Scuola dell’infanzia in affanno, tra contratti frammentati e insegnanti sotto pressione. In oltre 750 scrivono alla Provincia: "Non siamo risorse inesauribili"
Le insegnanti in un documento lungo 5 pagine denunciano il disagio della scuola dell’infanzia trentina e chiamano la Provincia alle proprie responsabilità. Le opposizione all'attacco dell'assessora Gerosa: "Il suo atteggiamento risponde purtroppo al medesimo schema già visto negli altri ordini scolastici: grande disponibilità e attenzione proclamate a parole a mezzo stampa, smentite però sistematicamente dagli atti formali e dalle decisioni assunte"

TRENTO. Contratti frammentati, orari ridotti e spezzoni che rendono il comparto sempre meno attrattivo. La scuola dell'infanzia trentina scoppia, stretta tra la fuga di personale qualificato verso l'Alto Adige e un modello organizzativo che, per conciliare i tempi delle famiglie, finisce per logorare la salute e i diritti di centinaia di insegnanti.
A farlo capire è una lettera sottoscritta da 752 insegnanti indirizzata alla Giunta e al Consiglio provinciale. “Negli ultimi anni – scrivono le insegnanti - stiamo assistendo a un progressivo cambiamento delle condizioni in cui lavoriamo. Non si tratta di una singola misura né di un unico problema, ma dell’effetto complessivo di diverse scelte organizzative e contrattuali che, sommandosi nel tempo, stanno incidendo sulla qualità del lavoro, sulla stabilità occupazionale, sulla possibilità di valorizzare le professionalità e le esperienze maturate e, più in generale, sulla capacità della scuola di mantenere personale qualificato e garantire un servizio educativo di qualità”.
Sono diversi gli aspetti che vengono toccati all'interno del documento. A partire da chi decide di lasciare il Trentino e sceglie l'Alto Adige. “Numerose figure qualificate, in possesso della laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria, scelgono di orientarsi verso altri gradi scolastici o di spostarsi nei territori vicini, come l'Alto Adige, dove trovano condizioni professionali e contrattuali nettamente migliori. Oppure optano per il part time verticale per riuscire a sostenere il carico lavorativo, pesando sul budget familiare e sulla pensione”. Decisioni che vanno ad impattare sulla continuità delle relazioni educative.
Gli orari ridotti, gli incarichi brevi, le ore congelate o suddivise in piccoli spezzoni e contratti che non garantiscono continuità e stabilità rendono più difficile programmare il proprio futuro professionale e valorizzare le competenze e l’esperienza maturate nel tempo.
Di non poco conto sono anche le ore di supporto destinate ai bambini con bisogni educativi speciali (BES). Le risorse orarie dedicate ad oggi non garantiscono la necessaria copertura e stabilità nel tempo, lasciando i gruppi-sezione a misurarsi con difficoltà crescenti senza gli organici e gli affiancamenti indispensabili per assicurare percorsi educativi realmente inclusivi.
“A preoccuparci – spiegano le insegnanti delle scuole d'infanzia - non sono soltanto le condizioni di lavoro, ma anche il rischio che la scuola dell’infanzia venga snaturata per rispondere a esigenze prevalentemente organizzative e conciliative delle famiglie”. La gestione dell'apertura della scuola con il prolungamento dell'attività didattica nel mese di luglio si è tradotta, sostengono le insegnanti, in un governo insostenibile delle assenze.
“Le aggregazioni estive, sia tra bambini provenienti da scuole diverse sia tra sezioni della stessa scuola, rischiano di comprometterne l’identità educativa, trasformando la scuola in un servizio di accoglienza. Le esigenze di conciliazione sono legittime, ma non possono prevalere sulla funzione educativa della scuola né ricadere necessariamente su di essa. È quindi opportuno valutare anche risposte alternative, valorizzando le risorse del territorio, anziché snaturare la scuola e il ruolo professionale delle insegnanti”.
Nella fase iniziale – viene spiegato nel documento - era stata prevista la possibilità di usufruire di cinque giorni di ferie nel mese di luglio per le insegnanti che avessero lavorato almeno quindici giorni nel mese stesso. Era inoltre prevista la copertura delle assenze attraverso personale supplente esterno. Si trattava di una possibilità limitata, soprattutto se confrontata con l’estensione del periodo lavorativo, ma almeno si riconosceva la necessità di organizzare le sostituzioni senza scaricare interamente il peso sulle colleghe presenti.
Qui il testo completo della lettera
Con la decisione assunta dalla Giunta provinciale nel dicembre 2022, l’apertura delle scuole dell’infanzia nel mese di luglio è stata resa strutturale a partire dall’anno scolastico 2023/2024, trasformando una misura introdotta in via emergenziale in una componente stabile del calendario di apertura su undici mesi. Parallelamente, sono cambiate anche le condizioni per usufruire di quei giorni di ferie. In quell’anno è stato introdotto il requisito dei 180 giorni continuativi di servizio effettivo per poter accedere ai cinque giorni di ferie nel mese di luglio, requisito successivamente modificato. Inoltre, il sistema delle sostituzioni si è spostato dalle supplenze esterne all’impiego delle risorse interne, rendendo più difficile la fruizione delle ferie.
