Troppa burocrazia e pochi riconoscimenti, cresce la mobilitazione di docenti e educatori nelle scuole trentine. Il Marie Curie: stop a gite e attività extrascolastiche
Gli insegnanti hanno spiegato in una lettera che "non si tratta di uno sciopero, visto che l'attività didattica quotidiana, l'impegno e la serietà professionale resteranno garantite". Si è scelto di non dare più la disponibilità a svolgere attività che esulano da quelle richieste dai nostri contratti e che, da anni, sono state considerate 'dovute'

PERGINE. Un continuo moltiplicarsi di incombenze burocratiche e di responsabilità aggiuntive che “non trovano un adeguato riconoscimento sociale ed economico e che minacciano il cuore stesso del nostro lavoro: l'insegnamento”.
All'Istituto di Istruzione Marie Curie di Pergine Valsugana, docenti e assistenti educatrici hanno deciso di aderire al movimento “Istruzione di Qualità Trentino”, nato per difendere la professione docente e denunciare un disagio che, secondo il personale, non può più essere ignorato.
Una decisione che nasce dalla volontà di aderire alla mobilitazione, già intrapresa da numerose altre scuole del territorio, con lo stop alle gite scolastiche e alle attività extrascolastiche. Una forma di protesta per rivendicare il riconoscimento sociale della professione docente, denunciare il mancato ascolto da parte delle istituzioni e dare voce alla sofferenza di un settore che non può più essere ignorata.
Le docenti, i docenti, le assistenti educatrici dell'Istituto hanno quindi deciso di scrivere una lettera che intende illustrare ragioni e modalità di tale adesione alle famiglie, alle istituzioni e all'opinione pubblica.
“Sembra ormai che, da alcuni settori dell'amministrazione scolastica e dall'opinione pubblica, la ricchezza dell'offerta formativa sia data per scontata, anziché essere intesa come il risultato dell'impegno costante e della dedizione del corpo docente e degli assistenti educatori”.
Ecco alora che di fronte a un significativo aumento degli oneri, a una progressiva riduzione delle risorse tra cui anche la mancata stabilizzazione del precariato, a un dialogo istituzionale che appare sordo alle reali esigenze del mondo della scuola, il personale scolastico intende agire.
“Precisiamo – chiariscono docenti e assistenti educatrici - che non si tratta di uno sciopero, visto che l'attività didattica quotidiana, l'impegno e la serietà professionale resteranno garantite. Abbiamo, invece, scelto di non dare più la disponibilità a svolgere attività che esulano da quelle richieste dai nostri contratti e che, da anni, sono state considerate 'dovute'. Parliamo di viaggi d'istruzione, settimane linguistiche, scambi, visite guidate e altri progetti che comportano enormi responsabilità legali e burocratiche. A questo vanno aggiunti i progetti imposti dall'alto, che il più delle volte si traducono in una mera interruzione, anziché in un reale arricchimento dell'offerta formativa. Faranno eccezione alcune attività valutate caso per caso, come per esempio quelle relative al benessere psicologico, o come gli impegni vincolanti già assunti con le famiglie”.
Una scelta, concludono ancora gli insegnanti, che non “vuole essere una misura punitiva nei confronti di studentesse e studenti o una svalutazione delle offerte culturali in cui ovviamente crediamo, ma è diventata una necessaria azione di tutela della scuola pubblica e di chi la vive”.


















