Gite scolastiche, in Alto Adige arrivati gli aumenti agli insegnanti ma restano i problemi del tempo tolto alle materie e delle responsabilità: ''La questione non è chiusa''
In Alto Adige il dibattito prosegue. Marco Pugliese (Uil) chiede attenzione alle condizioni degli accompagnatori, mentre la Provincia sottolinea l'autonomia delle scuole nell'organizzazione delle attività. “Il problema non sono soltanto le gite. È il tempo che la scuola sottrae alle discipline per inseguire progetti, incontri e iniziative di cui troppo spesso non si valutano i risultati", dichiara Pugliese

BOLZANO. Il cosiddetto “sciopero delle gite” è stato superato, almeno ufficialmente. I docenti altoatesini hanno ottenuto un aumento in busta paga di 800 euro lordi al mese e tutto va bene. Almeno così si pensava.
Infatti, mentre la protesta degli insegnanti si sposta sul Trentino (Qui articolo), gite e attività extrascolastiche rimangono a rischio anche in Alto Adige.
Il perché lo spiega a Il Dolomiti Marco Pugliese, docente di matematica e dirigente sindacale Uil: “Noi avevamo avvertito che le misure prese non sarebbero bastate. I problemi sono vari: la questione del budget è sicuramente centrale, tra l’aumento generale dei costi di trasporti, hotel e cibo e quello degli indennizzi, le scuole fanno fatica a coprire lo stesso numero di attività degli anni scorsi. Ma non c’è solo quello. Il vero punto chiave rimane quello della responsabilità”.
Come spiega Pugliese, infatti, le responsabilità che vengono affidate ai docenti in gita sono enormi. Gli insegnanti sono responsabili 24 ore su 24 di tutto quello che succede e potrebbe succedere ai ragazzi. Solo per citare alcuni esempi, dovrebbero assicurarsi che i bus siano a norma o che le uscite degli hotel siano sempre libere. Per non parlare del dover controllare i ragazzi ad ogni ora del giorno e della notte.
“È veramente insostenibile – racconta Pugliese –, ai docenti si chiede troppo. Quando si accompagnano i ragazzi praticamente non si dorme solo per assicurarsi che non escano durante la notte. Conosco colleghi che hanno stipulato delle assicurazioni solo per coprirsi in caso che qualcosa andasse male”.
E il compenso, anche dopo gli aumenti, non è sufficiente. L’indennizzo per le gite è passato da 2,80 a 5,60 euro l’ora. Un raddoppio, ma che comunque secondo alcuni docenti non basta a coprire le responsabilità assegnate.
A tutto questo si aggiunge il problema dei costi. L’aumento delle indennità ha fatto certamente salire il costo per il personale, ma bisogna tenere in conto anche e soprattutto gli aumenti dei costi di hotel, trasporti, cibo. Un aumento che si ripercuote sulle scuole, ma anche sulle famiglie.
“So di una scolaresca che doveva andare in gita a Roma, ma ha dovuto rinviare per via dei costi”, racconta Pugliese.
Nel frattempo, dalla Provincia dichiarano che i fondi ci sarebbero e che starebbe ai consigli di classe decidere di organizzare gite e attività. “Ci sono fondi per tutte le attività approvate dai consigli di classe. Ogni scuola decide autonomamente”, dichiara l’assessore alla scuola italiana Galateo, in linea con il collega per la scuola tedesca Achammer.
Il nodo delle gite e delle attività extrascolastiche deve essere ancora districato. Nel frattempo, Pugliese riporta l’attenzione su una questione già avanzata dai docenti: l’importanza della didattica rispetto alla questione delle gite.
“Il problema non sono soltanto le gite. È il tempo che la scuola sottrae alle discipline per inseguire progetti, incontri e iniziative di cui troppo spesso non si valutano i risultati".
"Insegno matematica da vent’anni e so quanto contino la continuità, l’esercizio e il tempo necessario per capire un errore. Le frazioni, le equazioni e il ragionamento logico non si consolidano tra un evento e l’altro. Se nell’arco dell’anno si perdono otto ore per incontri esterni, sei per preparare eventi, quattro per attività promozionali e altre sei per progetti senza un chiaro legame con il programma, arriviamo a 24 ore: sei settimane di matematica. E questo ancora prima di considerare le gite”, spiega.
“Anche un progetto valido può diventare un problema se si somma ad altri dieci senza un coordinamento. Un incontro di due ore che occupa l’intero spazio settimanale di una disciplina con poche ore può interromperne il lavoro fino alla settimana successiva".
"Poi all’università si incontrano studenti con difficoltà nelle proporzioni, nella lettura di un grafico, nei passaggi algebrici o nella comprensione di un testo. Le cause sono diverse, certo, ma dobbiamo interrogarci anche sul tempo effettivamente dedicato alle basi".
"Ogni progetto dovrebbe rispondere a tre domande: che cosa insegna, quante ore assorbe e come verifichiamo che gli studenti abbiano imparato qualcosa? Riempire il calendario è facile. Costruire conoscenze solide richiede tempo, metodo e continuità”, conclude Pugliese.













