Contenuto sponsorizzato
Trento
10 ottobre | 06:00

No a gite e attività didattiche extra, le scuole trentine come quelle dell'Alto Adige? "Non si può continuare a ignorare la diffusa sofferenza del settore"

Il mondo scolastico si confronta sulla sospensione di gite e attività didattiche extra. Intanto i sindacati proseguono le trattative ai tavoli negoziali. La segretaria della Cisl Scuola, Monica Bolognani: "La valorizzazione del docente non può più essere rimandata.  Alle 18 o 24 ore di cattedra si aggiungono le circa 120 ore annuali tra Collegi docenti, corsi di formazione e incontri dedicati con gli studenti e con le famiglie"

No a gite e attività didattiche extra, le scuole trentine come quelle dell'Alto Adige?

TRENTO. Stop alle gite scolastiche e alle attività extra? Trento come Bolzano? E' materia di discussione nel mondo scolastico e una possibilità che potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane. Un comparto sicuramente in fermento e in fibrillazione interessato da tanti provvedimenti. 

 

Preoccupazione e confusione sull'applicazione della cosiddetta legge Valditara dopo la recente circolare diffusa dal Dipartimento provinciale all'istruzione (Qui articolo) mentre l'assessora Francesca Gerosa - che ha difeso la norma sul consenso informato (Qui articolo) - ha messo in stand by il disegno di legge sulle carenze formative (Qui articolo). A fronte, però, decisione della politica, resta la sofferenza della scuola alle prese con problemi concreti e quotidiani: carenza di personale in tutti i ruoli dai docenti alle segreterie, responsabilità e carichi burocratici sempre più pressanti e una progressiva ma rapida svalutazione del ruolo educativo (Qui articolo).

 

Si agisce a più livelli: i sindacati percorrono la via negoziale, portano avanti le trattative e le istanze ai tavoli istituzionali mentre i docenti costituiscono gruppi spontanei di confronto per far emergere il malcontento e il disagio sempre più forte che si respira nei corridoi e nelle classi degli istituti trentini.

 

"Comprendiamo il malcontento dei docenti che si estende a tutto il personale della scuola", dice Monica Bolognani, segretaria generale della Cisl Scuola. "Il riconoscimento sociale della professione si è indebolito e non si può continuare a ignorare la diffusa sofferenza del settore. E' arrivato il momento di restituire agli insegnanti, e non solo, il rispetto e il riconoscimento economico che meritano e rispondere alla crescente penalizzazione economica".

 

Che succede? La richiesta degli aumenti nel contratto sono la punta dell'iceberg. Un'istanza che si collega poi a tutte le altre criticità che incombono sul personale scolastico. Gli stipendi non sono ritenuti adeguati rispetto ai carichi di lavoro in aula ma che proseguono una volta usciti dalle scuole. 

 

I docenti organizzati in gruppi spontanei pensano al "modello" della protesta dell'Alto Adige (Qui articolo). Tradotto? La rinuncia alle attività non legato all'insegnamento in senso stretto.  niente gite, niente uscite didattiche e niente ulteriori attività. Perché? Per rimettere la didattica nuovamente al centro e perché rinunciare a visitare a un museo significa fare leva sulla filiera, anche sull'economia e sui numeri che ruotano a un polo culturale. Siamo ancora in una fase preliminare in Trentino in quanto la macchina è complessa e si cerca di arrivare a una condivisione di intenti ma c'è una discussione approfondita in questo senso. 

 

"Il concetto è che la scuola rappresenta un patto educativo trasversale", evidenzia Bolognani. "La valorizzazione del docente non può più essere rimandata. Attualmente il tavolo per il rinnovo è aperto e noi continuiamo a portare le tante questioni in Apran: bisogna parlare del lavoro sommerso e della complessità di questa professione. Alle 18 o 24 ore di cattedra si aggiungono le circa 120 ore annuali tra Collegi docenti, corsi di formazione e incontri dedicati con gli studenti e con le famiglie. Attività che sono riconosciute economicamente dalla Provincia per 310 euro mensili lordi: un importo ormai anacronistico in quanto non tiene conto del tempo per preparare le lezioni, correggere verifiche, seguire i rapporti con le famiglie, personalizzare la didattica e svolgere gli adempimenti burocratici".

 

La scuola è cambiata, sindacati e docenti sono consapevoli che il sistema deve essere riformato, tuttavia è il modus che convince poco. Troppo spesso le decisioni sono calate dall'alto. Insomma, bene migliorare e modernizzare il settore, ma la richiesta è di una condivisione e di un ascolto reale delle esigenze del personale in prima linea.

 

L’obiettivo, per i sindacati, è avviare un confronto approfondito con l’amministrazione provinciale, affinché la revisione del contratto provinciale non si riduca a un mero esercizio linguistico e formale, ma rappresenti un concreto passo avanti nell’aggiornamento dei contenuti di una normativa ormai vetusta.

 

”Negli ultimi anni la scuola si è riempita di progetti e attività extracurricolari, i docenti devono poter scegliere di valorizzare la didattica e la relazione educativa in aula, con tempi più distesi e confacenti all’apprendimento. Devono poter scegliere di non dedicare tempo e energie a tutto ciò che è extra", conclude Bolognani.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Società
| 10 ottobre | 06:00
Il mondo scolastico si confronta sulla sospensione di gite e attività didattiche extra. Intanto i sindacati proseguono le trattative ai tavoli [...]
Politica
| 09 ottobre | 21:17
La Provincia esclude  che le attività già programmate siano a rischio, ma resta il nodo dei passaggi organizzativi richiesti alle [...]
Società
| 09 ottobre | 20:20
Il reportage di Asya Emelyanova è andato in onda il 7 ottobre nell’edizione delle 20 di “Vesti” su Rossija 1, con interviste a Bessone, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato