Scuola, per i docenti trentini fino a 10 mila euro in meno dei colleghi altoatesini. Bisesti: "Serve un nuovo modello dove chi cresce professionalmente guadagna di più"
Per l'ex assessore il modello da seguire è quello dell'Estonia: "I sistemi che vanno meglio trattano l’insegnamento come una professione con una carriera, non come un posto fisso con uno stipendio uguale per tutti"

TRENTO. “Mentre in Europa gli stipendi degli insegnanti crescevano, da noi scendevano. Non possiamo cambiare da soli la media italiana. Ma possiamo decidere che il Trentino non sia la media”. Così scrive Mirko Bisesti, ex assessore provinciale all’Istruzione, sulla questione della retribuzione degli insegnanti.
La riflessione dell’ex assessore parte dal divario creatosi tra i docenti trentini e altoatesini in seguito agli aumenti ricevuti da questi ultimi. Dopo le proteste che hanno caratterizzato lo scorso anno scolastico, infatti, gli insegnanti dell’Alto Adige hanno ricevuto due aumenti in busta paga, per un totale complessivo di circa 800 euro al mese lordi, retroattivi da gennaio 2026. Un divario che diventa di circa 6 mila euro l'anno a inizio carriera e di 10 mila a metà.
Ma dove si trova, esattamente, la differenza? Il contratto nazionale è uguale in tutta Italia, quello che cambia tra Trento e Bolzano è il contributo della Provincia. In particolare, secondo Bisesti, in Trentino il contributo sarebbe di 210 euro al mese, che rimangono fissi per tutta la durata della carriera. In Alto Adige invece, sempre stando a quanto riporta l’ex assessore, il contributo partirebbe da 900 euro e arriverebbe a toccare i 1.500.
Una differenza sostanziale e che pesa ancora di più visto il progredire dell’inflazione, che intacca sempre di più il potere di acquisto. Lo stipendio, nella ricostruzione proposta da Bisesti, rimane invece invariato o perlomeno insufficiente a compensare gli effetti dell'inflazione.
Mentre Roma prova a colmare il ritardo, per Bisesti il Trentino dovrebbe agire d’anticipo e per lui la strada giusta è il “modello Estonia”, da cui ha preso ispirazione per un nuovo disegno di legge..
“L’Estonia non ha fatto miracoli – scrive –. Ha fatto una scelta. Da anni gli insegnanti hanno livelli professionali definiti, da docente a senior fino a master teacher. E da quest’anno lo stipendio segue quei livelli. Chi cresce, guadagna di più”.
L’idea di Bisesti sarebbe quella di creare un nuovo modello di carriera per gli insegnanti, fatto di step e scatti basati sulla professionalità e sull’acquisizione di competenze, più che sull’anzianità.
Un modello che vorrebbe “premiare la crescita professionale” e che trasformerebbe quella dell’insegnante in “una carriera vera, con regole chiare e uguali per tutti”, superando l’idea di “una cifra fissa uguale per tutti”.
“Quest’anno la nostra Autonomia ha compiuto ottant’anni. L’abbiamo celebrata come una conquista, e lo è. Ma l’autonomia non è un anniversario, è la capacità di fare scelte migliori di quelle che farebbe qualcun altro al posto nostro. Un’autonomia che non riesce a pagare bene chi insegna ai propri figli rinuncia a una parte del proprio futuro. Io non voglio che succeda”, conclude.


















