali la salute riproduttiva, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, la contraccezione e l'educazione alle relazioni”.

 

Oltre all'imponenza delle procedure di autorizzazione e condivisione dei materiali, gli istituti si trovano di fronte all'impossibilità gestionale di garantire attività didattiche alternative per gli studenti i cui genitori non sottoscrivano il consenso. “La cronica assenza di ore-insegnante e di personale a disposizione rende ingestibile l'organizzazione di lezioni parallele. Di conseguenza, pur di evitare un paralizzante carico burocratico e il rischio di contenziosi con le famiglie, diverse dirigenze scolastiche stanno optando per la scelta drastica di annullare del tutto i progetti formativi”.

 

Un giudizio negativo è arrivato anche dalla Commissione Pari Opportunità tra donna e uomo che si è detta "contraria ad un sistema nel quale il consenso delle famiglie sia obbligatorio e diventi, nei fatti, ostacolo all'accesso dei più giovani a percorsi seri e qualificati di educazione alle relazioni, al rispetto e alla prevenzione della violenza".

 

 

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