Nel corso degli anni le varie criticità sono state fatte conoscere più volte senza però mai trovare una soluzione. “Nonostante la partecipazione e i tentativi di dialogo, continuiamo ad avere la sensazione che le nostre richieste non siano state ascoltate fino in fondo e che le conseguenze delle decisioni assunte non siano state valutate in modo adeguato. Prima di essere insegnanti siamo cittadine trentine, e sentiamo di avere il diritto e il dovere di portare all’attenzione delle istituzioni ciò che viviamo quotidianamente” spiegano le 752 insegnanti che hanno sottoscritto il documento inviato in Provincia.
Il malessere emerge da diversi segnali che non possono essere ignorati: la scelta di alcune di lasciare la scuola dell’infanzia per passare ad altri ordini di scuola o ad altre province, il ricorso al part-time verticale da parte di chi fatica a sostenere un’attività lavorativa estesa a undici mesi e le ripetute segnalazioni, nel corso degli anni, delle difficoltà legate al mese aggiuntivo e al conseguente aumento del carico lavorativo. “Non chiediamo ascolto per formalità. Chiediamo che la nostra voce produca una riflessione concreta e verificabile. Perché dietro ogni scelta organizzativa ci sono persone, relazioni educative e anni di esperienza che non possono essere considerati risorse inesauribili. Una scuola dell’infanzia di qualità non si misura soltanto dal numero dei mesi in cui è aperta, ma dalla qualità dell’esperienza che offre ai bambini e dalle condizioni in cui lavorano le persone che ogni giorno la rendono possibile” concludono le insegnanti.
A raccogliere la richiesta di aiuto delle insegnanti e le riflessioni contenute nel lungo documento sono le opposizioni in Consiglio provinciale con i consiglieri Francesca Parolari e Lucia Maestri (Pd del Trentino), Michele Malfer (Campobase), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) e Lucia Coppola (Avs). “Nel quadro di profonda sollevazione della scuola trentina, non possiamo permettere che l'infanzia venga marginalizzata e finisca in secondo piano. Il grido d'allarme formalizzato in questi giorni da ben 752 insegnanti, attraverso una puntuale e motivata lettera indirizzata alla Giunta e al Consiglio provinciale, certifica un livello di criticità e affaticamento strutturale che non può più essere ignorato né eluso con la consueta retorica di circostanza”.
Da alcuni anni, denunciano i rappresentanti dell'opposizione il settore dell'infanzia è oggetto “di interventi calati dall'alto, privi di reale ascolto e confronto con chi vive quotidianamente la realtà educativa. A dominare le scelte della Giunta è un atteggiamento ottuso ed eccessivamente ragioneristico, che punta unicamente al consenso e a far quadrare i conti senza curarsi delle effettive necessità del servizio. Si chiede sempre di più al personale in termini di disponibilità e carichi di lavoro, ma non si è disposti a riconoscere nulla: non si sostengono le condizioni di benessere professionale, si nega il giusto riposo e ci si rifiuta di ragionare seriamente e concretamente sull’organizzazione di un tempo-scuola che presenta oggettive criticità”.
Da Francesca Parolari, Lucia Maestri, Paola Demagri, Lucia Coppola e Michele Malfer dito puntato a Francesca Gerosa. “L’atteggiamento dell'assessora all'Istruzione – sottolineano i consiglieri - risponde purtroppo al medesimo schema già visto negli altri ordini scolastici: grande disponibilità e attenzione proclamate a parole a mezzo stampa, smentite però sistematicamente dagli atti formali e dalle decisioni assunte. Di fronte alle legittime istanze del personale della scuola dell’infanzia che chiede di essere ascoltato sul serio, da piazza Dante continuano ad arrivare soltanto rigidità contabile e porte chiuse al dialogo”.
Le minoranze consiliari chiedono un'indagine conoscitiva puntuale e trasparente: “Servono dati precisi sul turnover, sulle assunzioni delle insegnanti senza titolo, sulle rinunce alle ferie, sulle ore non riconosciute o congelate per i bambini con bes, sul ricorso forzato al part-time per esaurimento delle energie psicofisiche. Serve sapere cosa intendono fare Assessora all’Istruzione e Giunta rispetto a queste gravi criticità e serve, inoltre, sapere se si sta lavorando seriamente per rispondere alle esigenze di conciliazione delle famiglie e al diritto dei bambini e delle bambine ad una buona scuola senza gravare esclusivamente sulle insegnanti. L'Autonomia trentina deve misurarsi sulla capacità di valorizzare le proprie professionalità e garantire una scuola di alto profilo”.


















