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Bolzano
10 novembre | 13:09

La protesta degli insegnanti svuota anche i teatri, ma la Provincia non fa un passo indietro: "Niente attività extra-scolastiche, niente aumento"

Il settore teatro subisce lo stop e perde introiti, ma la trattativa è ferma al palo

BOLZANO. La protesta degli insegnanti non blocca solo le gite, le trasferte ma anche i progetti e le attività come il teatro. Anche quando il teatro parla di violenza di genere. E questo è oggettivamente un peccato. Il giorno 13 novembre, al Teatro Cristallo di Bolzano va in scena lo spettacolo “Voci negate”, ma gli studenti locali non ci saranno. Saranno presenti, invece, studenti in trasferta provenienti da Trento, Val di Fiemme e Piana Rotaliana. Un peccato perdere un'importante occasione di confronto per i ragazzi su un tema cruciale, per il quale il teatro offre un linguaggio unico e un punto di vista rivoluzionario.

Ma la situazione attuale è questa, e poco può essere fatto. Tra insegnanti e provincia è stallo e non sembra esserci una via d'uscita, perlomeno per ora. Alla base della protesta degli insegnanti, nata sulla scia di iniziative simili negli istituti in lingua tedesca, c'è la richiesta di riconoscimento del ruolo sociale dell'insegnamento e di un maggior compenso economico. Lo stop è esteso a qualsiasi attività extra lezione, comprese quelle che si svolgono direttamente all'interno delle classi.

E gli insegnanti ribadiscono: fino a quando non vi sarà un adeguato riconoscimento del ruolo (sociale ed economico) le attività saranno ferme. “Non può essere tutto sulle nostre spalle", questo quanto ribadito dagli insegnanti che non faranno un passo indietro. 

 

La protesta ha portato alla cancellazione di tutta la programmazione teatrale per le scuole del Teatro Stabile di Bolzano fino a dicembre. Si parla di 27 spettacoli e circa dieci laboratori annullati. Sarebbero stati 40mila gli studenti coinvolti e i danni economici per il Teatro saranno notevoli. Si parla di circa 100mila euro di mancati introiti, di circa una cinquantina di persone, tra teatranti e operatori, che resteranno senza lavoro, e di un calendario e di risorse che potrebbero essere definitivamente decurtate.

 

Tra Provincia e docenti in protesta è muro contro muro. “Non riprenderemo la trattativa e il lavoro negli uffici per la contrattazione finché gli insegnanti non faranno un passo indietro sulle misure che stanno attuando”, avverte Magdalena Amhof, assessora al Personale. La Giunta Provinciale è chiara: se le proteste non verranno ritirate, i fondi non saranno stanziati e l'aumento di stipendio da gennaio non avverrà, limitando l'incremento ai 385 euro lordi al mese previsti da novembre. Le trattative per un aumento salariale inizieranno soltanto dopo che gli insegnanti avranno ritirato le loro proteste, in sostanza. 

 

L'offerta della Provincia prevede lo stanziamento di 110 milioni di euro per tre anni. Questa somma si tradurrebbe in un aumento di 400 euro lordi al mese per gli insegnanti che vanno ad aggiungersi ai 385 euro lordi al mese di adeguamento all'inflazione, che saranno erogati in busta paga a novembre con effetto retroattivo da gennaio 2025. Insomma, si parla di 800 euro lordi al mese e 110 milioni all'anno che nemmeno il ricco Alto Adige potrebbe pensare di stanziare.  La Provincia ha allora formalizzato l'offerta in una lettera d'intenti: la metà dei fondi è già stata stanziata, mentre la seconda metà sarà oggetto di negoziazione a partire da gennaio.

 

I sindacati però si oppongono all'offerta e sono affiancati dai gruppi di protesta. C’è chi chiede almeno 200 milioni di euro per gli aumenti salariali e un adeguamento annuale all'inflazione. I gruppi di protesta sostengono inoltre che un insegnante nella settima fascia di stipendio, dopo 35 anni di servizio, dovrebbe percepire 87.572,80 euro lordi all'anno.

 

E così le proteste, che includono lo stop a gite e attività extrascolastiche, continuano, suscitando irritazione nella Giunta. L'assessora al personale Magdalena Amhof ha sottolineato a più riprese che le proteste non sono appropriate durante un periodo di contrattazione e che i docenti potrebbero riprenderle solo se non fosse raggiunto un accordo in sede di trattative.

 

Uil Scuola Rua, che rappresenta il settore scuola e ricerca, comunica nel frattempo la propria posizione in merito alla recente lettera d’intenti e annuncia l’avvio immediato di un sondaggio rivolto a tutto il personale della scuola. "Come già in passato, la UIL sceglie la via della partecipazione diretta: saranno infatti i lavoratori stessi a esprimere la loro opinione sulle prospettive della prossima contrattazione collettiva", così Marco Pugliese segretario regionale Uil Scuola Rua.

 

Non può essere un aut aut – commenta ancora Pugliese – In sede di contrattazione non si può dire “se non andate in gita non vi diamo l'aumento”. Anche perchè la decisione di portare o no i ragazzi in gita, a teatro o di farli partecipare a progetti in generale, è del singolo insegnante. Ricordate ce gli insegnanti vivono sempre divisi tra l'utilità e l'importanza di progetti esterni e l'obbligo di portare a termine i programmi. Insomma la questione è molto complessa e non può essere risolta se non con un tavolo tecnico, con la politica, partendo dalla base”., conclude Pugliese.

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