"Dalla sedia gigante al grande cuore in collina, racconto la mia regione con ironia", la giovane creator Ester Parussini: "Volevo andarmene, poi ho cambiato prospettiva"
Ogni regione ha i suoi simboli e le sue storie, la giovane creator Ester Parussini ha scelto di raccontare il suo territorio, e di valorizzarlo, attraverso i social: " È stato un modo per trasformare la rabbia verso una regione che sembrava non darmi quello che volevo in carburante per trovare quello che volevo dalla mia regione"

UDINE. “Simboli friulani: episodio uno, due, tre e poi, a seguire, tanti altri”. Ester Parussini, friulana di Codroipo e classe 2001, studia “Cinema, fotografia e audiovisivo” all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e vive nel capoluogo piemontese da un anno e mezzo.
Già da tempo però è impegnata sui social in numerosi progetti che hanno l’obiettivo di promuovere la conoscenza della cultura e del territorio del Friuli Venezia Giulia: una pagina Instagram, sempre più seguita, in cui racconta i simboli del territorio – dalla sedia gigante di Manziano al grande cuore sul monte di Ragogna, per citarne alcuni – e il progetto “essere.lab”, una comunità che si occupa di editoria indipendente e cultura.
Ma partiamo dall'inizio, quando tutto è partito. “Per anni dopo le superiori non vedevo l’ora di andarmene – inizia a raccontare Parussini - perché era una regione con cui ero molto arrabbiata: avendo fatto l’artistico era difficile immaginarmi qui. Però poi, attraverso contenuti dedicati ai simboli del Friuli-Venezia Giulia pubblicati inizialmente per scherzo, ho ottenuto un riscontro sorprendente in termini di visualizzazioni e interazioni: molte persone hanno riconosciuto ciò che ho condiviso e nei commenti sono arrivati subito altri suggerimenti e tante persone mi riconoscono e mi raccontano storie personali”.
Per capire meglio il progetto, entriamo nei suoi anfratti: uno dei contenuti pubblicati nei giorni scorsi, per esempio, ha raggiunto oltre 17 mila like e superato di gran lunga le 200 mila visualizzazioni, confermando un forte interesse del pubblico friulano e non.
Protagonista del post? L’enorme sedia di Manzano (20 metri d’altezza) che è stata abbattuta nel 2016 e ha segnato simbolicamente la conclusione dei tempi d'oro dell'industria della sedia del paese: a causa della crisi e di scelte politico-sociali, da 1.100 aziende negli anni '90 ora ne sono rimaste meno della metà. “Non ti dimenticheremo mai – scrive scherzosamente l'autrice – e vivi con noi sempre e in ogni nostro opplà” .
“Nelle ultime settimane ero con amici vicino a Manzano, la cittadina friulana nota come ‘capitale della sedia’: passando accanto alla rotonda dove fino a pochi anni fa c’era la grande sedia, per scherzo ho aggiunto una canzone malinconica come sottofondo. Ho pubblicato il video su Instagram e, inaspettatamente, ha avuto grande successo: ne è nato uno scambio di commenti e una corrispondenza che mi ha spinta poi a raccontare anche il pesce di Somplago, il cuore sul monte di Muris e il bar Astoria a Udine, simboli molto conosciuti. Ora sto raccogliendo altre idee. Non mi ero mai resa conto di quanti simboli inconsci ruotassero attorno a me e alla mia regione.”
E ancora un altro simbolo, il cuore sul monte di Ragogna, impossibile da non citare.
“Dirigendosi nell'area del Friuli collinare, fa capolino questo gigantesco cuore che fa immediatamente sorridere e provare una grande tenerezza. Non tutti però conoscono la sua origine: è stato – racconta Parussini – creato spontaneamente da un ex cuoco, Renato De Biaso, nel terreno di sua suocera, utilizzando oltre 180 metri di tessuto non tessuto agricolo riciclato. Aveva già realizzato con questo materiale la scritta 'mandi' in onore della tappa del Giro d'Italia. Il cuore invece è stato pensato come monito di pace e a pensare con amore. È presente dal 2016 e personalmente lo considero un esempio dolcissimo di arte pubblica popolare”.
Lasciando la pagina Instagram dove la giovane creator racconta simboli regionali, aneddoti divertenti e belle avventure, lo sguardo vira sull'altro progetto attivo chiamato “essere.lab”, che riguarda anch'esso il mondo del Friuli.
“È stato un modo per trasformare la 'rabbia' verso una regione che sembrava non darmi quello che volevo in carburante per trovare quello che volevo dalla mia regione: più eventi, più spazi e più possibilità di incontro tra artisti. Ho scoperto luoghi incredibili e una serie di attività che non pensavo esistessero e il riscontro è stato molto positivo. Anche qui è stato tutto graduale: all'inizio parlavo di mie questioni personali o ironizzavo sul mondo poi, contemporaneamente al progetto, ho iniziato a parlare del Friuli, di Codroipo e del friulano sui social. È stato così che mi sono resa conto del fatto che alcune persone non avessero nemmeno idea di dove fosse il Friuli-Venezia Giulia”.
Ovviamente, quando si parla di territorio, non poteva mancare la lingua friulana.
“In casa mio padre e i nonni hanno sempre parlato friulano, mentre mia madre no. Io l’ho usato poco, ma grazie a mio padre, appassionato di cultura regionale, crescendo ho cambiato prospettiva: solo vivendo in un’altra regione ho capito che molte espressioni quotidiane provenivano da una ‘lingua friulana italianizzata’. Quando ho iniziato a fare i video ho deciso di studiarla più a fondo e, con colleghe e colleghi, abbiamo anche tradotto le riviste del progetto ‘essere.lab’ in sloveno, inglese e friulano. È stato molto divertente: sui social ricevo video e messaggi pieni di ricordi e aneddoti riguardanti il friulano, altre persone invece non capiscono, ma restano confusi e affascinati e provano comunque a capirci qualcosa.”
Insomma, l'attività di Ester Parussini può essere considerata una modalità di promozione del territorio diversa dal solito, ma che sicuramente sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante: naturalmente sul suo profilo si ironizza molto, ma chi poi è veramente interessato ad informarsi sulle piccole realtà regionali scopre sempre qualcosa di nuovo sul territorio, valorizzato su un 'ponte' ideale che collega il profilo Instagram col progetto “essere.lab".
E la risposta dei follower, come detto, non manca: tante persone, racconta, hanno magari attraversato il Friuli per raggiungere la Croazia e solo così, fermandosi ed esplorando un po’ la zona, hanno scoperto qualcosa di interessante. Altri invece, per fare qualche esempio, sono cresciuti con nonni friulani emigrati lontano e sentire la lingua friulana fa loro un certo effetto. Altri infine si rendono per la prima volta conto di alcune sfaccettature di questa terra.
“I legami col Friuli non mancano – conclude Ester Parussini – e sono più di quanto mi aspettassi: è per questo motivo che parlare anche delle piccole realtà artistiche contemporanee è necessario, dal momento che esistono anche qui, ma spesso anche noi residenti ce le dimentichiamo”.












