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Bolzano
02 settembre | 20:41

Scuola, insegnanti contro le gite scolastiche. Per pochi euro in più, responsabilità e pressioni esagerate. "Meglio concentrarci sul nostro ruolo primario: insegnare"

Non uno sciopero, ma un adattamento alle necessità della scuola odierna. Marco Pugliese: "Nelle scuole dove sono stati eliminati progetti didatticamente non necessari c’è stato un recupero di quello che è il nostro compito primario: insegnare". Risponde l'Alleanza per le famiglie dell'Alto Adige: "Le uscite non sono un accessorio alla didattica"

Scuola, insegnanti contro le gite scolastiche

BOLZANO. Con la riapertura della scuola alle porte, torna al centro del dibattito il tema delle uscite didattiche. In particolare, si parla del cosiddetto “sciopero delle gite”, l’iniziativa di protesta promossa dai docenti altoatesini per tutto l’anno scolastico 2025/26, rilanciata dal gruppo di iniziativa della scuola in lingua tedesca, Bildung am Abgrund, che ha invitato gli insegnanti a proseguire le azioni di protesta nel 2026/27.

 

Più che uno sciopero in senso stretto, come confermano gli addetti ai lavori, l’iniziativa rappresenta ormai un adattamento all’attuale realtà della scuola e alle sue necessità. C’è chi aderisce per protesta, chi perché ha riscontrato benefici didattici nel nuovo approccio e chi, invece, non aderisce.

 

Come spiega infatti Marco Pugliese, docente di matematica e dirigente sindacale UIL: “La decisione di aderire o meno alle uscite didattiche rimane comunque una prerogativa di ogni collegio docenti. Quello che abbiamo riscontrato e che ha portato tanti colleghi ad aderire è che nelle scuole dove sono stati eliminati progetti didatticamente non necessari c’è stato un recupero di quello che è il nostro compito primario: insegnare”. 

 

L'obiettivo di molti insegnanti è infatti quello di riportare l’attività didattica al centro della vita scolastica, dedicando più tempo a seguire gli allievi sui banchi piuttosto che a decine di uscite didattiche, molte delle quali, secondo loro, non essere necessarie.

 

Andrea Pergher, docente di matematica della Val Venosta, racconta: “Ci siamo accorti che c’è molta più calma nella scuola da quando abbiamo ridotto il numero di uscite didattiche. Riusciamo a concentrarci di più sull’insegnamento, a dedicarci più tempo, e i ragazzi ne escono più competenti”.

 

Pesa anche la questione temporale: per assistere a uno spettacolo a Bolzano, ad esempio, una classe proveniente dalle valli, come quella di Pergher, rischia di perdere un giorno intero di lezione solo con gli spostamenti. A cui, a detta degli insegnanti, si aggiungono l’irrequietezza del giorno prima e la stanchezza di quello dopo. Un conto di tre giorni per una sola uscita a teatro.

 

Ma la questione si estende oltre la coerenza didattica e il problema dei tempi, andando a toccare anche le responsabilità che vengono assegnate ai docenti nel corso delle uscite. “Siamo responsabili dei ragazzi 24 ore su 24 – racconta Pergher –. Andiamo a dormire dopo gli ultimi e ci svegliamo prima di tutti, senza contare che è nostra anche la responsabilità di assicurarci, per esempio, che le vie di fuga degli hotel siano libere o che i bus siano in condizioni adeguate. È veramente troppo. Io, dopo una delle ultime gite a cui ho partecipato, mi sono ammalata per lo stress”. 

 

Secondo i docenti a tutta questa responsabilità non corrisponde un compenso adeguato: viene riconosciuta un’indennità di 5,60 euro lordi all’ora, dei quali, secondo gli insegnanti, soltanto circa la metà arriva in busta paga.

 

Il problema del rapporto tra impegno, compenso e utilità didattica riguarda in particolare i viaggi delle quinte, che solitamente fanno un’uscita di qualche giorno come conclusione del proprio percorso scolastico. “Ci siamo accorti che i ragazzi guardavano questi viaggi principalmente come un’occasione per festeggiare, mentre si disinteressavano alle attività culturali che noi docenti programmiamo”, racconta Pergher. Da qui la decisione di separare le due cose: “Lasciamo i ragazzi liberi di pianificare il viaggio nel proprio tempo libero, dando anche la disponibilità di lasciare loro qualche giorno a ridosso di un weekend lungo. Così possono fare l’esperienza che desiderano e noi possiamo concentrarci sull’insegnamento, utilizzando al meglio tempo e risorse”.

 

Ci sono però anche opinioni contrastanti, come quella dell’Alleanza per le famiglie dell'Alto Adige, che nelle scorse ore ha diffuso un comunicato chiedendo lo sblocco immediato di gite didattiche, viaggi d’istruzione e incontri con esperti esterni. Dall’associazione non si mettono in discussione le richieste degli insegnanti: retribuzioni adeguate, recupero dell’inflazione, pagamento dei viaggi d’istruzione, adeguate coperture assicurative e maggiori risorse per l’inclusione. Tuttavia, l’organizzazione sottolinea come le attività didattiche extra non siano un “accessorio alla didattica”, ma concrete opportunità di apprendimento.

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